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Cosa nostra ricicla in diamanti…

Harare, Zimbabwe, gennaio 2011. 
Antonino Messicati Vitale, boss di Cosa Nostra, atterra in un jet privato. Ha con se un bagaglio che non può passare dalla dogana, un baule stracolmo di dollari americani. 
Viaggia protetto e si fa strada nella calura dell’estate australe fino alle miniere di Marange. Non è certo la prima volta che deve chiudere un affare importante, ma questa volta anche lui dev’essere stato un po’ nervoso: Antonino ha in mano l’affare del secolo, roba da fare concorrenza al fu Cecil Rhodes, affamato cacciatore di diamanti e conquistador di quella terra, una volta chiamata Rhodesia in suo onore. Antonino è atteso, in cambio dei suoi dollari fruscianti lo aspetta un carico da un milione di carati di pietre grezze. Duecento chili di diamanti voleranno via dal paese in segreto, senza controlli di frontiera e con il benestare dell’oligarchia del Paese che avrà in cambio una fetta della torta. Ma il colossale acquisto è solo il primo passo, pochi giorni dopo Antonino è a Pretoria, capitale del Sudafrica, a firmare un accordo che assicurerà un flusso ininterrotto di diamanti zimbabwesi verso l’Europa.
E’ il 19 gennaio 2001 e al tavolo della trattativa siedono Antonino Messicati e altri sei uomini d’affari sudafricani e zimbabwesi. 
Sul tavolo l’accordo per il lancio della “Zimbabwe Diamond Opportunity”: 30mila carati al mese verranno tagliati a Harare e poi commercializzati in Europa grazie a una occulta azienda maltese. 
Un altro milione di carati sarà assicurato in meno di tre anni. A garantire l’approvvigionamento e il taglio dei diamanti è un’associazione di trader locali autorizzati dal governo, chiamata ‘Zimgroup’ nel contratto. 
A mettere il capitale e i canali per l’export è un gruppo di investitori stranieri, l’Ingroup.
L’uno non può fare a meno dell’altro, perché da quando il governo di Mugabe ha dovuto ratificare il Kimberly Process, un accordo internazionale che cerca di prevenire l’ingresso nei circuiti legali dei cosiddetti ‘blood diamonds‘, fare uscire diamanti grezzi dallo Zimbabwe è vietato. 
I diamanti grezzi sono il Santo Graal del riciclaggio: non hanno un prezzo fisso, il loro valore può mutare come per magia in base a come vengono valutati: si devono contrabbandare fuori da un paese? Viaggeranno con una valutazione al minimo. Devono servire da contropartita per un prestito o certificato di credito? Verranno valutati al massimo. E non importa che siano insanguinati, Cosa Nostra non si fa certo scrupoli: trova il compratore giusto e le pietre finiscono fianco a fianco a quelle autorizzate, nelle gioiellerie di tutto il mondo.
Ma anche i diamanti lavorati possono servire al riciclaggio, e Cosa Nostra lo sa. Quando si hanno milioni guadagnati dal traffico di droga che non si possono dichiarare al fisco, non c’ è nulla di meglio dell’acquisto di diamanti. E cosi, si da il via alle danze con la ‘Ingroup’, guidata da un volto incensurato: Salvatore Ferrante, cittadino sudafricano di seconda generazione, pronto a fare l’uomo in doppiopetto del cugino Messicati Vitale.
Ad aprire le porte dell’Africa ci pensò Vito Roberto Palazzolo, il più abile banchiere che Cosa Nostra abbia mai avuto. 
Entrato in Sudafrica da latitante nel 1986, costruisce un vero proprio impero, tra miniere di diamanti in Angola, laboratori di taglio dei preziosi in Namibia e affari miliardari che assicura a governi africani corrotti, imprenditoria internazionale e, ovviamente, alla mafia. 
Ma oggi che Palazzolo è incarcerato al 41bis dopo essere stato scovato in Thailandia nel 2012, Cosa Nostra ha dovuto cercare nuovi canali per investire nel continente nero.
Salvatore Ferrante ha un legame a doppio filo con la sua terra d’origine, la Sicilia. A Palermo, tra i decadenti edifici del centro e le meravigliose statue barocche sporcate dal traffico, c’è un dentista che a molti boss di mafia ha guardato in bocca. Negli ultimi anni ai clienti non ha proposto denti d’oro, ma traffici di diamanti. È lo zio di Salvatore, e pur non sapendo indicare Harare sul mappamondo, ha ben chiaro il suo ruolo cardine: deve trovare gli investitori, metterli in contatto con Salvatore che poi penserà al resto. Ma alla Cupola serve una garanzia in più, perchè certe decisioni le può prendere solo un uomo d’onore, e cosi viene scelto Antonino per il viaggio nel continente nero.
Messicati Vitale è giovane e pieno di risorse. Condannato per mafia nel 2000, sconta la pena, torna sul trono, scappa a Bali, rientra in Italia scortato dai carabinieri, rimane a piede libero un anno e viene fermato definitivamente a ottobre 2014 mentre, con una maschera in silicone, si preparava ad un ritorno in Africa. Boss indiscusso di Villabate, Antonino ha imparato a sparare quando militava nel gruppo di fuoco di Bernardo Provenzano. 
Da “Zio Binnu” però ha imparato anche l’arte degli affari, che vengono “prima delle pallottole”, come comanda anche l’attuale capo dei capi Matteo Messina Denaro. Non è dato sapere se sia stato Messicati Vitale il primo a cogliere un’opportunità nascosta nel suo albero genealogico, o se siano stati gli incensurati parenti sudafricani a cercarlo per primi, poco importa: il sangue non è acqua, e per la mafia è il legame più forte, indelebile e resistente a migliaia di chilometri di distanza.
La famiglia Ferrante in Sudafrica c’è arrivata alla fine degli anni ‘50, quando Salvatore Ferrante senior, padre del nostro trader di diamanti e fratello della nonna di Messicati Vitale, lascia la terra natia per finire a lavorare nelle miniere d’oro di Springs, nel Gauteng orientale, non lontano da Johannesburg. Con la sua sposa sudafricana, Wilhelmina Marais, Salvatore mette su una grande famiglia di sei figli, nell’ordine Salvatore junior, Giuseppina, Alberto, Anna Maria, Carmelo e Bianca. Ai Ferrante piace ostentare: sui loro social network pubblicano foto di bella vita in famiglia: ville in campagna, macchine di lusso, cavalli da corsa, nidiate di pitbull e addirittura un tigrotto, a passeggio sul bordo piscina.
Per i Carabinieri di Palermo questa famiglia diventa interessante a fine 2010, quando Messicati Vitale li va a trovare per la prima volta. Non sono mai stati indagati per mafia, ma i Carabinieri vogliono vederci chiaro. Cercando di capire lo scopo del viaggio di Antonino, gli inquirenti scoprono il sito web dell’azienda diamantifera dei Ferrante. Ed ecco la sorpresa: tra i documenti caricati del sito spunta il volto del capomafia di Villabate. Immortalato tra i partner della “Zimbabwe Diamond Opportunity”.
C’è un altro volto importante ritratto nelle foto della trattativa, ed è quello dell’uomo senza il quale i Ferrante, e Antonino, non sarebbero mai entrati nel business nei diamanti: Louis Petrus Liebenberg. E’ in base alle sue testimonianze, messe agli atti di un procedimento intentato in Sudafrica, che Irpi è stata in grado di ricostruire la storia degli investimenti del boss Messicati Vitali nel continente. Liebenberg è un grosso dealer del settore, originario di Port Nolloth, una cittadina di mare a pochi chilometri dall’Orange River che segna il confine con la Namibia, dove si estraggono dal fondale marino i migliori diamanti al mondo. È qui che Liebenberg era riuscito ad ottenere la ‘Concession 10‘, dove “sul fondo ci sono almeno due milioni di carati di diamanti della massima qualità gemmologica. L’Orange River ha trasportato le pietre per 240 chilometri fino al mare, lavandone ogni impurità.” E siccome la Concession 10 è uno dei rari depositi marini fuori dal controllo statale, l’imprenditore la quota alla Borsa di Londra tramite la sua “Wealth4u Mining and Exploration LTD”, l’azienda titolare della concessione.
È il 2008, Liebenberg sta vivendo un costoso e complicato divorzio, ma incontra Pina Ferrante, la figlia maggiore di Salvatore senior, e se ne innamora perdutamente. Quello che però non poteva sapere è che stava andando a finire nella tela del ragno. 
Gli Afrikaans come lui non sono abituati al calore della famiglia mediterranea, e quello dei Ferrante lo sorprende del tutto: “Eravamo sempre a pranzo e cena tutti assieme, mi sentivo di famiglia”. Amato e viziato, Liebenberg non si sente minacciato quando Pina gli propone una soluzione per difendersi dalle pretese della moglie: usare lei e la sua famiglia come prestanome per tutti i suoi beni. La proposta finisce per convincerlo. Le parti scrivono un accordo che Liebenberg metterà in cassaforte, sicuro che basti a proteggere il suo tesoro perché, racconta con rammarico a IRPI, “avrei dato la vita per Pina, mi fidavo ciecamente”.
Anche Wealth4u, il fiore all’occhiello di Liebenberg, deve passare a Pina per non essere toccata dalla causa di divorzio: viene così liquidata e il suo capitale, inclusa la concessione 10, trasferito alla African Dune della donna, l’azienda scovata dai Carabinieri di Palermo mentre indagavano su Messicati. Il futuro sembra roseo su tutti i fronti e i Ferrante sono pronti ad espandersi verso nuovi orizzonti.
Ma le miniere richiedono tempo ed investimenti, e i Ferrante vogliono comprare diamanti subito, da più Paesi possibili. Liebenberg deve aiutarli e aprire il suo prezioso libro dei contatti alla famiglia italiana. Il primo passo si fa in Repubblica Democratica del Congo: qua il sudafricano già commerciava con esponenti governativi trattando i diamanti del Kasai Occidentale e Orientale, entrambi famosi per le gemme che se ne estraggono.
Poi c’è la volta dell’Angola. Questa volta sarebbero i Ferrante ad avere un asso nella manica, a quanto racconta Liebenberg la famiglia vanta un’amicizia storica con Franco D’Arrigo, figlio di un emigrante italiano che ha lavorato nelle miniere d’oro assieme a Salvatore padre negli anni ‘60. I D’Arrigo hanno fatto più fortuna dei Ferrante e oggi possiedono la Elco Steel, una delle più importanti industrie siderurgiche del Sudafrica, che opera anche in Angola, dove D’Arrigo conoscerebbe bene Isabel Dos Santos, la figlia del presidente, amica intima anche di Vito Roberto Palazzolo (ma lei lo nega), il banchiere di Cosa Nostra, che – racconta Liebenberg – sarebbe amico storico anche dell’imprenditore Franco D’Arrigo.
Ma le amicizie altolocate non bastano, serve qualcuno che possa parlare di diamanti con competenza tecnica.
Ecco entrare allora in scena Marius de Kock, socio di Liebenberg e rampollo di una famiglia prestigiosa che ha avuto ben due governatori della South African Reserve Bank. De Kock ha fatto carriera nel settore dei diamanti, ed è ‘sight-holder’ per la De Beers: è cioè autorizzato a comprare e vendere pietre grezze per la più importante azienda di diamanti del mondo. È D’Arrigo che avrebbe fornito contatti presidenziali in Angola, ma è Marius de Kock che sarebbe andato di persona a cercare i diamanti giusti per la famiglia italiana. Purtroppo a questa storia mancano tasselli fondamentali, perché né Marius De Kock né Franco D’Arrigo hanno risposto alla richiesta di commento dei giornalisti di Irpi.
Ma il paese dove i Ferrante hanno fatto davvero fortuna è lo Zimbabwe. Anche qui Liebenberg ha amicizie altolocate, come il prefetto delle miniere di Marange che garantirà i permessi per dar vita alla “Zimbabwe Diamond Opportunity”. Marius de Kock è presente anche in questo affare: accompagna gli investitori nel paese e si assicura che i diamanti siano di qualità.
I diamanti della “Zimbabwe Diamond Opportunity” vengono dai depositi di Marange, i più grandi e importanti del Paese. Concessi al colosso De Beers fino al 2006, vengono poi occupati da migliaia di civili, minatori fai da te in cerca di qualche gemma, di un colpo di fortuna che li liberi dalla miseria. Ma nell’ottobre del 2008 il presidente Mugabe e il suo partito Zanu decidono che è ora di fare fruttare la miniera. Si da il via all’operazione“Hakudzokwi”, ovvero “Senza ritorno”. Centinaia di militari entrano nell’area e a colpi di kalashnikov massacrano migliaia di civili. Vengono trucidate intere famiglie, donne, bambini. L’operazione, una delle pagine più oscure della storia d’Africa, dura meno di una settimana ma svuota la miniera da tutti i civili. Da allora i diamanti dei campi di Marange sono considerati ‘blood diamonds’ e interdetti dal commercio internazionale dal Kimberly Process.
Quale occasione migliore per un compratore come Antonino Messicati Vitale? Marange è perfetta per riempire il baule del boss di Villabate. Liebenberg lo ha scoperto per caso. “Quando Antonino è venuto in Sudafrica è stato a casa mia e di Pina un mese”, racconta ad Irpi. “Mi è stato presentato solo come il ‘cugino Tony‘, ricco e siciliano. Dopo un viaggio in Zimbabwe, in cui non sono stato invitato, Antonino è tornato con un milione di carati di diamanti, comprati in contanti.”
Il prezzo dei diamanti di Marange può variare moltissimo. Il minimo è 70 dollari a carato, ma può arrivare anche a 450 “se il compratore lo richiede” spiega ai giornalisti di Ancir una fonte interna al parlamento zimbabwese, “e se si vanno a comprare pezzi di alta qualità direttamente da chi gestisce le miniere”. Una transazione da capogiro: una cifra fra i 70 e i 450 milioni di dollari in contanti. Sembra impossibile, ma ci assicurano che non sarebbe la prima volta che accade in Zimbabwe. La stessa fonte parlamentare ci spiega che “gli intermediari arrivano in aereo, comprano, e volano via senza controlli. L’esercito c’è dentro fino al collo”.
Dove siano ora le pietre del baule è difficile immaginarlo, ma le possiamo immaginare nella cassaforte di qualche fiduciaria ai Caraibi o al dito di qualche ricca signora europea, che inconsapevole sfoggia una gemma pura solo in superficie: dietro c’è il denaro di Cosa Nostra e il sangue dei civili trucidati a Marange.
Le aziende che oggi lavorano nelle miniere maledette, sotto l’occhio vigile dei militari di Mugabe, parlano tutte cinese. Si tratta di una spregiudicata joint-venture fra governo e Repubblica Popolare Cinese, che – oltre ad appoggiare la violenta campagna elettorale 2013 ha scavato all’impazzata arrivando quasi all’esaurimento delle vene minerarie e contribuendo fortemente al picco della produzione raggiunto nel 2012 con circa tre miliardi e mezzo di dollari in diamanti grezzi.
Liebenberg non sa dire se tutt’oggi i Ferrante si riforniscano da Marange, ma sostiene che lo abbiano fatto almeno per tutto il 2011. I suoi rapporti con i Ferrante si interrompono bruscamente all’inizio dell’anno 2012, quando la Concessione 10 finisce sotto sequestro giudiziario a causa di un incidente mortale nel cantiere. Liebenberg fa il diavolo a quattro per ottenere la restituzione del “suo tesoro” ma non trova supporto nei Ferrante. Per la prima volta l’uomo cade dalle nuvole e si rende conto che alla famiglia la Concession 10 non interessa; devono comprare e rivendere partite di diamanti, in un flusso rapido che possa soddisfare gli appetiti del cugino boss. Per Antonino, e per Cosa Nostra, lo scopo non è ‘produrre’ ricchezza nel lungo termine, ma concentrarne molta e subito in poco spazio.
Con prospettive così diverse diventa ovvio che il romanzo d’amore tra Liebenberg e Pina Ferrante sia arrivato al capitolo finale. Ma Pina, come il paziente ragno che tesse la tela, ha un’ultima missione da portare a termine. Liebenberg racconta di essere stato convinto a passare ancora una notte insieme, ma di aver trovato la mattina dopo la polizia alla porta, pronta ad ammanettarlo per stupro. Liebenberg viene sbattuto in galera 11 lunghi giorni ma poi assolto per mancanza di prove. Nessuno gli ripagherà lo smacco, ma soprattutto nessuno gli ridarà i diamanti e il contratto che tutelava i suoi beni e che Pina nel frattempo aveva prelevato dalla cassaforte del loro appartamento.
L’imprenditore Afrikaan a quel punto si trova in mutande e capisce la vera portata della truffa. Trascina Pina in tribunale per riprendersi beni e miniere ma mentre la battaglia legale è ancora tutta da combattere, Liebenberg racconta di ricevere, “ancora minacce di morte anonime al telefono”. Dal canto suo Pina non sembra vacillare, e tanto meno vacilla la famiglia Ferrante che, si narra nei luoghi che contano di Johannesburg, sta “volando” con gli affari. I Ferrante non sembrano nemmeno preoccuparsi di quella parentela e di quegli affari che li legano a Cosa Nostra. Pina e Salvatore Ferrante si sono rifiutati di commentare sul perché, senza batter ciglio, abbiano avviato il business dei diamanti con il cugino boss.

