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Ferrovie dello Stato – ‘LAVORA CON NOI’: Sì, ma solo se sei raccomandato!

Alcuni giorni fa ho ricevuto un link per candidarmi a una posizione presso Ferrovie dello Stato. 
Quanto sopra mi ha riportato alla mente un avvenimento che ho vissuto anni fa, esempio lampante di come, spesso, il sistema delle raccomandazioni prevalga sul merito. 

Oggi quindi voglio raccontare quell’esperienza, alla quale purtroppo ho partecipato in prima persona, ma di cui ho sempre avuto forti sospetti. Sin dall’inizio, ho pensato che quanto accaduto fosse stato architettato in modo preciso, quasi “chirurgico”, da qualcuno che voleva evitare la mia presenza a un processo penale in cui ero chiamato come testimone dell’accusa.

E ora vi racconto cosa è successo.

Mi fissano l’appuntamento alle 14:30, ben sapendo che da Catania a Palermo ci vogliono tre ore di auto. Questo orario, ovviamente, mi ha impedito di presenziare al processo.

Avevo già il sospetto che si trattasse di una “stronzata”, e infatti ho chiesto a mia moglie di accompagnarmi. Sì… almeno avrei potuto trascorrere la giornata andando a pranzo insieme, cosa che abbiamo fatto, recandoci al ristorante “Lo Strascino” in Via della Regione (un mio caro amico palermitano mi ha detto l’anno scorso che purtroppo ha chiuso…). La mattinata è quindi passata tra pasta con i ricci, pesce freschissimo e dolci deliziosi.

Comunque, all’orario prestabilito, mi presento. Il “Vigilantes” posto in portineria ahimé non sapeva nulla della convocazione, ma soprattutto non sapeva dove indirizzarmi. Allora ha chiesto in giro ad alcuni impiegati che stavano rientrando dalla pausa pranzo, ma nemmeno loro hanno saputo aiutarlo. Avendo comunque il nominativo dell’ufficio, ho chiesto gentilmente di poter entrare, richiesta che mi è stata concessa.

Inizio a girovagare all’interno di quegli enormi palazzi, quando finalmente trovo una persona che mi indirizza verso l’ufficio riportato nella nota. Raggiungo lo stabile, ma l’ingresso è chiuso e in portineria non c’era nessuno. Suono il citofono e, dopo alcuni minuti, mi risponde una signora che mi apre. Appena salgo le scale, spiego il motivo per cui sono lì, e lei mi chiede di attendere perché non sapeva nulla di quell’appuntamento.

Nel frattempo, sento aprire il portone da cui ero entrato e vedo salire due persone, anch’esse senza sapere dove andare. Spiego loro perché sono in attesa, e mi confermano di essere lì per lo stesso motivo.

Finalmente ritorna la signora di prima, che ci accompagna al quarto piano, dove (forse) un ingegnere – non ricordo il nome – ci riceve. Passa circa mezz’ora, sono quasi le 14:30, e nel frattempo si uniscono al gruppo altre tre persone: due donne e un uomo.

Si inizia a parlare, e alcuni di loro non capiscono perché siano stati chiamati. Ascoltando le loro storie e le mansioni che avevano svolto fino a quel momento, anche io mi sono chiesto: “Nicola, ma cosa cazzo ci fai qui?”.

Erano tutti di Palermo, e l’ingegnere che ci aveva ricevuto sembrava piuttosto sorpreso di vedermi lì. Avevo l’impressione che non si aspettasse la mia presenza, quasi fossi un intruso. Una cosa, però, la sapeva bene: che ero di Catania e che, di conseguenza, avrei dovuto affrontare il rientro in auto. Mi aspettavo, almeno, di essere ricevuto per primo, considerando che ero arrivato prima degli altri. In fondo, sarebbe stato logico, soprattutto per permettermi di ripartire con la luce del giorno e non dover guidare al buio. Invece, con mia grande sorpresa, mi fecero aspettare e fui l’ultimo a essere ricevuto. Una scelta che trovai strana, quasi inspiegabile, e che mi lasciò con un senso di frustrazione.

Nell’attesa, avevo iniziato a chiacchierare con gli altri candidati, scoprendo un po’ delle loro storie. Uno di loro si occupava di cucina, un altro faceva le pulizie, c’era chi era stato disoccupato fino a quel momento e una ragazza che lavorava come badante. Degli altri due, invece, non ricordo nulla di particolare. Mentre ascoltavo le loro esperienze, mi sono ritrovato a pensare: “Nicola, ma cosa cazzo ci fai qui?”. Era una domanda che mi ronzava in testa, un misto di incredulità e disagio, come se fossi finito in un posto che non mi apparteneva.

Finalmente, verso le 18:00, arrivò il mio turno. Durante l’attesa, però, una cosa in particolare aveva catturato la mia attenzione. Tra le 16:00 e le 16:30, mentre aspettavo nella saletta con la porta aperta, notai un continuo viavai di dipendenti che entravano e uscivano da una stanza accanto. Ogni volta che mi vedevano, mi salutavano con educazione, e io ricambiavo con un cenno del capo. Tra tutti, ricordo vividamente una signora che si avvicinò con gentilezza e mi chiese chi stessi aspettando. Le spiegai il motivo della mia presenza, e lei, con un sorriso caloroso, mi disse: “Spero che entri a far parte del Gruppo FS, così potremo collaborare”. Quelle parole, così semplici ma sincere, mi colpirono profondamente. In una giornata che fino a quel momento era stata piuttosto grigia, quella frase fu come un raggio di luce, un momento di calore umano che ancora oggi porto con me.

Sì, dopo tanti anni, di tutto quell’ambiente, ricordo ancora quella sua frase. Perché, per il resto, avevo cancellato dalla mia mente tutto di quella giornata. Ma in qualche modo, la sua gentilezza ha rappresentato l’unica nota positiva di quel contesto arido.

Ah, dimenticavo (parlando della misteriosa stanza): finalmente un impiegato si avvicina e mi conferma che a breve verrò chiamato. D’altronde, ero rimasto l’unico candidato. Alzandomi, gli chiesi se prima di entrare potevo approfittare della stanza accanto per prendermi un caffè. Ed ecco che improvvisamente quell’impiegato – sorridendo – mi apre quella porta, rivelando che all’interno non c’era alcun distributore automatico, ma solo un lettore di badge per convalidare l’orario di lavoro, in entrata e in uscita.

Ah… ora capisco quel viavai di persone intorno alle 16:00: erano lì in fila indiana perché avevano finito il proprio turno!

Mentre attendevo di entrare, ripensavo a quel malinteso, ma soprattutto riflettevo su quanto fosse realmente accaduto. E il mio pensiero non poteva che andare a me stesso, all’incarico che svolgevo in quel periodo come responsabile della Sicurezza, Qualità e Ambiente per un’affidataria di un appalto all’interno del gruppo We Build. Già… Iniziavo in cantiere alle 6:30 e finivo solitamente in ufficio la mia giornata non prima delle 20:00 o 21:00.

E allora, ancora prima di entrare al colloquio, mi sono nuovamente ripetuto: “Nicola, ma cosa cazzo ci fai qui? Lo sai che non è posto per te!”.

Comunque, alla fine, entro, faccio il colloquio, presento il mio CV con le mie qualifiche, referenze ed esperienze nei lavori ferroviari, tra cui alcuni progetti svolti anni prima proprio a Palermo. L’ingegnere con cui colloquio è estremamente sorpreso e, forse per mettermi alla prova, mi chiede con chi avessi collaborato. Gli faccio alcuni nomi, e lui, nel dubbio, mi dice che sono suoi amici intimi. Allora prende il telefono e li chiama. Ovviamente, dall’altra parte del ricevitore, gli interlocutori (di cui non faccio i nomi, ma che ringrazio per le belle parole espresse) non solo confermano quanto dichiarato nel mio CV, ma esprimono sorpresa nel sapere che io fossi lì. Uno di loro scherza persino: “Non credo proprio che verrà… costa troppo!”.

Alla fine, tra saluti e convenevoli di circostanza, qualcuno mi dice che forse sono troppo qualificato per la posizione che avrei dovuto ricoprire e che certamente non era quello che desideravo o che rientrava nelle mie aspettative. In particolare, secondo la persona a cui avrei dovuto eventualmente sottostare, il rischio di affidare a me quel ruolo poteva rivelarsi un boomerang, perché probabilmente avrei potuto dare improvvisamente le dimissioni, costringendo così tutto lo staff a riattivarsi nella ricerca di un nuovo candidato.

