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La Turchia, a differenza nostra, sempre più protagonista negli equilibri internazionali…


Mentre a Riyad i ministri degli Esteri di Turchia, Egitto, Arabia Saudita e Pakistan siglano un patto per prendere in mano la crisi regionale, ho capito – vedendoli – ancora una volta, quanto il nostro Paese sia lontano da tutto questo.

L’accordo non è l’ennesima dichiarazione di circostanza, ma rappresenta il tentativo esplicito di mettere a sistema ciò che fino a ieri sembravano pezzi sparsi: l’industria militare turca, il peso demografico dell’Egitto, i capitali sauditi e il deterrente nucleare pakistano.

Quattro attori che hanno deciso di evitare che siano “attori esterni” a imporre soluzioni funzionali ai propri interessi. Una dichiarazione di indipendenza strategica che dice tutto sul divario tra chi conta e chi non conta più.

Perché quello che vedo in questo patto è la volontà di costruire le infrastrutture per un disegno più grande. Immagino tra l’altro quanto ho ipotizzato alcuni mesi fa e cioè quel lembo di terra (attualmente iraniano) che permettere alla Turchia di affacciarsi direttamente sul Mar Caspio. Una conquista che non parlerebbe solo di chilometri quadrati, ma di flussi, già… di merci che viaggiano dall’Asia centrale potrebbero raggiungere il Caspio, attraversarlo e poi, attraverso la Turchia, riversarsi nel Mediterraneo. Una rete di trasporto che collegherebbe l’Asia profonda all’Europa, trasformando la Turchia in un ponte strategico tra Oriente e Occidente.

E mentre loro costruiscono alleanze, lavorano su rotte commerciali e si preparano a diventare hub energetico regionale con il gasdotto transcaspico, noi dove siamo? Noi che un tempo eravamo al centro del Mediterraneo, oggi assistiamo da spettatori distratti. Non siamo citati nei tavoli che contano, non siamo presenti nelle note che pesano.

La Turchia, in questi anni, ha giocato un ruolo cruciale nel Caspio: con Azerbaigian, Kazakistan e Turkmenistan ha tessuto una trama fatta di esercitazioni militari e forniture di droni. Oggi, con il patto di Riyad, quella trama si allarga coinvolgendo capitali sauditi e deterrenza pakistana. Un mosaico che si compone mentre noi restiamo fermi, convinti forse che il mondo giri ancora intorno a noi.

Alla fine, vedrete, ciò che verrà compiuto dalla Turchia non sarà percepito come una semplice conquista di terre, ma verrà presentato come una grande opportunità di collaborazione tra i popoli, una rete di alleanze che la proietterà come ponte indispensabile tra Oriente e Occidente.

E noi, come riportavo sopra, in tutto questo, dove siamo? La nostra politica internazionale cosa sta facendo se non genuflettersi alle decisioni del Presidente degli Usa Trum? Noi che una volta avevamo il peso di chi contava, oggi viceversa contiamo per il mondo quanto il due di coppe quando si gioca a carte e ahimè: la briscola è ad oro