20 domande che funzionano meglio di una seduta dall’analista.

1: Che cosa pensi sia più difficile: guardare qualcuno negli occhi mentre gli riveli i tuoi sentimenti o mentre lui li rivela a te?
2: Ripensa all’ultima volta in cui sei stato DAVVERO arrabbiato. Perché lo eri? Ripensandoci provi ancora della rabbia?
3: Sei su un volo non-stop da Chicago ad Honolulu. Scoppia un incendio sull’aereo. Hai tempo per fare una sola telefonata: chi chiami? E che cosa gli dici?
4: Sei appena stato informato che ti rimane appena un mese da vivere. Riveli a qualcuno che sei in punto di morte? Come passi i tuoi ultimi giorni? Avresti paura di morire?
5: Tra l’amore e la fiducia, quale sceglieresti? E perché?
6: Stai andando a piedi al lavoro e noti che c’è un cane che sta affogando in un canale di fianco alla strada. Il tuo boss ti ha avvisato che se arriverai in ritardo ancora una volta verrai licenziato. Ti fermi a salvare la vita del cane? Perché sì o perché no?
7: Preferiresti essere ferito dalla persona a cui sei più affezionato o dalla persona di cui ti fidi di più?
8: Il/la tuo/a migliore amico/a ti confessa che ti vede come qualcosa di più di un semplice amico e che si sta innamorando di te. Come reagisci?
9: Pensa all’ultima persona che hai conosciuto che è morta. Hai l’opportunità di riportarla in vita per un’ora ma dovrai sacrificare per questo un anno della tua vita. Lo fai? Perché sì o perché no?
10: Sei il tipo di persona che ti piacerebbe avere come amica?
11: Il tuo capo sta per licenziare un tuo collega che ha iniziato a lavorare da poco in azienda a causa di tagli del personale. Sai che quel collega ha una famiglia da mantenere e che lui è l’unico dei suoi familiari a ricevere uno stipendio fisso. Ti fai avanti per essere licenziato al posto suo? Perché sì o perché no?
12: Quando è stata l’ultima volta che hai confidato a qualcuno come ti sentivi veramente nonostante ti costasse molta fatica ammetterlo? Chi era la persona con cui ti sei confidato e cosa gli hai detto?
13: Che cosa trovi sarebbe più difficile da dire ad un’altra persona: che la ami o che non ricambi il suo amore?
14: Qual è la cosa a cui rinunceresti con più difficoltà? E perché?
15: Quand’è stata l’ultima volta che hai detto ‘Ti voglio bene’ a qualcuno? E che cosa significava quella persona per te?
16: Hai la possibilità di cambiare un singolo avvenimento dell’ultimo mese: quale scegli?
17: Soccorreresti un senza tetto in difficoltà? Perché sì o perché no?
18: Tua nonna e un bambino che non conosci sono appesi al bordo di un burrone. Hai la possibilità di soccorrere solo uno dei due. Chi scegli? Qual è stato il ragionamento che ti ha portato alla decisione finale?
19: Quand’è stata l’ultima volta che sei stato gentile con qualcuno senza aspettarti niente in cambio?
20: Cosa sceglieresti: un vero amore con la certezza d’avere il cuore spezzato o non aver mai amato affatto? Perché?

creattiva:

Giustizia per Sonia Sicari

di Bagriele Ener

Alle quattro del mattino del 24 Gennaio 2009, Sonia rientrava a casa con degli amici. All’incrocio di via Lago di Nicito con via Roccaromana (Catania) un’auto si scontra con quella dove viaggiavano i ragazzi. L’autista è un ragazzo di 21 anni, Diego Pappalardo; guidava sotto l’effetto di alcool e stupefacenti. Dopo aver sfondato un posto di blocco e aver ferito un militare, ha continuato la sua folle corsa senza curarsi di poter causare danni o la morte di qualcuno. L’auto sulla quale viaggiava la ragazza andava a 45 km/h, mentre quella di Diego – una Mercedes Classe A – sfrecciava a 135km/h. Nell’impatto tutti i ragazzi, a parte l’autista della Mercedes, sono rimasti più o meno gravemente feriti, mentre dopo nove ore di coma Sonia volava in cielo, diventando un angelo, a soli 21 anni. Diego Pappalardo è figlio della “Catania bene”, suo padre è un imprenditore con tante amicizie e in Italia la (non) giustizia la si (s)conosce. Si sa come vanno certe cose: i soldi fanno la felicità e se sono tanti ti evitano anche il carcere. Almeno fino ad ora. Dopo tante udienze rinviate, finalmente il Gup Laura Benanti convalida l’omicidio volontario e chiede 11 anni di carcere per Pappalardo.  «Sentenza storica», scrivono i giornali. Per poco però, perché storica e assurda è anche la decisione che, pochi mesi dopo, prende il Pm Maria Ledda all’udienza successiva: cambia il capo d’accusa da volontario a colposo. Da 11 anni a 6. Come se non bastasse, poi, addossa la colpa della morte di Sonia proprio ai genitori, perché «“colpevoli” di aver lasciato la figlia fuori fino a tardi». Accusa pure i gestori dei locali perché, dal suo punto di vista, andrebbero chiusi prima. L’unica attenuante la lascia a Pappalardo: «Se drogato e ubriaco affermal’ha fatto perché non avrebbe retto la serata».  Intanto in questi anni il figlio del “noto imprenditore”(così, per non fare nomi, lo chiama «La Sicilia» all’indomani dell’incidente) non si è mai fatto un giorno di carcere. Proprio ieri (30 Novembre, ndr) a causa del cambio della composizione di collegio, la Corte d’assise d’appello ha deciso di rinviare al 12 Novembre il processo. Nella prossima udienza sono previsti gli interventi dei difensori di Diego. E mentre un figlio di p… apà può permettersi ancora di uscire con gli amici, andarsi a ubriacare e drogare per “tenere il ritmo”, c’è chi con l’ultimo filo di voce, come i genitori di Sonia, sono costretti ad elemosinare giustizia per la propria figlia e a tentare di svegliare le coscienze degli umani attraverso dei volantini fuori da un tribunale, attraverso uno striscione, attraverso dei messaggi su Facebook, attraverso delle interviste. Il tutto per farsi sentire, per far sì che Sonia non venga dimenticata e lanciare un messaggio positivo ai ragazzi. Ai giudici. Perché chig sbaglia è giusto che paghi, i soldi non possono risolvere sempre tutto. Solo perché ricco e con le giuste conoscenze non puoi permetterti di rovinare la vita di un’altra famiglia.

