Si vede che chi ha pensato a questa riforma… non fosse propriamente un addetto ai lavori!!!
Già si è pensato soltanto che così facendo si sarebbero raccolti molti più consensi, ma si sa.. la maggior parte dei cittadini – parlo di quelli seri – vorrebbero una situazione certamente diversa, qualcosa di più concreto e non un introito mensile a modello elemosina…
In questo post non desidero parlare di tutti quei furbetti che sono stati pizzicati dalla Guardia di Finanza nel corso delle normali operazioni di controllo… no, ciò che m’interessa far comprendere a chi ha ha desiderato realizzare questa riforma (tra l’altro meravigliosa sotto l’aspetto umanitario, perché garantisce un minimo sostegno a molte famiglie che l’avevano realmente bisogno… ) e che qualcosa di errato purtroppo è sto commesso…
Proprio in questi giorni mi è capitato indirettamente di assistere a qualcosa di assurdo e cioè ascoltare alcuni colloqui di lavoro che ahimè non si concretizzavano, ma non per colpa dell’impresa (che necessitando di manodopera garantiva quanto previsto nel C.C.N.L.), no… quegli operai a rifiutare l’assunzione regolare, sì… in alcuni casi queste facevano riferimento ad d’assunzioni provvisorie di circa sei mesi/un anno, ma le stesse sono state rifiutate in quanto quei candidati dichiaravano di voler lavorare a nero, per poter integrare le somme percepite in contanti con quel reddito ufficiale…
Da non crederci vero…???
Difatti, appena ho avuto modo d’incontrare quell’imprenditore e chiedendo ad egli maggiori ragguagli su questa inconsueta situazione, mi veniva confermato quanto avevo avuto modo d’ascoltare e cioè la difficoltà a trovare personale disponibile (a causa di quel “reddito” concesso…), sia perché la maggior parte di essi ha preferito trasferirsi con alcune imprese all’estero – dove per l’appunto non esistono controlli da parte di quelle autorità, quantomeno non certo per verificare un eventuale reddito di cittadinanza – eccoli quindi recarsi a Malta, Montenegro, Slovenia, Croazia, Albania, Libia, Svizzera, Germania, ecc…, ma soprattutto perché quelle somme – consegnate in contanti – fanno sì che non si rischi nulla, non si gonfia la propria dichiarazione dei redditi e soprattutto non si viene scoperti!!!
Altri invece preferiscono restare in loco, sopravvivono compiendo quei lavori temporanei anche di pochi giorni, come ad esempio con le manutenzioni edili, l’agricoltura, la pesca, il commercio nei mercati rionali, ecc…
Ma il problema non è l’escamotage che questi debbono di volta in volta trovarsi, no… è l’aver concesso loro quelle somme senza alcun criterio logico, che non favorisce alcuna occupazione e non contrasta il precariato e la ripresa economica!!!
Ed allora, a differenza delle chiacchiere inutili che vado ascoltando nei vari convegni o in quei programmi sterili televisivi, mi permetto di dare un suggerimento concreto di come si sarebbe potuto trasformare quel reddito di cittadinanza provvisorio in qualcosa di utile e di stabile!!!
Ed allora ecco la mia idea… concedere quella somma di circa €. 700,00 a tutte le imprese che assumono dipendenti con un contratto indeterminato a tempo pieno!!!
E quindi… metà di quel salario verrebbe pagato dallo Stato (attraverso il reddito di cittadinanza) e l’altra metà dall’impresa che si ritroverebbe ad avere un dipendente in piena regola, avendo il tempo di valutarlo pienamente e provando a farlo crescere all’interno dell’azienda per ancora tanti anni…
Il dipendente godrebbe di uno stipendio sicuro intorno ai 1.500 euro, che con gli assegni familiari ed eventuali bonus potrebbe anche salire intorno ai €. 2.000,00 – ma soprattutto – quanto appena riportato, non garantirebbe a quel soggetto la tanta ricercata stabilità economica, ma soprattutto darebbe un periodo più sereno per se e per i propri cari…
Lo Stato inoltre, potrebbe pensare d’incentivare quella assunzione e prolungarla nel tempo, premiare ad esempio le imprese che garantiscono altri anni a quel dipendente assunto…
Ad esempio, si potrebbe far pagare a quell’impresa che assume, solo il 70% dei contributi nel primo anno, il 50% nel secondo anno, il 35% nel terzo anno, il 20% il quarto anno ed il quindo anno tutta la parte contributiva sarebbe a carico dello Stato che premierebbe così facendo, quell’impresa che ha saputo onorare l’impegno preso.
Inoltre, se l’impresa dimostra di voler accrescere il numero dei propri dipendenti, si potrebbe ad esempio pensare di diminuire in percentuale la quota di tasse che solitamente un’impresa versa nelle casse dell’erario…
Maggiori saranno di numero le assunzioni e maggiori saranno i vantaggi fiscali che avranno quelle società sui tributi da versare (IVA, IRPEF, addizionale IRPEF, IRI, IRES e IRAP, ecc…) al nostro Stato, lo stesso che – come abbiamo visto in questi anni – si è dimostrato particolarmente opprimente ed oneroso, allontanando così sempre più imprenditori esteri e causando purtroppo la chiusura di molte nostre imprese…Si è finito così con il dissuadere i nostri migliori giovani ad aprire quella propria azienda desiderata non nel loro paese… ma bensì all’estero, evidenziando così quelle proprie capacità imprenditoriali ed abbattendo in maniera legale il proprio carico d’imposte, pagando il “giusto” tributo ad uno Stato, che alla fine dimostrerà essere sicuramente meno restrittivo e certamente più disponibile del nostro…