Ritorno a casa e, come mi aspettavo, nei giorni seguenti nessuno – a dimostrazione dell’alta professionalità organizzativa – mi ha più fatto sapere nulla: né per iscritto, né tantomeno attraverso vie informali.

La verità? Nessuno voleva che io fossi lì quel giorno! Né chi aveva inviato la convocazione, né quei soggetti che hanno visto in me un potenziale collega difficile da sottomettere e poco disposto a mediare. Soprattutto, non volevano qualcuno disposto a dare a quella società ciò che loro, fino a quel momento, non avevano dato o quantomeno apportato. Del resto, come ripeto spesso, cosa si può chiedere a chi è stato sicuramente “raccomandato“?

Concludo dicendo che questa esperienza mi ha fatto riflettere profondamente su un problema che affligge non solo il mondo del lavoro, ma l’intera nostra società: il sistema delle raccomandazioni. Non è solo un problema per chi cerca lavoro, ma è un cancro che corrode la fiducia nelle istituzioni e nel futuro. Come ha detto qualcuno: “Quando il merito muore, muore anche la speranza di un futuro migliore.

Ci sono individui che godono nell’essere raccomandati, senza rendersi conto del danno che causano. Non solo apportano un basso livello di competenza e professionalità, ma tolgono anche il giusto merito a chi, invece, ha dimostrato di essere migliore attraverso anni di studio, sacrifici e dedizione.

Il raccomandato spesso non ha nulla da offrire se non la propria “impreparazione” e “incompetenza”, e questo crea un circolo vizioso in cui il merito viene messo in secondo piano. È un problema grave che danneggia non solo le aziende private, ma anche gli enti pubblici e quindi l’intera società, perché premia l’ingiustizia e scoraggia chi, viceversa, potrebbe davvero fare la differenza.

E allora, mi chiedo: quando smetteremo di accettare questo sistema infetto? Quando capiremo che il merito deve essere l’unico criterio per accedere a un lavoro o a una posizione?

Perché fintanto che continueremo a tollerare le raccomandazioni, non faremo altro che perpetuare un sistema che premia la mediocrità e penalizza l’eccellenza. E questo, purtroppo, è un problema che va ben oltre Ferrovie dello Stato.

Certe inchieste non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano…

Sì, come la canzone di Antonello Venditti, anche la Giustizia fa lo stesso. E come riporta quel testo, “ma amici mai“, infatti non ci si dimentica. Proprio come quell’amore, prima o poi ritorna.
C’è una verità che spesso viene sottovalutata: nessuna storia d’amore può considerarsi al sicuro per sempre. Già, perché c’è sempre qualcosa, qualcuno che può ribaltare quella certezza.
La stessa cosa vale per le inchieste giudiziarie. Sì, anche quelle che ci sembrano concluse possono improvvisamente riaprirsi, riportando alla luce fatti e responsabilità che si credevano sepolti.
Nuove prove emergono, testimonianze inedite vengono alla luce, errori procedurali vengono corretti, e ciò che sembrava un punto finale può trasformarsi in un nuovo inizio.
La giustizia è come un fiume che scorre: a volte lento, troppo lento, a volte impetuoso. Ma una cosa è certa: non si ferma mai!
Per cui, chi è stato assolto in passato non può dormire sonni tranquilli, perché la legge ha una memoria lunga, ma soprattutto, è chi pensa di essere al di sopra di ogni sospetto che dovrebbe ricordare: nessuno è veramente al sicuro finché la verità non ha fatto completamente il suo corso.
Certo, per esperienza posso affermare che la giustizia può metterci tempo. Può sembrare distratta, distaccata, a volte persino indifferente. Ma prima o poi, ecco che ritorna. E quando lo fa, non guarda in faccia a nessuno.
Ecco perché nessuno può considerarsi definitivamente tranquillo. Basta osservare quanto sta accadendo in questi giorni: quel “dire non dire“, quei messaggi subliminali, mi sembra di essere dentro al testo di Venditti: “fanno dei giri immensi e poi ritornano“. 
E qui sembra la stessa cosa: la giustizia ha deciso di bussare nuovamente a quella porta!

La Sicilia: ultime notizie su coletti bianchi e sui processi che li vedono coinvolti…

Se pur lontano dalla mia Sicilia, mi piace leggere quotidianamente degli articoli sul web che parlano della mia terra, in particolare quando i post vengono scritti da giornalisti bravi che meritano di esser posti in evidenza, come ad esempio nel caso specifico questo riportato di seguito, redatto dalla giornalista Laura Di Stefano. 
La macchina della giustizia non si ferma mai. 

Uno stop lo hanno subito solo i processi già incardinati: le udienze infatti riprenderanno a pieno regime a settembre dopo il fermo agostano. Nel calendario di questo autunno giudiziario, che si annuncia caldissimo per tanti motivi, c’è una postilla da mettere in premessa. E cioè il cambio nella guida alla procura. Carmelo Zuccaro, infatti, è stato nominato dal Csm nuovo Pg e il 15 settembre si insedierà al posto del facente funzioni Carlo Caponcello destinato alla Procura generale di Messina. Cambio di testimone che potrebbe avere degli effetti nel sistema organizzativo del lavoro. Ma tornando alla materia prima del Palazzo di giustizia, sono diversi i processi da “segnare” negli ultimi fogli dell’agenda 2023.

Colletti bianchi al bivio

I protagonisti che catalizzano l’attenzione sono i colletti bianchi, alcuni anche per il ruolo istituzionale che rivestono tutt’ora. 

Partiamo dai catanesi che sono nello scacchiere della giunta regionale a Palermo. Il 26 settembre è la data fissata per l’apertura del processo sullo scandalo nella Società Interporti Siciliani per induzione indebita a dare e promettere utilità che vede imputati Marco Falcone e Gaetano Armao, rispettivamente attuale ed ex assessore regionale all’Economia. Con loro alcuni mesi fa sono stati rinviati a giudizio l’ex deputato Ars Nino D’Asero, l’ex amministratore Sis Rosario Torrisi Rigano, l’ex segretario di Falcone Giuseppe Li Volti, la dipendente della Sis Cristina Sangiorgi. Con l’accusa di corruzione Salvatore Luigi Cozza. Le difese di tutti gli imputati sono convinti che dimostreranno nel dibattimento l’infondatezza della ricostruzione accusatoria. Sono due i processi per corruzione elettorale che sta affrontando il vicepresidente della Regione Siciliana, Luca Sammartino: il primo è frutto di un’indagine della Digos (nella prossima udienza è previsto il proseguimento dell’esame di un esponente della polizia giudiziaria) e il secondo invece è figlio di un troncone dell’inchiesta Report del Gico della guardia di finanza sulle regionali 2017 (è imputato assieme a un gregario dei Laudani Lucio Brancato). Il politico ha sempre dichiarato – anche in aula – la correttezza del suo operato nell’attività politica fin dal primo giorno in cui ha deciso di scendere in campo.

Da Palazzo d’Orleans a Palazzo degli Elefanti. Il neo vicepresidente del consiglio comunale Riccardo Pellegrino tra qualche mese conoscerà l’epilogo del lungo processo che lo vede accusato di corruzione elettorale assieme (per citarne alcuni) Ascenzio Maesano e Biagio Susinni, rispettivamente ex sindaci di Aci Catena e Mascali. La procura ha chiesto per il consigliere azzurro – sicuro di uscirne con un’assoluzione piena – una condanna a tre anni. Nella prossima udienza in programma ci saranno le ultime arringhe difensive.

Rimanendo nella cerchia dei politici (anche ex) c’è molta attesa di conoscere l’esito dell’udienza preliminare fissata per il 7 settembre sull’operazione sui progetti sanitari e sul posto da direttore amministrativo all’Ordine dei Medici di Catania. I reati ipotizzati a vario titolo sono corruzione e turbativa d’asta. La pm Alessandra Tasciotti ha chiesto il rinvio a giudizio per 16 persone, tra cui gli ex assessori regionali Antonio Scavone e Ruggero Razza e il potenziale candidato sindaco Pippo Arcidiacono. I registi del sistema scoperchiato dagli investigatori sono Aldo Missale e il dentista Ezio Campagna, che sta andando verso il patteggiamento.