Amegghiuparola.wordpress.com

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Quando non esistevano i “rubagalline”: Acicastello e il Grand Tour

di Diego Vitale

Mentre politici e aspiranti “rubagalline” si scannano a colpi di slogan che mettono sì in risalto i pregi della Sicilia, ma che dato il loro triste teatrino sostanzialmente la impoveriscono, più di duecento anni fa la terra sicula era per eccellenza la patria del buon gusto e delle arti. E’ superfluo ricordare i greci, i normanni, i romani, e gli altri popoli che hanno affollato la terra di Trinacria in varie epoche, poco invece si conosce dei viaggiatori francesi, tedeschi e inglesi che hanno affollato la terra di Trinacria dal XVII secolo. Questi intraprendevano un itinerario praticamente fisso che comprendeva le visite di Palermo, Siracusa, Catania e l’Etna, che prendeva il nome di “Grand Tour”. Con questa espressione – la cui prima definizione è da attribuire a Richard Lassels (1698) – è il viaggio “emozionale” intrapreso da giovani e meno giovani piccoli borghesi, gran signori, pittori, geologi, nel Sud Italia, Sicilia in primis.

Basta andare in una qualsiasi biblioteca siciliana e/o fare una ricerca on-line per scoprire come sia sterminato il numero di racconti – la cui veridicità però non è sempre attendibile – che vengono classificati con tale espressione, segno evidente di come la Sicilia è stata veramente la fonte d’ispirazione per tanti letterati. Questi eminenti studiosi erano spesso accompagnati nei loro viaggi da precettori e/o guide locali (importanti furono, per esempio, le guide che conducevano i viaggiatori lungo la sommità dell’Etna).

Il primo racconto di questa serie viene in genere considerato “Viaggi in Spagna e in Italia” di Jean Baptiste Labat, frate domenicano che visitò la Sicilia – in particolare la città di Messina – nel 1711. Ben più interessanti furono i Grand Tour di Riedesel e di Brydone, quest’ultimo però spesso accusato di condire i propri diari con informazioni fantasiose. Lunga e interessante è anche la “ciurma” di viaggiatori francesi – da Denon all’abate di Saint-Non, da Houel a Dolomieu – e di germanici – Munter, Stolberg, Marschils – ma il più importante visitatore della Sicilia di quel tempo fu l’autore de “I dolori del giovane Werther”, Johann Wolfgang Goethe, il quale ci ha lasciato le sue memorie di viaggio in “Italianische Reise” (1816). Vale la pena qui riportare una citazione del suo libro: «La Sicilia mi richiama l’Asia e l’Africa; trovarsi nel centro meraviglioso, dove convergono tanti raggi della storia universale, non è cosa da nulla».

E Acicastello? Essa è spesso citata nei viaggi di questi studiosi. Basti citare il geologo Dolomieu e le sue informazioni sulla roccia vulcanica sulla quale è stato costruito il castello; oppure i “cieli” dell’hinterland catanese descritti da Jacobi; o ancora i “mari delle Aci” esaltati da quasi tutti i viaggiatori. Insomma, tramite questi resoconti di viaggio si può scoprire uno spaccato interessantissimo della storia della cittadina castellese.

Per chi volesse approfondire l’argomento veda H. Tuzet, “Viaggiatori stranieri in Sicilia nel XVIII”, Sellerio, Palermo, 1995; F. Platania, “Viaggiatori nelle terre di Ulisse”, Bonanno, Acireale, 2008.