Cosa Nostra, oggi sotto la sapiente guida di Matteo Messina Denaro, ha saputo mimetizzarsi nel capitalismo internazionale senza perdere le radici culturali e criminali che la rendono indistruttibile. 
I suoi soldi sono liquidi, presenti, esentasse e sempre disponibili. In un flusso sempre crescente penetrano rapidi i circuiti legali anche grazie a una vasta area grigia che presta i suoi servigi alla “Mafia Spa”.
Liebenberg dal canto suo assicura di avere scoperto “dalla stampa” solo dopo la fine della love story la vera identità di Antonino. 
Difficile esserne certi, ma non è la prima volta che l’imprenditore tenta di uscire allo scoperto. Su un articolo pubblicato da Informare x Resistere nel 2012 aveva commentato chiedendo di “parlare con il giornale”. 
Nessuno però lo ha mai cercato e quando Irpi lo ha contattato a gennaio 2014 non vedeva l’ora di raccontare come “inspiegabili flussi di denaro entrassero nelle casse dei Ferrante dalla fine del 2011, poco prima della mia uscita di scena”.

E’ ancora la mafia “catanese” a comandare in provincia di Messina!!!

Già… secondo l’ultima relazione della Direzione Investigativa Antimafia, inviata al Parlamento, è la presenza della mafia catanese a condizionare molti settori dell’economia in provincia di Messina!!!
E’ stata evidenziata la sussistenza di legami tra la criminalità organizzata locale e quella catanese i cui esiti – dalle attività giudiziarie – hanno rivelato la presenza di propri affiliati catanesi nella città peloritana…
Lo dimostrano altresì i sequestri di beni e patrimoni riconducibili a personaggi “affiliati” presenti in molti settori economici di quel territorio… in particolare l’influenza più consistente è quella della fascia jonica sud, al confine con la provincia di Catania, quella zona che va da S. Alessio a Giardini Naxos…. 
È in questa zona che si estendono gli interessi di quell’associazione, secondo la Dia infatti questi consorterie continuano ad esercitare la propria influenza, spingendosi anche nell’entroterra come la valle dell’Alcantara o i comuni limitrofi di Gaggi, Francavilla, Malvagna e Castiglione, ecc…

Nel semestre in esame la Dia ha segnala inoltre alcuni elementi di novità, con riferimento all’estensione criminale in particolare in quelle rinomate località turistiche, ossia Taormina e Giardini Naxos, come si è visto nell’operazione “Isola bella” grazie alla Procura della Repubblica di Catania, che ha permesso di ricostruire quanto perpetrato in quell’area… 
Viene spontaneo chiedersi, come mai si sia attivata la Procura Etnea e non quella di Messina che di fatto era per competenza l’unica diretta responsabile in quanto l’area in questione ricade proprio nella sua giurisdizione e quindi era essa a dover quantomeno verificare ciò che stava da anni accadendo in quei luoghi che ricordo, rappresentano uno dei posti più frequentato dai turisti giunti in Sicilia da tutto i mondo…
Ma… 
L’operazione a giugno 2019 portò la Guardia di Finanza a eseguire un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 31 persone, responsabili, a vario titolo di tutta una serie di reati che non sto qui a riportare, a cui è seguito un sequestro preventivo del valore complessivo di oltre un milione di euro…
E’ finito il tempo delle rivalità tra le due città, in particolare quelle sul campo tra le due squadre di calcio…  già si è concluso tutto, non esiste più alcuna competizione economica o commerciale ed ancor meno inimicizia, d’altronde il detto non dice: insieme si cresce e vince!!!
D’altronde essi stessi hanno pensato che l’unione abbia giovato in questi anni ad entrambi le parti, rappresentazione perfetta di quel loro principio: Ama i tuoi nemici perché essi tirano fuori il meglio di te!!!