Prosegue a ritmi lentissimi invece il processo sugli appalti per l’accoglienza dei migranti al Cara di Mineo, che vede coinvolto il deputato nazionale Giuseppe Castiglione. Il dibattimento è in pieno svolgimento con un’udienza fissata i primi di novembre.

Va a vele spiegate invece il processo Università Bandita. A Bicocca ricominceranno le udienze sulla concorsopoli accademica che vede tra gli imputati gli ex rettori Francesco Basile e Giacomo Pignataro, ma anche l’ex sindaco di Catania Enzo Bianco (che ha da affrontare anche il processo per il falso in bilancio al Comune).

E dopo cinque anni e mezzo potrebbe concludersi entro il 2023 il processo di primo grado a carico dell’imprenditore ed editore Mario Ciancio Sanfilippo (la prima udienza fu a marzo 2018) accusato di concorso esterno. In scaletta a fine settembre l’arringa della difesa cominciata prima del break estivo.

Ci mancava solo la riforma "Cartabia"!!!

Già… per ingannarci ci hanno raccontato che grazie alla riforma del ministro Cartabia si velocizzerà di molto i processi in Italia, ma la verità è che questa legge si presta perfettamente affinché le persone oneste si stanchino d’inseguire una giustizia inefficace, la stessa che ha dimostrato in molti processi di non essere stata equa, ed ora, offre alla maggior parte degli indagati, una possiamo dire “forma d’immunità”, in particolare favorisce coloro che possono permettersi una protezione extra (ad esempio un sostegno da quel gruppo di fratellanza “massonico”) grazie d un avvocato di grido… 

Quindi alla fine a pagare saranno sempre i più deboli, mentre tutti quei disonesti politici, imprenditori, mafiosi, ladri, etc… vedranno allontanare da se una possibile condanna, ecco quindi il motivo per cui la maggior parte di quei soggetti o quanto lo sono in maniera celata, si sono dichiarati fortemente entusiasti, già… nel aver contribuito all’approvazione di questa riforma!!!

D’altronde cosa ci si poteva aspettare da un Paese dove ila maggior parte pensa che sia sciocco non delinquere e/o arraffare il più possibile e d’altronde, se l’esempio viene dato proprio da quanti ci governano, come si può sperare di migliorare quella mancata cultura di legalità???   

Certo, ora grazie a questa riforma non vi sarà più alcuna sicurezza, tutti gli esposti presentati, le denunce formalizzate dovranno essere nuovamente confermate, comprenderete come saranno in molti a lasciar perder, a non voler insistere con altro tempo e con una giustizia che si dimostra spesso inefficiente o ancor peggio collusa… 

La maggior parte di quei cittadini coraggiosi preferirà ora dedicarsi ad altro e così tutti quei delinquenti di cui si è dimostrata la vena opportunistica, eviteranno grazie a questa riforma le ripercussioni personali e di conseguenza la spade di Damocle giunta quasi sul collo. 

Hanno avuto pure il coraggio di chiamarla legge “spazza-corrotti”, una vera stranezza considerato che la sensazione avvertita è proprio quella contraria e cioè che sia stata fatta proprio per proteggere quei corrotti!!!

Ed allora con la scusa di evitare tempi indeterminati e lunghi processi, si è fatto in modo che la maggior parte di questi venissero di fatto cancellati e quindi estinti, come si dice: alla faccia della legalità!!!

C’erano sicuramente altri modi per far sì che i processi durassero di meno, ma loro hanno scelto la strada più breve o per dire, quella più comoda, quanto difatti realizzato, garantirà a chi se lo potrà permettere di non perdere mai un processo.

Denunciate, sì… denunciate, tanto alla fine passerete da vittime a colpevoli, mentre quest’ultimi, potranno cavarsela senza neanche pagare alcun risarcimento!!!

I processi vedrete ora dureranno (forse…) meno, ma certamente saranno meno giusti di quanto già non lo siano, basti osservare molte delle molte sentenze espresse in questi anni…

Tuttavia, ho il forte timore che nel nostro paese, con l’applicazione di questa riforma, possano accadere dei fatti gravi come quelli accaduti negli Stati Uniti, dove per l’appunto molti cittadini hanno preferito farsi giustizia da se, pensando – così facendo – di evitare processi interminabili o pareri di giudici discordanti nei vari gradi di giudizio…

Comprendere tutti che se il percorso attualmente avviato è questo, penso che sia grave e irresponsabile non prevederne oggi i possibili rischi, in particolare l’eventuali decisione arbitrarie da parte di molti, di far a meno dell’unica giustizia esistente e di procedere senza di essa, compiendo azioni che potrebbero di fatto, determinare gravi conseguenze facilmente intuibili!!! 

Diceva Platone: Il capolavoro dell’ingiustizia??? E’ di sembrare giusto senza esserlo!!!

Giorgia… ma cosa aspetti a scaricare una volta e per tutte quel finto alleato che pensa soltanto ai propri interessi???

Uno spettacolo indegno, già… quanto stiamo assistendo a causa del Cavaliere è veramente ridicolo!!!

Sorge spontanea una domanda: ma i nomi dei ministri non dovrebbero essere comunicati prima di tutti al Presidente Mattarella, affinché egli possa approvarli e dare così la propria fiducia insieme al Parlamento???

Viceversa qui ci troviamo dinnanzi ad un individuo che decide per tutta la coalizione, in particolare egli si atteggia a leader di quel gruppo quasi fosse il suo partito ad aver vinto le elezioni, dimenticando (o facendo finta di dimenticare) d’aver raggiunto in preferenze un misero 8% ma di contro egli prova lo stesso ad imporre uomini e donne che dovrebbero rappresentarci nel prossimo governo!!!

Stiamo rasentando la follia, un uomo che indica chi debba essere il prossimo ministro della giustizia, chissà forse spera di abolire quella odiosa legge Severino che tanto lo ha visto coinvolto in qualità d’imputato e che potrebbe – in uno dei 4 processi ancora in corso – fargli rischiare la decadenza…

Permettetemi di ricordarvi come Egli abbia ancora una serie di procedimenti penali in corso, che potrebbero giungere a sentenza definitiva nel quinquennio e non mi riferisco al più noto processo “Ruby-ter”, l’unico per il quale prevedo un nulla di fatto!!!

D’altronde osservare come, il prossimo Presidente del Consiglio, venga da egli apostrofato in quel foglio bianco attraverso quei quattro epiteti (che non sto qui a ripetere), note che sono state da quello stesso soggetto rinnegate, ecco penso che digerire a elezioni concluse da quel suo alleato frasi così irriverenti, lasciano l’amaro in bocca…

D’altro canto, non si può neppure permettere di assecondare le velleità di un anziano pensionato che non vuole accettare d’esser ormai più vicino all’ex regina scomparsa e che tenta in tutti i modi d’aggrapparsi a un modello con cui sicuramente giocava da bambino e nel quale ancora oggi s’immedesima: “Big Jim“!!! 

Presidente Meloni, è riuscita dove molti suoi predecessori hanno fallito, la prego quindi di non ripetere gli stessi errori d’allora, utilizzi quindi la sua intelligenza per allontanare definitivamente quel “padre padrone” e quel suo partito, peraltro Lei non ha bisogno di loro per governare, può farlo anche senza quei voti, vedrà…  appena egli verrà estraniato definitivamente dalla politica, i primi a girargli le spalle, saranno proprio i suoi parlamentari!!!

Giorgia, non è più tempo di carote, diplomazia, incontri e mediazioni, è tempo di usare il bastone, così forse qualcuno comprenderà che non tutti sono disponibili ai compromessi o a genuflettersi per poche migliaia di euro, perché c’è chi non si piega, non si è mai piegato, ma soprattutto, sa far valere in ogni circostanza, la propria dignità!!!

Quindi, se veramente ama questo tuo Paese- per come con orgoglio molti le hanno dimostrato con i fatti dall’interno di quei seggi – ora tocca a Lei far vedere quanto realmente tiene ad esso!!!

Come pilotare i processi…

Continuando con quel sistema colluso che interviene, protegge, condiziona e modifica i processi, ecco un articolo interessante che spiega in maniera perfetta, quanto accaduto alcuni anni fa ad un imprenditore pugliese. 

Ci sono la massoneria e i servizi segreti deviati. C’è persino il sistema Gladio, l’organizzazione paramilitare nata su impulso della Nato in chiave antisovietica. Sono gravide di questi riferimenti le minacce di morte raccontate, quando, “dopo dieci anni, il pozzo si è prosciugato”. Le confessioni fiume rese dall’imprenditore di Corato (Bari) Flavio D’Introno dicono di una paura piena, ma anche di depistaggi e di una fuga all’estero ben architettata, il “sistema Albania”. Le sue parole ricostruiscono gli ingranaggi del presunto sistema di corruzione nel tribunale di Trani e inchiodano il magistrato Michele Nardi, almeno stando alle oltre 800 pagine di ordinanza firmata dal gip del Tribunale di Lecce Giovanni Gallo. Ieri, sono state eseguite le misure di custodia cautelare in carcere a carico suo e dell’ex pm di Trani Antonio Savasta, oltre che di un ispettore di polizia. Tra le misure interdittive notificate, una è a carico del noto imprenditore Luigi Dagostino.

LE MINACCE DI MORTE E LO SPAURACCHIO GLADIO

“Disse che se io parlo allora mi doveva far ammazzare da questi dei servizi segreti, tanto lui a Lecce era molto potente, conosceva gip, capo procura, conosceva tutti, disse: ‘Tu sei un morto che cammina se parli’, disse”. Così D’Introno ricostruisce lo “stillicidio” durante gli interrogatori, perché Nardi ci andava giù pesante quando lui non era disponibile: “Quando faccio vedere la tua foto – gli avrebbe detto – faccio uscire a uno e viene qua… io ho i contatti con i servizi segreti. Ho sentito “Inzerrillo” disse su un altro procedimento penale della struttura Gladio”. Lo ribadisce più volte: “Nardi mi ha minacciato di morte dicendosi capace di fare del male sia alla dottoressa Licci (la pm, ndr) che a me che al luogotenente Santoniccolo per il tramite dei servizi segreti deviati”. Così Flavio D’Introno s’è deciso a parlare. Inizialmente, riferisce solo dei suoi rapporti con Nardi, cerca di tener fuori Savasta, in virtù del “patto d’onore” tra loro. Pian piano, però, si apre e delinea i contorni di quella che lui stesso definisce “associazione a delinquere” finalizzata alla corruzione in atti giudiziari, accusa che per il gip ha sostanza.

L’imprenditore 46enne fa di più: per dare maggiore riscontro alle sue dichiarazioni, nell’autunno scorso prende a registrare con lo smartphone i colloqui al bar e altrove. A tratti i rapporti si invertono. Savasta evidentemente ha seri timori: lo invita a non dire nulla di loro e gli promette 50mila euro per fuggire alle Seychelles. È il “prezzo del silenzio di D’Introno – è annotato nell’ordinanza – così come emerge il pieno coinvolgimento anche di Nardi nella strategia finalizzata a comprare il silenzio, provvedendo a fornirgli i mezzi per fuggire dall’Italia e rendersi definitivamente irreperibile”. Il 18 novembre 2018, Savasta consegna a D’Introno i primi 1.800 euro a titolo di anticipo, perché “diciamo tu ti rendi conto che dovremmo vergognarci di vivere per quello che uscirà fuori di merda”, gli spiega l’ex pm.

A CIASCUNO IL SUO RUOLO

È l’epilogo di un’organizzazione in cui ciascuno ha il suo ruolo, nella ricostruzione fatta dal pm Roberta Licci e dal procuratore di Lecce Leonardo Leone De Castris: “Nardi è colui che stabilisce le regole organizzative dell’associazione e la ripartizione dei profitti”, “crea i contatti, acquisisce informazioni”; Savasta, “in virtù delle sue funzioni presso la Procura di Trani, concretamente ha il potere di intervenire ed agisce attivando le più disparate iniziative giudiziarie”.

Vincenzo Di Chiaro, ispettore presso il commissariato di Corato, “ha il compito di predisporre false relazioni di servizio e comunicazioni di reato, tutte puntualmente ‘canalizzate’ in modo tale da farle pervenire direttamente a Savasta” ed è il trait d’union tra quest’ultimo e D’Introno; Simona Cuomo, nella sua veste di avvocato, “fornisce copertura giuridica alle iniziative concordate”, costruendo anche false denunce. Grazie a questa architettura si sarebbe consumata più volte la svendita della funzione giudiziaria, un “asservimento, e la circostanza rende se possibile ancora più squallida l’intera vicenda, che i due magistrati – scrive il gip – offrono all’imprenditore D’Introno per risolvere i suoi guai giudiziari, imprenditore visto quale una ‘gallina dalle uova d’oro’ a cui spillare denaro e altre utilità in ogni possibile occasione”.

IL SISTEMA DEL 10%

Dalle carte, disseminate di omissis, emerge che i due magistrati hanno tenuto rapporti diretti anche con altri imprenditori, capitolo su cui le indagini sono ancora in corso. Il sistema, comunque, sempre lo stesso: Nardi “pretendeva il 10 per cento su tutte le questioni trattate da altri magistrati grazie alla sua intercessione”. Pur essendo ormai da diversi anni in servizio a Roma, ora come pm e prima nell’ispettorato del ministero della Giustizia, aveva, a quanto pare, porte aperte nella locale Procura: “Nardi – stando a quanto riferito da D’Introno – aveva il tabulato dei turni dei magistrati di Trani ed era in grado di segnalarmi i giorni precisi per fare in modo che le denunce da me presentate andassero direttamente nella competenza di Savasta”. Nardi tornava nella sua città ogni fine settimana e “ogni dieci, quindici giorni io gli consegnavo soldi in contanti, 1000, 2000, 1500”, rivela l’imprenditore.

In un decennio gli avrebbe dato di tutto, come prezzo della mediazione “ma anche con il pretesto di dover comprare il favore di altri giudici”: un viaggio a Dubai da 10mila euro; la ristrutturazione di un immobile a Roma per 120mila euro e di una villa a Trani per 600mila; diverse somme in contanti; un Rolex d’oro dal valore di 34mila euro; due diamanti da 27mila euro ciascuno. Nardi inizia a proporre poi investimenti nella capitale, come due appartamenti in Piazza di Spagna, finiti in una indagine per bancarotta fraudolenta che lui sta seguendo. Di più: gli chiede due milioni di euro, somme che giustifica come necessarie per corrompere altri giudici, ad una settimana dalla definizione del processo Fenerator in cui l’imprenditore è imputato per usura. D’Introno, però, non ha più soldi. E da quel procedimento giudiziario, anche in appello, ne esce con una condanna. Dopo anni di versamenti, inizia a pensare di “essere stato sfruttato senza in fondo ottenere i risultati che gli erano stati garantiti”.

IL TENTATIVO DI DEPISTAGGIO

Nardi a quel punto gli fa paura: vanta amicizie potenti e la capacità di influenzare gli ambienti giudiziari. Del procedimento a suo carico a Lecce, ad esempio, sembra sapere molto sin dall’inizio, grazie ad una talpa (non individuata) nel palazzo di giustizia salentino. Poiché sa – è la motivazione per cui è stata accolta la richiesta di custodia cautelare in carcere – tenta la carta dell’inquinamento probatorio: “In sostanza – spiega D’Introno – lui mi diceva di riferire volutamente durante i contatti telefonici delle circostanze non aderenti alla realtà, per creare delle prove a suo favore che gli servivano per depistare le nostre indagini di cui lui era sempre a conoscenza. In questo modo si garantiva l’impunità o meglio una imputazione più blanda, di cui era stato già rassicurato da sue fonti interne alla Procura di Lecce”. Per lo stesso motivo, Nardi avrebbe orchestrato con l’avvocato Cuomo una strategia tale da rendere Savasta “il capro espiatorio di tutta la vicenda”. Invece, l’imprenditore puntualizza: sì, “erano un tutt’uno” ma “Savasta eseguiva gli ordini di Nardi. Nardi comandava, la parola precisa”.