E' ancora la mafia "catanese" a comandare in provincia di Messina!!!

Già… secondo l’ultima relazione della Direzione Investigativa Antimafia, inviata al Parlamento, è la presenza della mafia catanese a condizionare molti settori dell’economia in provincia di Messina!!!
E’ stata evidenziata la sussistenza di legami tra la criminalità organizzata locale e quella catanese i cui esiti – dalle attività giudiziarie – hanno rivelato la presenza di propri affiliati catanesi nella città peloritana…
Lo dimostrano altresì i sequestri di beni e patrimoni riconducibili a personaggi “affiliati” presenti in molti settori economici di quel territorio… in particolare l’influenza più consistente è quella della fascia jonica sud, al confine con la provincia di Catania, quella zona che va da S. Alessio a Giardini Naxos…. 
È in questa zona che si estendono gli interessi di quell’associazione, secondo la Dia infatti queste consorterie continuano ad esercitare la propria influenza, spingendosi anche nell’entroterra come la valle dell’Alcantara o i comuni limitrofi di Gaggi, Francavilla, Malvagna e Castiglione, ecc…

Nel semestre in esame la Dia ha segnalato inoltre alcuni elementi di novità, con riferimento all’estensione criminale in particolare in quelle rinomate località turistiche, ossia Taormina e Giardini Naxos, come si è visto infatti nell’operazione “Isola bella” grazie alla Procura della Repubblica di Catania, che ha permesso di ricostruire quanto perpetrato in quela “Perla del Mediterraneo”!!!
Viene spontaneo chiedersi, com’è possibile che ad attivarsi sia attivata la Procura Etnea e non quella di Messina che di fatto, era per competenza, l’unica diretta responsabile di quell’area in quanto ricade proprio nella sua giurisdizione e quindi era essa a dover quantomeno verificare ciò che stava accadendo da anni in quei luoghi che ricordo rappresentano uno dei posti più frequentato dai turisti giunti in Sicilia da tutto i mondo…
Ma… 
L’operazione a giugno 2019 portò la Guardia di Finanza a eseguire un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 31 persone, responsabili a vario titolo di tutta una serie di reati che non sto qui a riportare, a cui è seguito un sequestro preventivo del valore complessivo di oltre un milione di euro…
Cosa aggiungere… sicuramente è finito il tempo delle rivalità tra le due città, in particolare quella sul campo tra le due squadre di calcio…  
Già si è concluso tutto, non esiste più alcuna competizione economica o commerciale e ancor meno inimicizia, d’altronde il detto non dice: insieme si cresce e vince!!!
ED essi stessi infatti hanno pensato che l’unione abbia giovato in questi anni ad entrambi le parti, spartendosi quel mercato e la sua economia, rappresentazione perfetta di quel loro nuovo principio di espansione: Ama i tuoi nemici perché essi tirano fuori il meglio di te!!!

L’attività giudiziaria da sola non può bastare…

Già, un mondo a parte quello dell’attività giudiziaria…
Se dovessi rappresentare con una scena quel particolare ambiente lo vedrei con l’immagine di un film, sì… quello dei “corvi” girato da Alfred Hitchcock, sarebbe ottimo per descrivere quanto accaduto in questo ultimo ventennio…
Sì, va detto per correttezza che molto è cambiato all’interno di quel “palazzo” – in particolare in questi ultimi anni – d’altronde basti contare il numero d’inchieste giudiziarie salite in modo esponenziale e con processi giunti ormai nell’ordine della quotidianità e con l’arresto costante di soggetti e professionisti insospettabili, già, tutta una serie di personaggi che in qualità di prestanome o di colletti bianchi, si son prestati ad agevolare o a compiere tutta una serie di reati… 
D’altro canto basti osservare i continui sequestri/confische compiute dalle forze dell’ordine, un numero certamente consistente – solo in Sicilia si parla di migliaia di unità – proprietà immobiliari tolte dalle mani di malfattori o di mafiosi, ottenute (o anche solo gestite) in maniera illegale, di cui alcune di esse rimesse nel circuito della legalità…

Una attività quest’ultima asservita all’accumulo di ricchezze, tale da poter essere riutilizzate per esercitare sovente un controllo sul territorio e sui cittadini…

Ma non bisogna soltanto ricordare questa categoria di criminali, perché c’è stato anche chi negli anni scorsi, pur appartenendo alle istituzioni, ha fatto emergere casi di mala gestione per fini “personali” che hanno evidenziato in quel lor ruolo poco attenzione per i beni sequestrati e confiscati a loro affidati…
Basti ricordare tutta una serie di amministratori giudiziari truffaldini e soprattutto un caso portato alla cronaca (l’inchiesta “Saguto”) che ha creato nell’ambiente forte scetticismo sulla gestione di quei beni tolti ai mafiosi.
Perché alla fine serve a poco il lavoro svolto dall’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati, se poi alla fine non si riesce a monitorare o ancor di più a gestire quei beni, se di fatto restano nella disponibilità di coloro a cui erano stati tolti o ancor peggio, non vengono riutilizzati per fini sociali…
Ma d’altronde di una cosa ormai sono convinto: la corruzione nella nostra terra è perpetrata a tutti i livelli e riguarda anche quelle persone che di fatto dovrebbero controllare e non lo fanno, anzi solitamente fanno in modo di non restar coinvolti…
Continuano quella loro opera senza mai entrare nello specifico, restano ai margini di quel loro controllo, percependo quel proprio stipendio senza alcun merito e difatti, quando improvvisamente sono chiamati in causa, dimostrano quella propria inadeguatezza professionale, a cui va sommata una fragilità personale accompagnata solitamente d’atteggiamenti di codardia!!!
Ed è proprio grazie a quel loro comportamento che la mafia ha potuto controllare questo nostro territorio!!!
Sono essi difatti ad aver contribuito ad alimentare quel potere illegale, favorendone la corruzione anche in quelle pubbliche amministrazioni, dove grazie ad impiegati infedeli si sono potuti eludere tutti quei controllo che hanno dato il via a questo sistema totalmente corrotto ed illegale!!!

L'attività giudiziaria da sola non può bastare…

Già, un mondo a parte quello dell’attività giudiziaria…
Se dovessi rappresentare con una scena quel particolare ambiente lo vedrei con l’immagine di un film, sì… quello dei “corvi” girato da Alfred Hitchcock, sarebbe ottimo per descrivere quanto accaduto in questo ultimo ventennio…
Sì, va detto per correttezza che molto è cambiato all’interno di quel “palazzo” – in particolare in questi ultimi anni – d’altronde basti contare il numero d’inchieste giudiziarie salite in modo esponenziale, i processi giunti nell’ordine della quotidianità e gli arresti costanti di soggetti e professionisti insospettabili…
Già, tutta una serie di personaggi che in qualità di prestanome e/o colletti bianchi, si son prestati ad agevolare e a compiere tutta una serie di reati… 
D’altro canto basti osservare i continui sequestri/confische compiute dalle forze dell’ordine, un numero certamente elevato – solo in Sicilia si parla di migliaia di unità – proprietà immobiliari tolte dalle mani di malfattori o mafiosi, ottenute (o anche solo gestite) in maniera illegale, di cui parecchie rimesse nuovamente nel circuito della legalità o questo era il presupposto…

Una attività quella di accumulare ricchezze, affinché si possano riutilizzate per esercitare sovente un controllo sul territorio e sui suoi cittadini…

Ma non bisogna soltanto ricordare questa categoria di criminali, perché c’è stato anche chi negli anni scorsi – se pur appartenendo alle istituzioni – ha fatto emergere casi di mala gestio per fini “personali“, evidenziando in quel loro ruolo poco attenzione per i beni sequestrati e confiscati a loro affidati…
Basti ricordare ad esempio tutta una serie di amministratori giudiziari truffaldini e soprattutto un caso portato alla cronaca (l’inchiesta “Saguto”) che ha creato nell’ambiente forte scetticismo sulla gestione di quei beni tolti ai mafiosi…
Perché alla fine serve a poco il lavoro svolto dall’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati, se poi non si riesce a monitorare o ancor di più a gestire quei beni, che di fatto restano nella disponibilità di coloro a cui erano stati tolti o ancor peggio non vengono efficacemente riutilizzati per fini sociali…
Ma d’altronde di una cosa sono ormai certo: la corruzione nella nostra terra è perpetrata a tutti i livelli e riguarda anche quelle persone che di fatto dovrebbero controllare e non lo fanno, anzi solitamente fanno in modo tale di non restar coinvolti…
Continuano quella loro opera senza mai entrare nello specifico, restano ai margini di quel loro controllo, percependo lo stipendio senza alcun merito e difatti quando improvvisamente sono chiamati in causa, dimostrano quella propria inadeguatezza professionale, a cui va sommata ahimè una fragilità personale, accompagnata da atteggiamenti di codardia!!!
Ed è proprio grazie a quel loro comportamento che la mafia ha potuto controllare questo nostro territorio!!!
Sono essi difatti ad aver contribuito ad alimentare quel potere illegale, favorendone la corruzione anche in quelle pubbliche amministrazioni, dove grazie ad impiegati infedeli si sono potuti eludere tutti quei controlli che hanno dato il via a questo sistema totalmente corrotto ed illegale!!!

Caltanissetta: processo sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio.