COME PILOTARE I PROCESSI

Su “mandato di Nardi” e con la collaborazione dell’ispettore Di Chiaro, Savasta avrebbe cercato di pilotare i processi di primo e secondo grado in cui era imputato D’Introno. Lo avrebbe fatto, in cambio di complessivi 300mila euro, con il fuoco incrociato: stando all’impianto accusatorio, si è mosso attivando – pur non essendo titolare del procedimento Fenerator – procedimenti penali a carico di parti offese e testimoni, a mezzo stralcio da suoi procedimenti concernenti persone e vicende del tutto scollegate. Al poliziotto il compito di creare l’input, depositando annotazioni di polizia giudiziaria e informative di reato attestanti false circostanze e supportate da false dichiarazioni rese da due uomini di D’Introno. Tutto con l’obiettivo di minare l’attendibilità delle prove d’accusa a carico di quest’ultimo. L’imprenditore sarebbe stato aiutato anche per fronteggiare cartelle esattoriali per milioni di euro e nel tentativo di un “golpe aziendale” nella Ceramiche San Nicola, una delle più redditizie aziende di famiglia, che avrebbe voluto sfilare dalle mani del padre e della sorella attraverso un continuo attacco giudiziario sferrato da Savasta.

L’articolo è stato estratto da: https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/01/15/massoneria-servizi-deviati-gladio-le-minacce-di-morte-del-giudice-allimprenditore-che-non-poteva-piu-pagarlo/4897863/

"Chi nasce tondo, non muore quadrato"!!! Sì… ma stranamente questa regola sembra non valere quando si tratta della giustizia…

Che qualcosa all’interno di quei palazzi di giustizia non funzioni a dovere… non devo certo venirlo a dire io… 

Ho letto stamani un bellissimo articolo che riportava questa frase: “La verità processuale spesso in contrasto con la realtà”!!!

Ha parlare è un magistrato, il Dott. Bruti Liberati (ex presidente dell’Anm, ex procuratore della Repubblica di Milano) che commenta così una domanda ad egli rivolta su quanto avviene all’interno di quegli uffici giudiziari: la giustizia trasforma il bianco in nero, e scambia il tondo per quadrato? “Io queste cose le sostengo da trent’anni. Se poi le ho anche messe in pratica, non sono io a poterlo dire”!!!

Ma non solo, egli prosegue in maniera dura anche sui raporti che la giustizia, ha con la società civile in particolare con la politica…

Continuando, il Dott. Bruti abbatte con un sol colpo due pilastri del potere delle toghe: la libertà di esternazione pressoché totale, e la presentazione della verità giudiziaria come verità assoluta: “La verità processuale potrebbe anche essere in contrasto con la realtà, con la verità e obiettività delle vicende. Il giudice deve giudicare, ricorda Bruti, e il suo ruolo va rispettato perché lo esige la convivenza civile. Ma ciò che secondo le regole del processo è stato definito nero nella realtà potrebbe essere bianco, e viceversa”.

Si comprende da questo passaggio come la verità giudiziarie abbia il più delle volte condizionato la verità storica, ecco eprché oggi più che mai, chiede ai suoi colleghi di essere ancor più umili e nel far ciò, cita il Vangelo di Matteo: “Non giudicate, per non essere giudicati”!!!

Qualcosa sta cambiando, poco… ma si sa,. ogni cambiamento deve essere visto come un segnale positivo di crescita, costruzione, ma soprattutto trasparenza…

Ecco forse è quest’ultimo punto che tiene ancora molti cittadini distanti dalle istituzioni ed in particolare da quell’organo della magistratura, che viene visto come un qualcosa a se stante e che non sempre realizza quanto ci si aspetta, anzi il più delle volte nei suoi giudizi si dimostra iniqua e ahimè a volte perfida. 

Giustizia rinviata? Sì… ufficialmente a causa del "Pericolo Covid"!!!

Con un paese “liberi tutti” e con un’emergenza sanitaria di cui ormai  nessuno più vuole parlare, ecco che viceversa, all’interno di taluni palazzi istituzionali, mi riferisco ai nostri Tribunali, sono in molti tra quei suoi professionisti ad appellarsi a tutt’oggi ai rischi del virus “covid”, realizzando di conseguenza tutta una serie di slittamenti a quei programmati procedimenti giudiziari…

Non entro nel merito dei numeri dei contagiati e delle centinaia di vittime che ahimè vengono quotidianamente riportati dai notiziari, ma non dobbiamo dimenticarci, d’altronde l’abbiamo letto tutti, di come in molte regioni, parecchi decessi siano stati fatti passare per “infezioni covid-19“, quando le problematiche che hanno condotto molti di quei pazienti fossero realmente di tutt’altra natura…

Ma L’Italia si sa, è il paese delle contraddizioni, soprattutto quando vi sono importanti interessi in gioco e la posta è alta perché trattasi di milioni e milioni di euro!!!

Ed allora viene spontaneo chiedersi, ma se l’emergenza sanitaria è così fortemente presente, tale da far si che la maggior parte dei legali presenti, fanno richiesta (per nome/conto dei propri assistiti) ai corrispettivi Presidenti di aula, per ottenere il rinvio dei procedimenti in corso, giustificando in pericolo Covid, mi chiedo, perché all’interno di quella struttura – lo scrivo da Coordinatore della Sicurezza o Responsabile del Servizio Prevenzione e protezione – non vi è alcun protocollo di sicurezza anti contagio messo in atto???

Penserete che sto scherzando ma non è così, anche un famoso supereroe se n’è accorto proprio alcuni giorni fa!!!

Già… era presente lì dinanzi al Tribunale e c’era l’uomo mascherato che in attesa dell’apertura si stava faceva dei selfie…

Difatti appena hanno aperto l’ingresso, tutti ci siamo posti in fila dinnanzi a quel passaggio controllato da metal detector e forze dell’ordine, ed anch’Egli, con quel suo mantello nero, la maschera e il cappuccio era posto pochi posti dinnanzi al sottoscritto..

Ovviamente lo hanno salutato tutti, d’altronde parliamo di uno dei più famosi difensori del bene, cavaliere della giustizia e noto a tutti per quel suo impegno contro la criminalità organizzata e sempre in prima linea per garantire quei principi di libertà…

Mentre mi trovavo all’interno della struttura, all’improvviso mi sono girato ed ho visto che veniva verso di me chiedendomi: “scusa, ma oggi si svolgono le udienze”???

Ho risposto: Ehm… certo penso di si, scusi uomo mascherato, ma perché me lo chiede??? Ed egli rispondendo: “Ho sentito di rinvii causa “pericolo covid”!!!

Mi scusi, ma non mi sembra proprio, d’altronde le basta osservare quanto finora accaduto: nessuna procedura di misurazione della temperatura , come peraltro non vi è un registro per la rilevazione della della temperatura corporea, ancor meno sono presenti procedure di ingresso, transito e uscita, queste sono totalmente libere, come d’altronde i percorsi al fine di ridurre le occasioni di contatto con quanti presenti al suo interno…

Ed ancora, nessuna soluzione igienizzante per le mani, meno ancora nei servizi igienici, non parliamo poi di mascherine, quello sono un optional, c’è chi come Lei la tiene in viso in maniera corretta e chi viceversa ne fa un uso arbitrario, senza considerare chi ne è totalmente sprovvisto…

Non parliamo della Aule, quegli spazi comuni al chiuso non possiedono alcuna ventilazione continua al suo interno e quindi si dovrebbe consentire al suo interno un tempo ridotto di sosta ed anche il mantenimento della distanza di sicurezza di 1 metro, tra le persone che occupano quelle sedie, senza alcuna protezioni in plexiglass…

Tralascio di parlare di sanificazione periodica e/o pulizia giornaliera con appositi detergenti in tutti gli uffici, nei personal computer, ma anche nelle tastiere dei distributori di bevande…

Cosa dire… sembra che le dieci regole da seguire siano andate a farsi benedire, per chi non le ricordasse erano: no assembramento, evitare affollamenti in fila, mantenere la distanza di 1 m, uso dell’ascensore, lavare le mani, igienizzare le mani, coprire la bocca e il naso, no abbracci e strette di mani, disinfettare le superfici, i soccorsi…

Mio caro “cavaliere nero“, qui come può osservare c’è tutto il contrario di quelle regole, sembra di essere come diceva alcuni mesi fa quella signora sulla spiaggia a “Mondello”: “non c’è ne coviddi”!!!

Per cui, cosa aggiungere, stai tranquillo, non manca a Lei d’altronde… vada nella tua aula e compia il proprio dovere, come io farò nell’aula in cui sono chiamato!!!

30 MINUTI DOPO:  

Udienza rinviata al 2022 causa: “Pericolo Covid“!!!

Cazz… aveva ragione!!! 

Ma c’è qualcosa comunque che non mi è chiaro o forse mi sono perso qualcosa???

Ma che vita è… passar la propria esistenza da "indagato??? Silvio Berlusconi…

Abbiamo letto alcuni giorni fa di come il “Cavaliere” sia stato per l’ennesima volta indagato per corruzione…
Credo che tutto abbia avuto inizio ben trent’anni fa, eravamo nel 1988, quando fu processato per l’inchiesta su falso in bilancio e appropriazione indebita con la sua società “Fininvest”…
Ho scoperto l’altro ieri sera, una serie televisiva che ricostruisce la sua scalata alla politica… s’intitola “1993”  e debbo dire che riguardando molti di quei personaggi di allora, politici, lacchè e veline varie, ci si accorge come quello schifo di allora, sia riuscito a sopravvivere per quasi un trentennio, già… come se non fosse accaduto nulla… 
Osservando quella serie televisiva, si comprende il perché oggi ci ritroviamo in questa situazione disastrosa, un mondo quello vissuto dai nostri governanti, una storia quella riprodotta che descrive perfettamente quei soggetti, che si sono dimostrati con il tempo,  senza alcuna dignità!!!
D’altronde come può un uomo vivere tutta la sua vita all’interno delle aule di Giustizia… sapendo che è soltanto grazie ai propri legali, pagati profumatamente  – peraltro rappresentano i migliori nomi del panorama tra i difensori nazionali – che si è potuto evitare di trascorrere la propria esistenza, all’interno di un penitenziario… 
Prescrizione, intervenuta amnistia, il fatto non costituisce più reato,  il fatto non sussiste, archiviazione, condono, indulto, immunità parlamentare, servizi sociali”, sono soltanto alcune di quelle procedure adottate dai suoi bravissimi “azzeccagarbugli“!!!
Peraltro sappiamo bene tutti come, con il denaro, si possa comprare tutto e tutti… a volte ahimè anche coloro che si pensa impossibile da corrompere e mi riferisco a quegli uomini e donne delle istituzioni, tra cui ad esempio i magistrati…
Difatti… l’inchiesta di questi giorni della Procura di Roma, prende spunto da un sospetto, in cui ad essere stato corrotto è un giudice del Consiglio di Stato, affinché si giungesse ad una sentenza favorevole, in un caso che riguardava – guarda un po’ – la Banca Mediolanum… sì quella che “gira intorno a noi”.
La notizia non è ancora uscita pubblicamente, ma sembra che il “cavaliere” sarebbe coinvolto in un’inchiesta che ruota intorno a un ex funzionario della presidenza del Consiglio… 
Tutto nasce da una perquisizione compiuta due anni fa nella sua abitazione – ha scrivere la notizia è La Repubblica – dove la Guardia di Finanza ha trovato circa 250 mila euro in contanti nascosti all’interno di una confezione di champagne… in cui erano state riposte alcune copie di una sentenza del Consiglio di Stato favorevole a Berlusconi. 
Quell’anno infatti il Consiglio aveva annullato l’obbligo – imposto a Berlusconi da Banca d’Italia ed anche dal TAR – di cedere azioni di banca Mediolanum per circa un miliardo di euro.
Banca d’Italia aveva imposto a Berlusconi di vendere le azioni perché riteneva che dopo la condanna del 2013 per frode fiscale non avesse più i cosiddetti “requisiti di onorabilità” necessari per poter controllare una quota superiore al 9,99% di una banca.
Secondo la procura di Roma, il “cavaliere” ha cercato di corrompere il giudice del Consiglio di Stato per ottenere una sentenza a lui favorevole – che poi ovviamente arrivò – in cambio di denaro!!!
Sono ormai 82’… gli anni del “Cavaliere” e forse qualcuno di quei suoi collaboratori dovrebbe fargli comprendere che, per “Quota 100“, non s’intende la possibilità di continuare – nel suo caso specifico – a far danni per altri 18 anni!!! 
NO!!! Ci si può fermare anche prima e credo proprio che il suo momento sia giunto già da un bel pezzo… speriamo che anch’egli se ne renda conto… 
Io nel frattempo continuerò a ridere: Già… sia vedendo l’imitazione di quella sua copia perfetta nell’interpretare la serie televisiva, ma ancor di più… vedendo egli dal vivo!!!
Dove??? In Tv…!!! 
In questi giorni mi fa quasi tenerezza, nel provare in tutti i modi a convincere quei quattro connazionali che ancora gli credono… a scegliere quei suoi adepti “quaquaraquà”, alle prossime elezioni Europee…

Si sa… con la giustizia si può diventare ricchi!!!

L’altro giorno mi trovavo a far colazione al bar Kennedy…
Nel frattempo che attendevo il cameriere, ho iniziato a leggere un quotidiano, mentre i tre tavoli attorno a me, hanno iniziato ad occuparsi…
Ho avuto la sensazione che in ciascuno di quei tavoli – pur senza ascoltarli – vi fosse un legale, poiché gesticolavano a turno in modo animato…
Uno di loro ad esempio discuteva con quel suo cliente in modo vibrante e certamente qualcosa in quel procedimento in corso, dava particolarmente fastidio a quel suo interlocutore…
Vi assicuro che non era mia intenzione ascoltare… ma era talmente tanto il casino che facevano che, anche chi non voleva sentire… era costretto a sentirli!!!
Alzando lo sguardo, ho visto uno di loro chiedere dei soldi, che immediatamente gli sono stati consegnati da quel suo interlocutore…
Il sottoscritto ha pensato tra se e se che probabilmente quel comportamento non fosse molto professionale, certamente aveva poco di discrezionale, d’altronde… che senso ha discutere circostanze personali all’interno di un bar, già… non sarebbe più corretto ricevere i clienti nel proprio studio??? 
Ma poi ho pensato, questi giovani avvocati uno studio loro non c’è l’hanno, utilizzano qualche stanza condivisa nei quali svolgono le funzioni di “praticantato” e quindi chissà, per usufruire della sala riunione per quei propri interessi, dovranno dividere se non proprio quel loro cliente, certamente una parte di quel compenso ricevuto e allora forse così si spiega la presenza all’interno di un bar…
Di una cosa ormai comunque sono convinto, che chi vuole arricchirsi (anche illegalmente…), sfruttando il settore giudiziario, ha mille modi per farlo… 
Uno dei sistemi più semplici è quello compiuto da alcuni magistrati, ad esempio aggiustando le sentenze, seguono quindi alcuni studi legali, specializzati in truffe o raggiri…
Ho letto alcuni mesi fa di un’inchiesta nella quale due avvocati hanno realizzato una frode nei confronti dell’Inps per ben 22 milioni di euro; usavano i nomi di centinaia d’ignari pensionati (alcuni di essi morti da tempo…) per richiedere all’istituto l’adeguamento delle pensioni; per far ciò, procedevano inizialmente attraverso cause giudiziarie e successivamente, dopo aver ricevuto le somme richieste, richiedevano agli sportelli del ministero della Giustizia, ulteriori rimborsi, causa le lungaggini di quegli stessi (falsi) processi…  
Poi ci sono presidenti di sezione dei tribunali, capaci di chiedere tangenti per sistemare i processi oppure altri che hanno ad esempio escluso la “sorveglianza speciale” ad alcuni pregiudicati, dietro lauti compensi, che trasformavano quei provvedimento forzati, in domiciliari…
Ci sono anche ufficiali delle forze dell’ordine che si sono messi a firmare falsi decreti di dissequestro, in favore di personaggi legati ad associazioni criminali che importavano dall’estero, merce contraffatta…
Tutto ormai si muove attorno ai soldi… e si sa, di denaro nei tribunali italiani ne gira tanto…
Non ricordo, ma da qualche parte ho letto: “Noi magistrati siamo un piccolo, solitario, malfermo scoglio sul quale piombano da tutte le parti ondate immense, spaventose, vere schiumose montagne, veri interessi implacabili, ricchezze sterminate, uomini tremendi… insomma forze selvagge al cui urto, noi poveri e meschini, dobbiamo resistere… a qualcosa di selvaggio, di affascinante e di feroce”
Ha detto bene il Presidente dell’ANAC, Raffaele Cantone: “Una giustizia dei grandi numeri comporta, inevitabilmente, meno trasparenza, più opacità e maggiore difficoltà di controllo”!!!
I dati dicono che ci sono circa tre milioni di procedimenti penali giacenti e circa 5 milioni di cause civili arretrate.
E’ ovvio che una così consistente farraginosità delle procedure, incoraggia tutti i malintenzionati a continuare in quelle attività illegali!!!
In particolare proprio coloro che con la giustizia operano quotidianamente, poiché il senso di impunità dovuto alle leggi di questo paese (che proprio loro conoscono alla perfezione), garantisce che taluni procedimenti, quali quelli per corruzione, evasione fiscale, sperequazione finanziaria  e quant’altro di natura economica, non vengano mai puniti in maniera seria…
Ma poi ditemi: “Siete veramente così convinti che, alla fine dei processi, quei giudici, avvocati o quegli uomini delle istituzioni, una volta condannati, sconteranno quella loro pena in carcere”???
Io non ci credo!!!