Ecco cosa è stato riportato dal procuratore aggiunto di Catania, nella qualità di teste, nel processo in corso a Caltanissetta sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio che portò alla morte del giudice Borsellino e dei cinque agenti della sua scorta. 
Secondo quanto è emerso, sembra che a tenere i contatti con Bruno Contrada (ex numero due del Sisde, successivamente condannato per concorso esterno in associazione mafiosa) vi fosse in quegli anni Gianni Tinebra (Procuratore della Repubblica di Caltanissetta e titolare delle inchieste per la strage di Capaci e per quella di via d’Amelio)
E difatti, sin dal primo avvio delle indagini ed ancor prima che i collaboratori di giustizia iniziassero a riferire sulle dinamiche e sulle motivazioni che avessero spinto a quel attentato (di cui l’allora boss di cosa nostra – Toto Riina – ha sempre respinto ogni diretta partecipazione…), si era sin da subito intuito che era nell’ambito della attività giudiziaria svolta dal giudice Falcone che andava ricercato il movente di quell’azione criminale!!! 
Infatti dagli elementi acquisiti risultava in modo inequivocabile che qualcosa all’interno di quegli organi inquirenti non aveva funzionato a dovere, se pur tra quegli uomini erano in molti ad aver impegnato tutta la propria vita in quell’azione di contrasto alla mafia…
Non va dimenticato che proprio in quegli anni, cosa nostra avesse elevato la propria strategia criminale, finalizzandola con la sistematica eliminazione di quanti in prima persona si erano impegnati a contrastarla… 
Ma nello stesso tempo bisogna ricordare la palese ed oltraggiosa opera di delegittimazione compiuta nei confronti di alcuni magistrati tra cui proprio il giudice Falcone – operata attraverso l’invio di lettere dal “corvo” – per seguire con quelli in ambito “istituzionale”, come quella sua rigettata candidatura per le elezioni del CSM, ed anche quella in occasione della copertura del posto di Consigliere Istruttore dopo il pensionamento di Antonino Caponetto e per finire la mancata designazione dell’Alto commissario per il coordinamento della lotta contro la delinquenza mafiosa!!!
Era ovvio che in ciascuna di quelle azioni di arresto non vi fossero soltanto attacchi animati da semplici e meschini sentimenti di invidia, ma vi era un intrecciato gioco di potere che aveva quale fine, quello di contribuire a delegittimare il lavoro del giudice per continuare a favorire le azioni delittuose compiute da cosa nostra…
Abbiamo da sempre visto come nel corso della storia della mafia essa – prima di realizzare un omicidio eccellente – provi ad isolare la vittima designata, in particolare ne scredita la sua immagine pubblica, nell’intento di limitare così al massimo le possibili reazioni delle istituzioni e soprattutto della società civile…
Ecco perché è più semplice credere ad un attentato compiuto dai servizi segreti “deviati“, che provare a far passare come mafioso quell’attentato di Via d’Amelio, compiuto sicuramente per colpire quanto il giudice sapeva e conservava in quella famosa “agenda rossa”!!! 
Egli a differenza di quanto ci hanno sempre voluto raccontare, si trovava già sotto mira di una parte dello Stato, quello che non voleva che si sapesse cosa stesse accadendo e quali intrecci politico/istituzionali/mafiosi erano in atto, gli stessi che poi successivamente, si diedero da fare attraverso quei depistaggi…
Ho letto che fu il procuratore Gianni Tinebra a chiedere aiuto ai Servizi segreti, in particolare ad uno dei suoi uomini più importanti, già l’allora numero due del “Sisde”, Bruno Contrada…
Un incontro irrituale, considerato che i servizi segreti non si occupano di fare indagini, eppure tramite l’allora capo della polizia Vincenzo  Parisi, si giunse a quell’incontro, per dare risposta alle richieste di “aiuto” da parte della Procura…
Una circostanza ambigua visto che lo stesso Procuratore aveva già con se a Palermo l’unico ad avere una ampia competenza e conoscenza nella lotta alla mafia, che era per l’appunto… il capo della mobile!!!
Una vicenda certamente oscura che presentò anche alla fine e dopo tanti anni alcuni buchi neri… come ad esempio l’esposto querela presentato in aula dallo stesso Bruno Contrada – circa 80 pagine con un centinaio di allegati – dove facendo nomi e cognomi egli accusava pentiti mafiosi,ufficiali dei carabinieri, funzionari di polizia e via discorrendo, ma soprattutto dove attraverso quelle carte si evidenziava in maniera  inconfutabile, di come vi fosse stato un tentativo di depistaggio nelle indagini, ma  stranamente, tutto venne archiviato…
Di una cosa comunque possiamo esser certi: quanto accaduto allora, rappresenta una delle tante pagine buie della storia di questa nostra fragile Repubblica Italiana!!!

Caltanissetta: processo sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D'Amelio.

Ecco cosa è stato riportato dal procuratore aggiunto di Catania, nella qualità di teste, nel processo in corso a Caltanissetta sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio che portò alla morte del giudice Borsellino e dei cinque agenti della sua scorta. 
Secondo quanto è emerso, sembra che a tenere i contatti con Bruno Contrada (ex numero due del Sisde, successivamente condannato per concorso esterno in associazione mafiosa) vi fosse in quegli anni Gianni Tinebra (Procuratore della Repubblica di Caltanissetta e titolare delle inchieste per la strage di Capaci e per quella di via d’Amelio)
E difatti, sin dal primo avvio delle indagini ed ancor prima che i collaboratori di giustizia iniziassero a riferire sulle dinamiche e sulle motivazioni che avessero spinto a quel attentato (di cui l’allora boss di cosa nostra – Toto Riina – ha sempre respinto ogni diretta partecipazione…), si era sin da subito intuito che era nell’ambito della attività giudiziaria svolta dal giudice Falcone che andava ricercato il movente di quell’azione criminale!!! 
Infatti dagli elementi acquisiti risultava in modo inequivocabile che qualcosa all’interno di quegli organi inquirenti non aveva funzionato a dovere, se pur tra quegli uomini erano in molti ad aver impegnato tutta la propria vita in quell’azione di contrasto alla mafia…
Non va dimenticato che proprio in quegli anni, cosa nostra avesse elevato la propria strategia criminale, finalizzandola con la sistematica eliminazione di quanti in prima persona si erano impegnati a contrastarla… 
Ma nello stesso tempo bisogna ricordare la palese ed oltraggiosa opera di delegittimazione compiuta nei confronti di alcuni magistrati tra cui proprio il giudice Falcone – operata attraverso l’invio di lettere dal “corvo” – per seguire con quelli in ambito “istituzionale”, come quella sua rigettata candidatura per le elezioni del CSM, ed anche quella in occasione della copertura del posto di Consigliere Istruttore dopo il pensionamento di Antonino Caponetto e per finire la mancata designazione dell’Alto commissario per il coordinamento della lotta contro la delinquenza mafiosa!!!
Era ovvio che in ciascuna di quelle azioni di arresto non vi fossero soltanto attacchi animati da semplici e meschini sentimenti di invidia, ma vi era un intrecciato gioco di potere che aveva quale fine, quello di contribuire a delegittimare il lavoro del giudice per continuare a favorire le azioni delittuose compiute da cosa nostra…
Abbiamo da sempre visto come nel corso della storia della mafia essa – prima di realizzare un omicidio eccellente – provi ad isolare la vittima designata, in particolare ne scredita la sua immagine pubblica, nell’intento di limitare così al massimo le possibili reazioni delle istituzioni e soprattutto della società civile…
Ecco perché è più semplice credere ad un attentato compiuto dai servizi segreti “deviati“, che provare a far passare come mafioso quell’attentato di Via d’Amelio, compiuto sicuramente per colpire quanto il giudice sapeva e conservava in quella famosa “agenda rossa”!!! 
Egli a differenza di quanto ci hanno sempre voluto raccontare, si trovava già sotto mira di una parte dello Stato, quello che non voleva che si sapesse cosa stesse accadendo e quali intrecci politico/istituzionali/mafiosi erano in atto, gli stessi che poi successivamente, si diedero da fare attraverso quei depistaggi…
Ho letto che fu il procuratore Gianni Tinebra a chiedere aiuto ai Servizi segreti, in particolare ad uno dei suoi uomini più importanti, già l’allora numero due del “Sisde”, Bruno Contrada…
Un incontro irrituale, considerato che i servizi segreti non si occupano di fare indagini, eppure tramite l’allora capo della polizia Vincenzo  Parisi, si giunse a quell’incontro, per dare risposta alle richieste di “aiuto” da parte della Procura…
Una circostanza ambigua visto che lo stesso Procuratore aveva già con se a Palermo l’unico ad avere una ampia competenza e conoscenza nella lotta alla mafia, che era per l’appunto… il capo della mobile!!!
Una vicenda certamente oscura che presentò anche alla fine e dopo tanti anni alcuni buchi neri… come ad esempio l’esposto querela presentato in aula dallo stesso Bruno Contrada – circa 80 pagine con un centinaio di allegati – dove facendo nomi e cognomi egli accusava pentiti mafiosi,ufficiali dei carabinieri, funzionari di polizia e via discorrendo, ma soprattutto dove attraverso quelle carte si evidenziava in maniera  inconfutabile, di come vi fosse stato un tentativo di depistaggio nelle indagini, ma  stranamente, tutto venne archiviato…
Di una cosa comunque possiamo esser certi: quanto accaduto allora, rappresenta una delle tante pagine buie della storia di questa nostra fragile Repubblica Italiana!!!

“Coronavirus”: l’infezione ha già colpito l’estremo oriente ed ora si dirige verso l’Europa!!!