In attesa di "Giustizia"…

Credo che uno dei problemi più gravi della giustizia è legato alla lungaggine processuale e alla durata dei processi…
Ciò che maggiormente allontana i cittadini dallo Stato è proprio il problema della tempestività alla richiesta di giustizia da parte dei primi, che non trovano soluzione celere ai problemi fatti emergere…
Lo Stato… il più delle volte, forse a causa del sovranumero delle denunce presentate, del poco personale messo a disposizione e soprattutto dell’urgenza che taluni indagini hanno nei confronti di quegli esposti presentati, considerati non gravi o certamente meno urgenti rispetto ad altri… e si ha come la sensazione, che non si voglia occupare di noi…
Quanto sopra difatti, da come l’impressione che vi sia un certo disinteresse per le vicende che – pur dimostrando nei contenuti di possedere fatti gravi –  non ricevano quella giusta considerazione… forse perché non possiedono quel necessario risalto mediatico volutamente ricercato, ed il motivo per cui solitamente vengono accantonate…
Un’ulteriore problema è legato al comportamento di quel magistrato e/o di ogni altra autorità chiamata a valutare quanto ricevuto, in quanto non sempre quanto accertato, conduce alla definizione dell’indagine o a procedere con un processo.
Ora… osservando solitamente quanto avviene, si ha come l’impressione che non vi sia una corretta valutazione degli atti ricevuti, bensì… sembra che chi di dovere, sia portato a procedere con decisioni “ambigue” o quantomeno arbitrarie, che richiamano ad una mancanza di diligenza…
Comprenderete come, tutte queste circostanze, mettano in forte controversia i principi morali sui quali ciascuno credeva, in particolare nel voler essere sempre ed in ogni circostanza cittadini modello, lontani da quegli stereotipi sociali nei quali, “l’omertà e farsi i cazzi propri“, costituiscano gli unici esempi da seguire…
Perché purtroppo con questa nostra giustizia si diventa, non solo vittime, ma anche succubi… della stessa, tanto da venir sanzionati da quegli stessi giudici… che avrebbero dovuto soltanto verificare i documenti ricevuti dalla parte offesa e non addebitare a quest’ultimi le spese processuali… (P.s.: casualmente proprio su questo argomento, ho ricevuto alcuni giorni fa una missiva da parte di una Sig.ra, che evidenzia in maniera chiara quanto sopra riportato e mi ha chiesto inoltre la cortesia di pubblicare i documenti ufficiali, affinché si possa comprendere a quali ingiustizie ci si trova coinvolti, per aver cercato soltanto di fare il proprio dovere e di cercare aiuto nello Stato…).    

Ma la legge… ahimè non è uguale per tutti ed ecco perché oltre il danno vi sia la beffa e ci si ritrova a dover pagare le spese processuali, solo per aver fatto emergere reati gravi – a danno dello Stato – ma che stranamente… alcuni suoi uomini, non hanno voluto tener conto!!!
Ovviamente si può sempre pensare di procedere con quanto la legge prevede e cioè, con il ricorso!!!
Ma immaginate con quanto entusiasmo, ci si possa rivolgere nuovamente alla giustizia, sapendo di dover difendere una ragione, che è stata già in precedenza calpestata!!!
Ed allora ditemi – mi rivolgo a Voi, uomini delle Istituzioni – quanto altro tempo bisognerà aspettare per vedere finalmente quella giustizia giusta???
Sì, vorremmo evitare di trovarci stessi nel divano, come in quella vignetta di sopra…!!!

Come…??? Sono 70 gli anni di pedofilia emersi da quegli uomini di Chiesa??? No scusate… sono 2018 anni i crimini compiuti sotto il nome di Cristo!!!

La Chiesa cattolica, perseverando in quel suo modus operandi, ha sistematicamente perpetrato abusi sessuali su oltre mille bambini, attraverso quasi 300 dei suoi preti: nel corso di 70 anni, in Pennsylvania, l’ignobile depravazione compiuta a danno dei più deboli, ha potuto evolversi grazie alla complicità dei suoi superiori e al totale silenzio deciso dai suoi vertici!!! 
Un Gran giurì americano ha diffuso un rapporto di oltre 1.400 pagine: il più complesso ed esaustivo dopo quello pubblicato dal Boston Globe che, denunciava la pedofilia talare diffusa in Massachusetts sin dal 2002!!!
Il dossier ha condotto all’incriminazione di due preti: nella maggioranza dei casi i presunti responsabili sono purtroppo deceduti, ed il reato è stato prescritto. 
Uno dei talari incriminati è accusato di aver eiaculato nella bocca di un bambino di sette anni e si è dichiarato colpevole; l’altro ha aggredito due bambini, uno dei due è stato vittime di abusi dagli 8 anni fino ai 16. 
L’indagine del Gran giurì è durata due anni ed è stata condotta in tutte le diocesi della Pennsylvania: esaustiva e particolareggiata riporta decine di testimoni e mezzo milione di pagine di informazioni della Chiesa, contenenti accuse circoscritte contro oltre 300 preti pedofili. 
Ne risulta un quadro agghiacciante e schifoso!!! 
Il clero cattolico e la pedofilia vanno a braccetto da secoli: dal Concilio di Elvira (305 d.C.), quando per gli “stupratores puerorum” fu decisa la sola punizione del rifiuto della comunione, al “Crimen sollicitationis“, approvato nel 1962 da Papa Giovanni XXIII, dopo la prima edizione di Pio XI (1922), che stabilisce l’assoluta segretezza nelle cause di molestie, pena la scomunica, anche per la vittima che avesse intenzione di denunciare il fatto alla giustizia civile: la validità del documento è stata confermata nel 2001 dall’allora cardinale Ratzinger nella lettera “De delictis gravioribus”, diventato per di più Papa (ora… “emerito” del cazz…). 
Un meccanismo perverso incentrato sull’idea improponibile che l’atto pedofilo non sia una violenza perché il bambino, in quanto privo di razionalità, non sarebbe un essere umano… 
Nel dossier risulta che più di mille bambine e bambini vittime di abusi sono identificabili, anche se il numero reale sarebbe riconducibile a migliaia (molte vittime non hanno denunciato vinte dalla paura, in altri casi i loro dati sono andati perduti). 
Futuri adulti traumatizzati per la vita che, alle volte, hanno finito per autodistruggersi, abusando di droga e alcol; il numero di suicidi è decisamente alto.
La pedofilia è l’annullamento della realtà umana del bambino, una violenza efferata e inaccettabile dettata da una reale pulsione omicida. 
Il clero rivendica una propria legislazione e sottrae i preti pedofili alle norme dello Stato: tutti i loro rapporti sociali sono regolati come nel Medioevo e la legge da rispettare è quella, arcaica, della Bibbia. 
Alcuni casi elencati dal Gran giurì producono un orrore ineguagliabile: un sacerdote ha stuprato una bambina di 7 anni in ospedale, dopo che la piccola aveva subito una tonsillectomia; un bambino, dopo aver bevuto un succo di frutta, si svegliò il mattino dopo sanguinante dal retto, completamente incapace di comprendere l’accaduto; un prete costrinse un bambino di 9 anni a praticargli sesso orale, poi gli lavò la bocca con l’acqua santa per purificarlo; un altro “ministro di Dio” abusò di cinque sorelle della medesima famiglia, una vittima è stata violentata dai 18 mesi ai 12 anni. 
Nel 1992 una delle piccole rivelò ai genitori l’orrore subito: la polizia trovò nella casa del prete slip, bustine di plastica contenenti peli pubici, fiale d’urina e fotografie pedo-pornografiche. 
Cosa fece allora la Chiesa? 
Nulla… decise di ignorare le accuse e il sacerdote morì in attesa di processo…
Il procuratore generale della Pennsylvania, Josh Shapiro, afferma: “Lo schema era abuso, negazione e copertura. Come diretta conseguenza della sistematica copertura da parte delle alte autorità ecclesiastiche, quasi ogni caso di pedofilia che abbiamo rilevato è troppo datato per un processo”. 
Il Gran giurì ha chiesto che la prescrizione per i reati di pedofilia sia eliminata, le vittime devono aver più tempo per presentare denuncia. 
Nel dossier si evince che i religiosi anziani accusati furono promossi e i preti pedofili poterono amministrare per 10, 20 e persino 40 anni dopo che i vertici erano venuti perfettamente a conoscenza degli abusi.
Negli Stati Uniti sono tra 5.700 e 10 mila i preti cattolici accusati di abusi sessuali,  poche centinaia sono stati processati, dichiarati colpevoli e condannati: una stima ipotizza che le vittime negli Usa siano 100 mila. 
Che schifo… ed hanno il coraggio di porsi tra noi e Dio!!! 
Ma per favore… Dio li ha rinnegati ancor prima che decidessero di chiamare “Chiesa” quel loro movimento, che doveva ispirarsi ad un suo “ipotetico” figlio!!! 
Ora comprendo meglio perché Egli abbia deciso di resuscitare: per non aver a che fare con nessuno di loro!!!  