E sì… perchè a differenza di quanto solitamente ci viene comunicato in questi casi, il numero di persone contagiate dal misterioso virus che provoca i sintomi di una polmonite, potrebbe essere molto più alto delle stime iniziali…
E quindi, dopo i contagi di Cina, Vietnam, Korea, Giappone, il virus è ora giunto in Australia… 
L’aumento dei casi in questi giorni è più che triplicato e ci si chiede se la diffusione del patogeno (della famiglia di SARS e MERS) possa essere più estesa di quanto finora riportato…
Certo il governo centrale cinese continua a ripetere che la situazione è sotto controllo e che l’epidemia è ancora evitabile, ma una cosa è certa, l’origine del virus e soprattutto le sue modalità di trasmissione restano ancora da scoprire… 
Nel frattempo però alcune persone ammalatesi in questi giorni sono morte… a causa di questo focolaio di polmonite che provoca una funzionalità renale anormale con grave compromissione di più organi, infiammazione del muscolo cardiaco…
Soltanto da poche ore la Commissione sanitaria municipale ha comunicato la possibilità di una trasmissione da persona a persona… 
Inoltre se si considera che la maggior parte dei pazienti colpiti dal “coronavirus” lavorava o visitava un particolare mercato di frutti di mare (Wuhan), viene da chiedersi se non sia da attribuire a qualche organismo marino la causa dell’epidemia e se forse non sia meglio limitarne da parte del nostro paese l’importazione… 
Domani si riunisce il comitato di emergenza dell’Organizzazione mondiale della Sanità, d’altronde i rischi di espansione del virus si stanno iniziando a comprendere e quindi bisogna immediatamente intervenire…
Sentivo alcuni medici intervistati in questi giorni dai nostri Tg dichiarare che non vi è alcun rischio per il nostro paese…
Quante caz….,  con i voli aerei che ogni giorno giungono nei nostri aeroporti internazionali il rischio di contagio è altissimo, in particolare proprio tra qualche giorno in cui la numerosa comunità cinese si sta organizzando per celebrare dal 24 al 26 gennaio in quel loro paese il famoso capodanno… quest’anno rappresentato con il segno zodiacale del “Topo“, simbolo di abbondanza, fertilità e perciò prosperità economica…
Ecco perché dobbiamo immediatamente prepararci a quel loro rientro, predisponendo un sistema di controllo capillare, per evitare di non doverci esporre a quel rischioso contagio!!! 

"Coronavirus": l'infezione ha già colpito l'estremo oriente ed ora si dirige verso l'Europa!!!

E sì… perchè a differenza di quanto solitamente ci viene comunicato in questi casi, il numero di persone contagiate dal misterioso virus che provoca i sintomi di una polmonite, potrebbe essere molto più alto delle stime iniziali…
E quindi, dopo i contagi di Cina, Vietnam, Korea, Giappone, il virus è ora giunto in Australia… 
L’aumento dei casi in questi giorni è più che triplicato e ci si chiede se la diffusione del patogeno (della famiglia di SARS e MERS) possa essere più estesa di quanto finora riportato…
Certo il governo centrale cinese continua a ripetere che la situazione è sotto controllo e che l’epidemia è ancora evitabile, ma una cosa è certa, l’origine del virus e soprattutto le sue modalità di trasmissione restano ancora da scoprire… 
Nel frattempo però alcune persone ammalatesi in questi giorni sono morte… a causa di questo focolaio di polmonite che provoca una funzionalità renale anormale con grave compromissione di più organi, infiammazione del muscolo cardiaco…
Soltanto da poche ore la Commissione sanitaria municipale ha comunicato la possibilità di una trasmissione da persona a persona… 
Inoltre se si considera che la maggior parte dei pazienti colpiti dal “coronavirus” lavorava o visitava un particolare mercato di frutti di mare (Wuhan), viene da chiedersi se non sia da attribuire a qualche organismo marino la causa dell’epidemia e se forse non sia meglio limitarne da parte del nostro paese l’importazione… 
Domani si riunisce il comitato di emergenza dell’Organizzazione mondiale della Sanità, d’altronde i rischi di espansione del virus si stanno iniziando a comprendere e quindi bisogna immediatamente intervenire…
Sentivo alcuni medici intervistati in questi giorni dai nostri Tg dichiarare che non vi è alcun rischio per il nostro paese…
Quante caz….,  con i voli aerei che ogni giorno giungono nei nostri aeroporti internazionali il rischio di contagio è altissimo, in particolare proprio tra qualche giorno in cui la numerosa comunità cinese si sta organizzando per celebrare dal 24 al 26 gennaio in quel loro paese il famoso capodanno… quest’anno rappresentato con il segno zodiacale del “Topo“, simbolo di abbondanza, fertilità e perciò prosperità economica…
Ecco perché dobbiamo immediatamente prepararci a quel loro rientro, predisponendo un sistema di controllo capillare, per evitare di non doverci esporre a quel rischioso contagio!!! 

Quegli smemorati “Teste”…

Mi capita spesso (come sicuramente a molti di voi) di leggere o di ascoltare note audio d’udienze penali, in cui la parte più interessante di quei processi sono le testimonianza di coloro che vengono chiamati a deporre…

Ciò che emerge assiduamente da quelle dichiarazioni è la frequente ripetizione di quei momenti d’appannamento, costituiti da ricorrenti “non so, non ricordo, non saprei dire, non mi trovavo lì, etc…”.
Sembra che in ciascuno di loro manchi improvvisamente quell’atteggiamento di potere o per meglio dire quelle funzioni di comando che proprio fino a quel momento avevano dimostrato a tutti di possedere, ma soprattutto di espletare!!!
Ora improvvisamente, chiamati a rispondere a quelle domande dei pubblici ministeri, trasformano quel ruolo di primaria importanza in qualcosa di circoscritto, di limitato, già… da ultimi!!!

Essi – chiamati ora a quell’interrogatorio – passano da una forte condizione in cui avevano negli anni predominato ad una opposta o quantomeno non più dominante per come era stata…
Nel breve momento trascorso in quell’aula, assume – se pur non accusato di alcun reato – un atteggiamento da vittima, da uno che non dovrebbe stare lì… in quanto da sempre rappresentava una figura subalterna, limitata, mai decisiva e soprattutto sempre in attesa degli ordini dei suoi superiori…
Peraltro, in ciascuno di loro si manifesta quel loro essere, sì… quel modo del tutto siciliano di genuflettersi anche quando non (gentilmente) richiesto…
rappresenta il comportamento di chi ha sempre svolto la propria professione da  “dipendente”, intendendo quest’ultima non in maniera denigratoria e cioè adempiendo al proprio ruolo in maniera corretta e rispettosa del ruolo dei propri superiori o dei propri colleghi, facendosi quindi rispettando da essi in quella propria funzione, senza dover scendere a patti e compromessi o ancor peggio, evidenziando comportamenti spregevoli quali quelli “lacchè”, con atteggiamenti servili che mostrano quella propria natura inferiore da leccapiedi e servitori…

Ecco perché leggendo alcuni di quegli stralci di processi, penso a quanta vergogna debbono provare nell’uscire di casa all’indomani di quelle dichiarazioni…
Già… m’immagino quei loro figli che rileggendo sulle testate web l’intervento del proprio genitore (in qualità di teste), scoprono come dietro quel leader, quel capo, quel manager, non vi fosse altro che un semplice gregario, posto lì in quanto “raccomandato” e senza meriti personali, se non sicuramente quello di mostrarsi in ogni occasione, accolito e vassallo!!!
Già, anche ora che è chiamato a testimoniare…

Quegli smemorati "Teste"…

Mi capita spesso (come sicuramente a molti di voi) di leggere o di ascoltare note audio d’udienze penali, in cui la parte più interessante di quei processi sono le testimonianza di coloro che vengono chiamati a deporre…

Ciò che emerge assiduamente da quelle dichiarazioni è la frequente ripetizione di quei momenti d’appannamento, costituiti da ricorrenti “non so, non ricordo, non saprei dire, non mi trovavo lì, etc…”.
Sembra che in ciascuno di loro manchi improvvisamente quell’atteggiamento di potere o per meglio dire quelle funzioni di comando che proprio fino a quel momento avevano dimostrato a tutti di possedere, ma soprattutto di espletare!!!
Ora improvvisamente, chiamati a rispondere a quelle domande dei pubblici ministeri, trasformano quel ruolo di primaria importanza in qualcosa di circoscritto, di limitato, già… da ultimi!!!

Essi – chiamati ora a quell’interrogatorio – passano da una forte condizione in cui avevano negli anni predominato ad una opposta o quantomeno non più dominante per come era stata…
Nel breve momento trascorso in quell’aula, assume – se pur non accusato di alcun reato – un atteggiamento da vittima, da uno che non dovrebbe stare lì… in quanto da sempre rappresentava una figura subalterna, limitata, mai decisiva e soprattutto sempre in attesa degli ordini dei suoi superiori…
Peraltro, in ciascuno di loro si manifesta quel loro essere, sì… quel modo del tutto siciliano di genuflettersi anche quando non (gentilmente) richiesto…
rappresenta il comportamento di chi ha sempre svolto la propria professione da  “dipendente”, intendendo quest’ultima non in maniera denigratoria e cioè adempiendo al proprio ruolo in maniera corretta e rispettosa del ruolo dei propri superiori o dei propri colleghi, facendosi quindi rispettando da essi in quella propria funzione, senza dover scendere a patti e compromessi o ancor peggio, evidenziando comportamenti spregevoli quali quelli “lacchè”, con atteggiamenti servili che mostrano quella propria natura inferiore da leccapiedi e servitori…

Ecco perché leggendo alcuni di quegli stralci di processi, penso a quanta vergogna debbono provare nell’uscire di casa all’indomani di quelle dichiarazioni…
Già… m’immagino quei loro figli che rileggendo sulle testate web l’intervento del proprio genitore (in qualità di teste), scoprono come dietro quel leader, quel capo, quel manager, non vi fosse altro che un semplice gregario, posto lì in quanto “raccomandato” e senza meriti personali, se non sicuramente quello di mostrarsi in ogni occasione, accolito e vassallo!!!
Già, anche ora che è chiamato a testimoniare…

Sì… ci mancava la Banca “Fake” a Catania!!!

Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania e del Nucleo Speciale di Polizia valutaria hanno emesso l’ordinanza di misure cautelare firmata dal G.I.P. nei confronti di 20 persone, tra cui un industriale ed un bancario, indagati tutti per bancarotta fraudolenta, falso in prospetto, ostacolo all’esercizio delle funzioni di vigilanza e aggiotaggio per fatti attinenti allo stato d’insolvenza della “Banca Sviluppo Economico s.p.a.” 
Dall’inchiesta sembra che vi fosse un enorme giro di denaro, suddiviso tra i vari soci…
La Gdf ha nominato l’inchiesta “FAKE BANK”, poiché durante le indagini sono state scoperte tutta una serie di ripetute condotte illecite – operazioni finanziarie anti-economiche e dissipative del patrimonio societario – in dispregio dei vincoli imposti dall’Autorità di Vigilanza…
L’inchiesta è partita alcuni anni fa da alcune segnalazioni della Banca d’Italia, i cui funzionari avevano riscontrarono gravi irregolarità, giungendo difatti a chiedere all’Assessore regionale all’Economia, lo scioglimento degli organi di controllo amministrativi…
Il 13 febbraio del 2018 a seguito del crack della banca, la Regione ha disposto lo scioglimento degli Organi ed il controllo di Banca Sviluppo Economico S.p.Aӏ stato posto sotto amministrazione straordinaria..
Come sempre avviene in questi casi, l’insediamento del Commissario straordinario fa emergere una situazione di liquidità drammatica, che conduce quella banca alla sospensione per alcuni mesi dei pagamento di passività e soprattutto la restituzione degli strumenti finanziari alla propria clientela, concludendo quella propria esperienza, cedendo la proprietà alla banca Agricola di Ragusa, a cui seguirà la procedura di liquidazione coatta amministrativa…
Il Tribunale Civile di Catania, accoglierà l’istanza del liquidatore e dichiarerà lo stato di insolvenza della Banca Base, con uno stato passivo che alla fine dei conti ammonta ad oltre 38 milioni di euro!!!
Cosa dire… una serie di operazioni false o certamente non corrispondenti a quelle logiche economiche e di mercato, realizzate per mascherare i bilanci e soprattutto per salvaguardare l’integrità di quel proprio patrimonio…
Ascoltare e leggere di quest’ultimo ( per modo di dire…) perpetrato meccanismo illegale, non fa altro che confermare quanto la nostra regione – ma soprattutto i suoi conterranei – siano per loro natura predisposti a compiere (durante la propria attività professionale), tutta una serie di comportamenti, sia direttamente o anche indirettamente, ma che conducono entrambi a continue truffe che come sappiamo vanno dall’appropriazione indebita alla bancarotta fraudolente, dai danni all’erario al riciclaggio di consistenti somme di denaro, somme in contanti che verranno successivamente reinvestite in attività commerciali “lecite”, attraverso cui poter continuare a rinnovare quei loro raggiri, di cui possiamo dire ormai si sono “specializzati“!!!
Cosa dire: alla prossima inchiesta giudiziaria…

Sì… ci mancava la Banca "Fake" a Catania!!!

Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania e del Nucleo Speciale di Polizia valutaria hanno emesso l’ordinanza di misure cautelare firmata dal G.I.P. nei confronti di 20 persone, tra cui un industriale ed un bancario, indagati tutti per bancarotta fraudolenta, falso in prospetto, ostacolo all’esercizio delle funzioni di vigilanza e aggiotaggio per fatti attinenti allo stato d’insolvenza della “Banca Sviluppo Economico s.p.a.” 
Dall’inchiesta sembra che vi fosse un enorme giro di denaro, suddiviso tra i vari soci…
La Gdf ha nominato l’inchiesta “FAKE BANK”, poiché durante le indagini sono state scoperte tutta una serie di ripetute condotte illecite – operazioni finanziarie anti-economiche e dissipative del patrimonio societario – in dispregio dei vincoli imposti dall’Autorità di Vigilanza…
L’inchiesta è partita alcuni anni fa da alcune segnalazioni della Banca d’Italia, i cui funzionari avevano riscontrarono gravi irregolarità, giungendo difatti a chiedere all’Assessore regionale all’Economia, lo scioglimento degli organi di controllo amministrativi…
Il 13 febbraio del 2018 a seguito del crack della banca, la Regione ha disposto lo scioglimento degli Organi ed il controllo di Banca Sviluppo Economico S.p.Aӏ stato posto sotto amministrazione straordinaria..
Come sempre avviene in questi casi, l’insediamento del Commissario straordinario fa emergere una situazione di liquidità drammatica, che conduce quella banca alla sospensione per alcuni mesi dei pagamento di passività e soprattutto la restituzione degli strumenti finanziari alla propria clientela, concludendo quella propria esperienza, cedendo la proprietà alla banca Agricola di Ragusa, a cui seguirà la procedura di liquidazione coatta amministrativa…
Il Tribunale Civile di Catania, accoglierà l’istanza del liquidatore e dichiarerà lo stato di insolvenza della Banca Base, con uno stato passivo che alla fine dei conti ammonta ad oltre 38 milioni di euro!!!
Cosa dire… una serie di operazioni false o certamente non corrispondenti a quelle logiche economiche e di mercato, realizzate per mascherare i bilanci e soprattutto per salvaguardare l’integrità di quel proprio patrimonio…
Ascoltare e leggere di quest’ultimo ( per modo di dire…) perpetrato meccanismo illegale, non fa altro che confermare quanto la nostra regione – ma soprattutto i suoi conterranei – siano per loro natura predisposti a compiere (durante la propria attività professionale), tutta una serie di comportamenti, sia direttamente o anche indirettamente, ma che conducono entrambi a continue truffe che come sappiamo vanno dall’appropriazione indebita alla bancarotta fraudolente, dai danni all’erario al riciclaggio di consistenti somme di denaro, somme in contanti che verranno successivamente reinvestite in attività commerciali “lecite”, attraverso cui poter continuare a rinnovare quei loro raggiri, di cui possiamo dire ormai si sono “specializzati“!!!
Cosa dire: alla prossima inchiesta giudiziaria…

Ah… ma guarda un po’, soltanto ora si scopre che chi doveva controllare era complice!!!

Se solo qualcuno si fosse letto un mio post del 2016 intitolato “fondi diretti rubati all’agricoltura” (http://nicola-costanzo.blogspot.com/2016/01/presa-diretta-fondi-europei-rubati.html) oppure un’altro “Turbata libertà incanti e abuso d’ufficio e i fondi europei finiscono nelle mani della criminalità organizzata” del 2018 (http://nicola-costanzo.blogspot.com/2018/11/turbata-liberta-incanti-e-abuso.html) forse chissà qualcuno avrebbe avuto meno possibilità in questi anni, di continuare ad operare in maniera illecita e criminale…
Ma come dice il detto… accontentiamoci: “meglio tardi che mai”!!!
Ovviamente in questa frase non sminuito il merito delle nostre Procure nazionali, che il più delle volte purtroppo sono costrette a dover pazientare – prima di procedere con quei dovuti arresti – in quanto il più delle volte, da quelle indagini, emerge un giro ben più importante che coinvolge ahimè soggetti insospettabili, a cui essi stessi non avrebbe mai pensato…
Ma si sa, da noi sono tutti innocenti, ma nello stesso tutti colpevoli… perché basta pochissimo per oltrepassare quella linea di demarcazione tra legalità ed illegalità…
Ecco quindi emergere un sistema criminale che si è occupato di frodi comunitarie, nazionali e regionali, attraverso le quali si è riusciti ad incamerare in questi anni diversi milioni di euro…
La circostanza assurda è che molti di quei terreni non erano neppure di loro pertinenza, ottenuti attraverso ricatti e minacce, ma soprattutto – come ormai consuetudine in questa nostra terra – grazie a chi avrebbe dovuto verificare e non lo faceva, anzi…  partecipava attivamente affinché quei contributi giungessero celermente!!!
Nello scrivere questo post, mi sono ricordato di una situazione accaduta alcuni anni fa, quando mi sono trovato ad accompagnare un amico presso uno di quegli Enti pubblici: siamo stati gentilmente ricevuti da un funzionario addetto a quella sua pratica…
Mi è tornato in mente in quanto non solo come dicevo vestina in maniera estremamente elegante (quasi stesse andando ad un matrimonio…), ma non solo, portava occhiali placcati in oro firmati “Gucci”, mentre al polso spiccava un Rolex modello “Daytona” in oro, non certo un oggetto da portare ogni giorno al polso, sempre che non si vuole rischiare di ritrovarsi con un braccio mozzato…
Comunque, quella presentazione contrastava con quel suo ruolo da dipendente pubblico, considerato che solitamente gli stipendi statali non brillano certo per generosità anzi tutt’altro, ma la cosa assurda che lo stesso soggetto, alla fine di quell’incontro ci ha accompagnati all’uscita in quanto aveva dimenticato nella sua auto qualcosa da prendere, ora non ricordo cosa… e quindi, il sottoscritto insieme al mio amico, nel transitare verso l’uscita, gli siamo passati accanto ed abbiamo così potuto osservare il modello della sua auto, prezzo senza optional all’incirca sui 70/80.000 euro (non posso ovviamente riportarne la casa automobilistica o la sigla, perché sarebbe (ai molti) troppo semplice, comprendere la persona di riferimento… 
Ora mi viene spontaneo chiedere, non tanto a quei suoi colleghi… ma a quel suo diretto superiore: non si è mai chiesto negli anni a cosa sia dovuta quella esagerata ostentazione??? Certo… tutto è possibile, come ad esempio che egli abbia ereditato improvvisamente un patrimonio dallo Zio Paperone d’America oppure abbia incredibilmente vinto al “superenalotto”, ma quantomeno il dubbio io al suo posto l’avrei e forse metterei sotto controllo quelle pratiche finora da egli gestite…  
Ma come riporto spesso nei miei post… tutti sanno e nessuna fa niente, d’altronde non parliamo di controllo nel nostro territorio, quella è una parola che la maggior parte dei miei conterranei neppure conosce!!!
Ovviamente a godere di quanto sopra è la mafia, che ormai da tempo sa di poter contare non solo sui propri uomini, ma bensì su un numero consistente d’individui, sempre pronti a mettersi alla prima occasione, a sua disposizione!!!

Ah… ma guarda un po', soltanto ora si scopre che chi doveva controllare era complice!!!

Se solo qualcuno si fosse letto un mio post del 2016 intitolato “fondi diretti rubati all’agricoltura” (http://nicola-costanzo.blogspot.com/2016/01/presa-diretta-fondi-europei-rubati.html) oppure un’altro “Turbata libertà incanti e abuso d’ufficio e i fondi europei finiscono nelle mani della criminalità organizzata” del 2018 (http://nicola-costanzo.blogspot.com/2018/11/turbata-liberta-incanti-e-abuso.html) forse chissà qualcuno avrebbe avuto meno possibilità in questi anni, di continuare ad operare in maniera illecita e criminale…
Ma come dice il detto… accontentiamoci: “meglio tardi che mai”!!!
Ovviamente in questa frase non mi permetto di sminuire i meriti delle nostre Procure nazionali, che il più delle volte purtroppo sono costrette a dover pazientare – prima di poter procedere con quei dovuti arresti – in quanto da quelle indagini solitamente emerge un giro illegale ben più esteso, che coinvolge ahimè taluni soggetti insospettabili a cui, i primi essi, non avrebbe mai pensato…
Ma si sa, da noi sono tutti innocenti, ma nello stesso tutti colpevoli… perché basta pochissimo per oltrepassare quella soglia di demarcazione tra legalità e illegalità…
Ecco quindi emergere un sistema criminale che si è occupato di frodi comunitarie, sia nazionali che regionali, attraverso le quali si è riusciti ad incamerare in questi anni, diversi milioni di euro…
La circostanza assurda è che molti di quei terreni non erano neppure di loro pertinenza, già… ottenuti attraverso ricatti e minacce, ma soprattutto – come ormai consuetudine in questa nostra terra – grazie soprattutto a chi avrebbe dovuto verificare e non lo faceva, anzi…  partecipava attivamente affinché quei contributi giungessero celermente!!!
Nello scrivere questo post, mi sono ricordato di una situazione accaduta alcuni anni fa, quando mi sono trovato ad accompagnare un amico presso uno di quegli Enti pubblici: siamo stati gentilmente ricevuti da un funzionario addetto a quella sua pratica…
Mi è tornato in mente in quanto non solo come dicevo vestina in maniera estremamente elegante (quasi stesse andando ad un matrimonio…), ma non solo, portava occhiali placcati in oro firmati “Gucci”, mentre al polso spiccava un Rolex modello “Daytona” in oro, non certo un oggetto da portare ogni giorno al polso, sempre che uno non voglia ritrovarsi con un braccio mozzato…
Comunque, quella presentazione contrastava con quel suo ruolo da dipendente pubblico, considerato che solitamente gli stipendi statali non brillano certo per generosità anzi tutt’altro, ma la cosa assurda che lo stesso soggetto, alla fine di quell’incontro ci ha accompagnati all’uscita in quanto aveva dimenticato nella sua auto qualcosa da prendere, ora non ricordo cosa… e quindi il sottoscritto insieme al mio amico, nel transitare verso l’uscita, gli siamo passati accanto ed abbiamo così potuto osservare il modello della sua auto, prezzo senza optional all’incirca sui 70/80.000 euro (non posso ovviamente riportarne la casa automobilistica o la sigla, perché sarebbe (ai molti) troppo semplice, comprendere la persona di riferimento… 
Ora mi viene spontaneo chiedere, non tanto a quei suoi colleghi… ma a quel suo diretto superiore: non si è mai chiesto negli anni a cosa sia dovuta quella esagerata ostentazione??? Certo… tutto è possibile, come ad esempio che egli abbia ereditato improvvisamente un patrimonio dallo Zio Paperone d’America oppure abbia incredibilmente vinto al “superenalotto”, ma quantomeno il dubbio io al suo posto l’avrei e forse metterei sotto controllo quelle pratiche finora da egli gestite…  
Ma come riporto spesso nei miei post… tutti sanno e nessuna fa niente, d’altronde non parliamo di controllo nel nostro territorio, quella è una parola che la maggior parte dei miei conterranei neppure conosce!!!
Ovviamente a godere di quanto sopra è la mafia, che ormai da tempo sa di poter contare non solo sui propri uomini, ma bensì su un numero consistente d’individui, sempre pronti a mettersi alla prima occasione, a sua disposizione!!!

A Catanzaro bastava un “pom….” per aggiustare un processo!!!

Già… prestazioni sessuali in cambio di favori nei processi!!!
Con questa accusa è stato arrestato stamani un magistrato della Corte d’Appello di Catanzaro insieme a due avvocati (uno del foro di Catanzaro e l’altro di Locri).
Come riportavo sopra, bastava corrompere con il sesso (a cui andavano sommate somme di denaro e preziosi) che improvvisamente venivano ribaltavano gli esisti di quei procedimenti giudiziari… 
Alla fine dell’inchiesta sono in otto ad esser stati arrestati (sette dei quali già in  carcere ed uno ai domiciliari) nell’operazione della guardia di finanza di Crotone che ha dato esecuzione all’ordinanza del gip di Salerno su richiesta della Dea del capoluogo calabrese…
Le indagini hanno altresì portato ad evidenziare un sistema di corruzione a favore di un magistrato – presidente di sezione della Corte d’Appello di Catanzaro nonché presidente della commissione provinciale tributaria – che secondo gli investigatori, sarebbe intervenuto, in cambio delle prestazioni cdi cui sopra per ottenere sentenze o comunque provvedimenti in proprio favore…
Un’altra figura perno dell’inchiesta è quella relativa ad un medico da tempo in pensione, ex dirigente dell’Asp di Cosenza che secondo quanto emerso, provvedeva a pagare mensilmente il magistrato per garantirsi i suoi favori, procacciando altresì egli stesso nuove occasioni di corruzione, proponendo a imputati in primo grado (o a loro familiari), ma anche a privati cittadini occorsi in cause civili, ribaltamenti in cambio di denaro o altre utilità, come ad esempio decisioni favorevoli durante quei processi a cui erano stati chiamati…
Le indagini hanno inoltre accertato la grave situazione finanziaria del magistrato che richiedeva costantemente un importante approvvigionamento di denaro per quelle proprie esigenze, d’altronde ricordate cosa dichiarava alcuni anni fa un nostro famoso “cavaliere”: Il sesso a pagamento???Ahimè… costa!!!
Comunque grazie a quelle ricostruzioni bancarie, alle perquisizioni effettuate e alle conversazioni intercettate, è emerso che il magistrato deteneva dei contanti nella propria abitazioni, di cui ovviamente dovrà dimostrarne la provenienza…
Analoghi controlli sono stati compiuti per gli altri indagati, oltre che a soggetti terzi e società.
Infine gli investigatori hanno potuto verificare le modalità con le quali un ex consigliere regionale – condannato e interdetto dai pubblici uffici – sia riuscito ad riottenere il proprio vitalizio perso a causa dei guai giudiziari, ma non solo… il magistrato avrebbe anche “aiutato” taluni candidati a superare il concorso per diventare “avvocati”, sì… come si dice a Catania: “de causi persi“!!!
Non voglio immaginare a quale percorso “illegale” questi professionisti saranno orientati, visto peraltro questi loro precedenti: già… al solo pensiero mi vengono i brividi!!!

A Catanzaro bastava un "pom…." per aggiustare un processo!!!

Già… prestazioni sessuali in cambio di favori nei processi!!!
Con questa accusa è stato arrestato stamani un magistrato della Corte d’Appello di Catanzaro insieme a due avvocati (uno del foro di Catanzaro e l’altro di Locri).
Come riportavo sopra, bastava corrompere con il sesso (a cui andavano sommate somme di denaro e preziosi) che improvvisamente venivano ribaltavano gli esisti di quei procedimenti giudiziari… 
Alla fine dell’inchiesta sono in otto ad esser stati arrestati (sette dei quali già in  carcere ed uno ai domiciliari) nell’operazione della guardia di finanza di Crotone che ha dato esecuzione all’ordinanza del gip di Salerno su richiesta della Dea del capoluogo calabrese…
Le indagini hanno altresì portato ad evidenziare un sistema di corruzione a favore di un magistrato – presidente di sezione della Corte d’Appello di Catanzaro nonché presidente della commissione provinciale tributaria – che secondo gli investigatori, sarebbe intervenuto, in cambio delle prestazioni cdi cui sopra per ottenere sentenze o comunque provvedimenti in proprio favore…
Un’altra figura perno dell’inchiesta è quella relativa ad un medico da tempo in pensione, ex dirigente dell’Asp di Cosenza che secondo quanto emerso, provvedeva a pagare mensilmente il magistrato per garantirsi i suoi favori, procacciando altresì egli stesso nuove occasioni di corruzione, proponendo a imputati in primo grado (o a loro familiari), ma anche a privati cittadini occorsi in cause civili, ribaltamenti in cambio di denaro o altre utilità, come ad esempio decisioni favorevoli durante quei processi a cui erano stati chiamati…
Le indagini hanno inoltre accertato la grave situazione finanziaria del magistrato che richiedeva costantemente un importante approvvigionamento di denaro per quelle proprie esigenze, d’altronde ricordate cosa dichiarava alcuni anni fa un nostro famoso “cavaliere”: Il sesso a pagamento???Ahimè… costa!!!
Comunque grazie a quelle ricostruzioni bancarie, alle perquisizioni effettuate e alle conversazioni intercettate, è emerso che il magistrato deteneva dei contanti nella propria abitazioni, di cui ovviamente dovrà dimostrarne la provenienza…
Analoghi controlli sono stati compiuti per gli altri indagati, oltre che a soggetti terzi e società.
Infine gli investigatori hanno potuto verificare le modalità con le quali un ex consigliere regionale – condannato e interdetto dai pubblici uffici – sia riuscito ad riottenere il proprio vitalizio perso a causa dei guai giudiziari, ma non solo… il magistrato avrebbe anche “aiutato” taluni candidati a superare il concorso per diventare “avvocati”, sì… come si dice a Catania: “de causi persi“!!!
Non voglio immaginare a quale percorso “illegale” questi professionisti saranno orientati, visto peraltro questi loro precedenti: già… al solo pensiero mi vengono i brividi!!!

Dopo Harry e Meghan, è tempo che i cittadini di quel Regno Unito, inizino a far diventare repubblica quel loro paese!!!

Cosa ci stanno aspettando non si capisce… 

Stanno ancora sotto quei centenari, quando il mondo sta viaggiando al triplo della velocità!!!
Ma poi v’immaginate un regno governato dall’erede Carlo??? Ma per favore…
Cosa dire, ha fatto bene Harry a mandarli a quel paese… d’altronde il detto “parenti=serpenti” è perfetto per rappresentare quella “corte“!!!
Qualcuno avrebbe voluto che il povero Harry… a differenza del fratello (principe) William mettesse una pietra sopra l’omicidio di sua madre Diana, fatto passare come abbiamo visto in questi anni – dai servizi segreti in collaborazione con quelli francesi – per incidente stradale!!!

Ora qualcuno vuole fare passare Harry come debole, fragile, vulnerabile e con gravi problemi mentali…

Lo stesso fratello pur di conservare quel regno lo allontana da se, evidenziando ai media quella scelta a causa dei gravi problemi di salute ai tempi della morte della madre…
Ma ditemi, chi al suo posto non li avrebbe avuti???
Ora, i molti legati a quella antiquata monarchia (parecchi di loro pagati appositamente…) vorrebbero dar la colpa di quanto sta accadendo alla povera Meghan (la moglie di Harry), la quale ha dimostrato come Diana, di saper fare a meno di loro e soprattutto dei loro soldi, denaro estorto nei secoli proprio ai loro concittadini inglese…
Già… con questo gesto hanno dimostrato di non aver bisogno della regina, dei suoi soldi (ancora macchiati di sangue), di tutte quelle onorificenze poste su di essi in maniera immeritata, certamente ingiustificate in quanto non ottenute sul campo…
Ma d’altronde di quale “campo” parliamo… forse la strada…  ma questi reali neppure la conoscono, i problemi della quotidianità non sanno neppure cosa siano, oppure le difficoltà che ogni giorno debbono affrontare quei loro connazionali, essi non sanno nulla, d’altronde quelle richieste d’aiuto, non giungono neppure alle loro orecchie, chiusi come sono in quel Buckingham palace…

E non parliamo di “Brexit” o del divieto di sostenere una parte di quei poveri migranti, stranamente… gli stessi discendenti di quei paese che per tanti secoli sono stati da loro sfruttati!!! 

E difatti sono in molti nel Regno Unito e in quelle ex colonie ad unirsi a questi due giovani, uomini e donne che vorrebbero vedere a capo dello Stato una persona diversa, eletta democraticamente e non “raccomandata” per come finora accaduto e difatti il loro auspicio è vedere finalmente in quel loro paese una repubblica.
Sono certo che se vi fosse oggi un referendum sulla monarchia, come accaduto tanti anni fa qui nel nostro paese, quella “corte” avrebbe stessa fine e chissà forse sarebbe allontanata dal paese… 

Certo il passo da compiersi rimane difficile… Già sono in molti a non sapere che nel Regno Unito manca su questo argomento alcun principio di democrazia, tanto che da sempre i suoi cittadini sono sottoposti a vere e proprie azioni “intimidatorie” che vietano per l’appunto, campagne  contro la monarchia…
D’altronde quanto sopra è previsto da una legge del 1848, il “Treason Felony Act”, che fra le sanzioni prevede pensate un po’… il carcera a vita!!!

Certo ora qualcuno vi dirà che tale norma – in particolare nei tempi moderni non è stata mai applicata, ma allora viene spontaneo chiedersi… perché non abolirla!!!
Ed invece è stata solo modificata attraverso lo “Human Right Act” che garantisce libertà personale tra cui quella d’opinione, andando finalmente incontro a quei principi della Convenzione europea sui diritti umani…
Comunque, bello a dirsi, ma difficile a farsi… 
D’altronde i sondaggi demoscopici (pagati dalla corona…) dicono che il consenso nei confronti della regina gode di ottima salute e si aggira intorno al 70 per cento….
Strano però che nel contempo i suoi familiari non godano di altrettanta popolarità… anzi il contrario e vedrete alla morte di sua maestà sarà difficile mantenere così alto questo consenso… in particolare se a prendere il suo posto sara proprio il principe ereditario Carlo!!!

Dopo Harry e Meghan, è tempo che i cittadini di quel Regno Unito, inizino a far diventare repubblica quel loro paese!!!

Cosa ci stanno aspettando non si capisce… 

Stanno ancora sotto quei centenari, quando il mondo sta viaggiando al triplo della velocità!!!
Ma poi v’immaginate un regno governato dall’erede Carlo??? Ma per favore…
Cosa dire, ha fatto bene Harry a mandarli a quel paese… d’altronde il detto “parenti=serpenti” è perfetto per rappresentare quella “corte“!!!
Qualcuno avrebbe voluto che il povero Harry… a differenza del fratello (principe) William mettesse una pietra sopra l’omicidio di sua madre Diana, fatto passare come abbiamo visto in questi anni – dai servizi segreti in collaborazione con quelli francesi – per incidente stradale!!!

Ora qualcuno vuol fare passare Harry come debole, fragile, vulnerabile e con gravi problemi mentali…

Lo stesso fratello pur di conservare quel regno lo allontana da se, evidenziando ai media quella scelta a causa dei gravi problemi di salute ai tempi della morte della madre…
Ma ditemi, chi al suo posto non li avrebbe avuti???
Ora, i molti legati a quella antiquata monarchia (parecchi di loro pagati appositamente…) vorrebbero dar la colpa di quanto sta accadendo alla povera Meghan (la moglie di Harry), la quale ha dimostrato come Diana, di saper fare a meno di loro e soprattutto dei loro soldi, denaro estorto nei secoli proprio ai loro concittadini inglese…
Già… con questo gesto hanno dimostrato di non aver bisogno della regina, dei suoi soldi (ancora macchiati di sangue), di tutte quelle onorificenze poste su di essi in maniera immeritata, certamente ingiustificate in quanto non ottenute sul campo…
Ma d’altronde di quale “campo” parliamo… forse la strada…  ma questi reali neppure la conoscono, i problemi della quotidianità non sanno neppure cosa siano, oppure le difficoltà che ogni giorno debbono affrontare quei loro connazionali, essi non sanno nulla, d’altronde quelle richieste d’aiuto, non giungono neppure alle loro orecchie, chiusi come sono in quel Buckingham palace…

E non parliamo di “Brexit” o del divieto di sostenere una parte di quei poveri migranti, stranamente… gli stessi discendenti di quei paese che per tanti secoli sono stati da loro sfruttati!!! 

E difatti sono in molti nel Regno Unito e in quelle ex colonie ad unirsi a questi due giovani, uomini e donne che vorrebbero vedere a capo dello Stato una persona diversa, eletta democraticamente e non “raccomandata” per come finora accaduto e difatti il loro auspicio è vedere finalmente in quel loro paese una repubblica.
Sono certo che se vi fosse oggi un referendum sulla monarchia, come accaduto tanti anni fa qui nel nostro paese, quella “corte” avrebbe stessa fine e chissà forse sarebbe allontanata dal paese… 

Certo il passo da compiersi rimane difficile… Già sono in molti a non sapere che nel Regno Unito manca su questo argomento alcun principio di democrazia, tanto che da sempre i suoi cittadini sono sottoposti a vere e proprie azioni “intimidatorie” che vietano per l’appunto, campagne  contro la monarchia…
D’altronde quanto sopra è previsto da una legge del 1848, il “Treason Felony Act”, che fra le sanzioni prevede pensate un po’… il carcera a vita!!!

Certo ora qualcuno vi dirà che tale norma – in particolare nei tempi moderni non è stata mai applicata, ma allora viene spontaneo chiedersi… perché non abolirla!!!
Ed invece è stata solo modificata attraverso lo “Human Right Act” che garantisce libertà personale tra cui quella d’opinione, andando finalmente incontro a quei principi della Convenzione europea sui diritti umani…
Comunque, bello a dirsi, ma difficile a farsi… 
D’altronde i sondaggi demoscopici (pagati dalla corona…) dicono che il consenso nei confronti della regina gode di ottima salute e si aggira intorno al 70 per cento….
Strano però che nel contempo i suoi familiari non godano di altrettanta popolarità… anzi il contrario e vedrete alla morte di sua maestà sarà difficile mantenere così alto questo consenso… in particolare se a prendere il suo posto sara proprio il principe ereditario Carlo!!!

Sento ovunque puzzo di compromesso, indifferenza, contiguità e ahimè… complicità!!!

Com’è fondamentale l’azione repressiva nei confronti della criminalità organizzata, vale a dire… catturare i mafiosi, sequestrare e confiscare le proprietà e le aziende, porre fine alle attività illegali attraverso indagini e processi, è di fondamentale importanza l’opera di distacco da quella cultura mafiosa, attraverso il sostegno della famiglia, della scuola, delle associazioni di legalità e di quei centri di aggregazione…
La mafia riguarda tutta la collettività e non solo una parte di essa (quella direttamente interessata), per il semplice motivo che sottrae libertà e democrazia alla società, ed in seconda battuta è di ostacolo non solo allo sviluppo, ma bensì alla dignità di un popolo che troppo spesso viene associato, ingiustamente, ad essa!!!
Diceva il giudice Borsellino: “La lotta alla mafia non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, anche religioso, che coinvolga tutti, che tutti abitui a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, della indifferenza, della contiguità e, quindi, della complicità“!!!
Il miglior metodo di contrasto alle mafie è quello di rendere il nostro territorio inospitale alla loro presenza e per far questo bisogna intervenire in maniera concreta, c’è bisogno di un impegno costante e quotidiano da parte di tutti e non solo da parte dei soggetti coinvolti, mi riferisco a quelli istituzionali e di polizia… 
Troppo comodo lasciare a loro i problemi di questa nostra terra, già… bisogna intervenire personalmente affinché si contrasti quella associazione criminale… che influenzano in maniera determinante la nostra società, regolando povertà, disoccupazione e lo stesso fenomeno dell’abbandono scolastico…
Perché l’insegnamento di una cultura della legalità deve aver inizio dai primi anni scolastici, in cui i ragazzini vengono formati ai valori civici e questo può avvenire grazie a educatori qualificati e formati su questo tema così grave, affinché gli studenti si interessino ad esso e lo contrastino crescendo con tutte le loro forze…
Ed ancora, quella crescita deve tradursi in una inclusione extrascolastica, ossia in concrete possibilità lavorative successive, perché è nelle istituzioni culturali che viene individuato il primo strumento per la lotta all’esclusione sociale… 
Perché ciò che oggi manca ai nostri giovani è un modello educativo, manca loro la percezione che vi possa essere un’alternativa all’illegalità, ad una proposta che a volte viene loro offerta da quel proprio ambito familiare…
D’altro canto si sa: “la mafia teme più la scuola che la giustizia“!!!
Peraltro si sa… la criminalità si annida negli ambienti più poveri, si nutre delle diseguaglianze sociali, sfrutta quel senso precario e di frustrazione, perché soltanto garantendo un lavoro onesto e duraturo si può rendere liberi i  miei conterranei dai ricatti di “cosa nostra“.
D’altronde, come il contesto è stato fondamentale per lo sviluppo della mafia, così la repressione non potrà essere efficace se non verrà accompagnata da interventi indispensabili… perché soltanto così si potrà avere quel necessario cambiamento, altrimenti tutto resterà così come… inalterato!!!