Ah… ??? Sentenze truccate a Messina??? Da non credere…

Lo scenario che si aperto è gravissimo e desolante al tempo stesso…
E’ stato evidenziato che nel Tribunale di Messina, il Consiglio di Stato e il Consiglio di giustizia amministrativa sono stati fortemente condizionati dall’attivismo di un numero consistente di giudici a libro paga che avrebbero preso mazzette per favorire i clienti più importanti rappresentati dal loro studio legale…
Ecco allora scoperte sentenze amministrative comprate ed un’azione di dossieraggio per inquinare e depistare importanti inchieste penali!!!
L’avevo scritto ieri… ed ora per l’ennesima volta (purtroppo…), scopro di aver avuto un’impressione corretta…
Ci sono più di venti magistrati iscritti per corruzione in atti giudiziari nel registro degli indagati delle procure di Messina, per un giro enorme di processi aggiustati nell’ambito della giustizia amministrativa…
L’hanno definita una vera e propria associazione a delinquere, magistrati che per anni avrebbero messo a disposizione la loro funzione giudiziale in cambio di soldi…
I magistrati che si sono dovuti interessare dell’inchiesta che ha portato all’arresto dei colleghi, hanno parlato di “mercificazione della funzione giudiziaria”, aggiungendo, “sono state usare prerogative per curare interessi particolaristici e personali di terzi soggetti… dietro remunerazione”!!!
Da non crederci… già, dover scoprire come in un palazzo di giustizia come quello di Messina, sia cresciuta a dismisura un fenomeno che a definirlo criminale non si fa peccato…
Tra i protagonisti, magistrati e avvocati… c’è chi aggiustava sentenze in cambio di denaro, chi vendeva informazioni segrete e chi rallentava le udienze; ciascuno ha fatto la sua parte!!!
 I casi sotto la lente d’ingrandimento sono in aumento esponenziale, tanto che gli esperti hanno iniziato a parlare di un nuovo settore illegale in forte espansione: la criminalità del giudiziario!!!
Potremmo definirlo il nuovo business… sì quello giudiziario!!!
Scriveva nel 1935 il giurista Piero Calamandrei nel suo “Elogio dei giudici scritto da un avvocato”: “Ciò che può costituire reato per i magistrati non è la corruzione per denaro, ma il vero pericolo è un lento esaurimento interno delle coscienze, una crescente pigrizia morale“!!!
Sono passati più di ottant’anni da quella pubblicazione, ed oggi, con quanto stiamo assistendo, non possiamo che comprendere di come la situazione sia sicuramente peggiorata…
La corruzione nel nostro paese, sicuramente diffusa nella pubblica amministrazione, ha ahimè trasmesso quell’infezione anche alle aule di giustizia, un tempo luoghi deputati alla ricerca della verità e alla lotta contro il crimine e che ora si sono trasformate in luoghi, per compiere business “illegali“!!!
Speriamo quantomeno che la giustizia alla fine faccia il proprio dovere… e soprattutto butti la chiave di quella cella, nella quale mi auguro verranno posti tutti quei magistrati, che si sono infettati di corruzione e che ormai possiamo definire: “contagiati“!!!

Berlusconi: Richiesto il rinvio a giudizio per corruzione in atti giudiziari…

La Procura di Torino ha richiesto il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi, per corruzione in atti giudiziari… 
L’accusa è quella di aver corrotto dei testimoni, precisamente l’imputazione riporta: corruzione e falsa testimonianza.
Stando all’accusa formulata nei documenti, dai party “Bunga Bunga” sarebbero emerse alcune presunte false testimonianze, tra le quali quelle del cantante Arcore Mariano Apicella a Roma, a Monza le showgirl Elisa Toti e Aris Espinosa, a Pescara l’ex meteorina Miriam Loddo, a Treviso la bionda ex protagonista del Grande Fratello Giovanna Rigato, a Siena il pianista Danilo Mariani e a Torino la soubrette Roberta Bonasia.
Il nuovo processo dovrebbe iniziare all’incirca a febbraio del nuovo anno, nella città di Siena, proprio alcuni mesi prima delle prossime elezioni nazionali… 
Ovviamente il “cavaliere” ha negato tutte le violazioni nel caso, sostenendo che quelle feste, non fossero altro che eleganti cene. 
Certo, questo nuovo processo non gioverà alla propaganda elettorale in corso, che già di per se lo vede “incandidabile” e potrebbe non avere un impatto positivo in prospettiva delle prossime elezioni… anche perché ormai sono pochi quei suoi sostenitori che credono ancora a quelle sue affermazioni e cioè di essere vittima di pubblici ministeri, politicamente motivati… 
Certo, la sua speranza è che “Forza Italia” ritorni nuovamente ad essere il fulcro dell’alleanza di centrodestra, affinché possa riconquistare la maggior parte dei seggi alle prossime elezioni, affinché egli possa riprendere a governare… Ovviamente tutti sanno che sarà impossibile per qualunque partito ottenere la maggioranza assoluta, in particolare proprio il cavaliere, ecco perché dobbiamo iniziare a prepararci per assistere all’ennesima vergognoso gioco delle poltrone e quello odioso metodo dell’inciucio…
Ma d’altronde agli italiani piace quanto sopra… e poi molti miei connazionali dimostrano di possedere una memoria corta o quantomeno hanno una particolare predisposizione particolare ad errare… 
Già come dimenticare con estrema leggerezza tutte le battaglie legali “non-stop” del cavaliere… e non mi riferisco certamente a quelle poco significanti… “sentimentali”, ma a tutti que procedimenti per frodi fiscali sui quali  già pende sul suo collo… una condanna!!!
Ah… dimenticavo, c’è il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo…  
Sì… vedremo come andrà a finire…

Berlusconi e quei "buchi neri"…


Dando seguito su quanto avevo redatto ieri, volevo riproporre alcune note elaborate in maniera più dettagliata e riportate in alcuni libri, scritti da due noti giornalisti italiani e precisamente Marco Travaglio e Peter Gomez… In quei loro scritti, si può vedere quanto tempo abbiano dedicato, per far emergere l’uomo che oggi tutti conosciamo come ex presidente del Consiglio, ma che un tempo, per l’appunto, si dedicava a tutt’altro (e chissà se forse non era meglio…). 
D’altronde, la vita e la carriera dell’imprenditore Silvio Berlusconi, nonostante le biografie autorizzate che il protagonista ha fatto pubblicare o propiziato nel corso degli anni con fini auto-agiografici, rimane di fatto costellata di “buchi neri” e da domande senza risposta. 

Ecco quindi riportato, un piccolo riepilogo degli omissis più inquietanti:
1) La Edilnord Sas è la società fondata nel 1963 da Silvio Berlusconi per costruire Milano 2. Soci accomandatari (quelli che vi operano), oltre al futuro Cavaliere, sono il commercialista Edoardo Piccitto e i costruttori Pietro Canali, Enrico Botta e Giovanni Botta. Soci accomandanti (quelli che finanziano l’operazione) il banchiere Carlo Rasini, titolare dell’omonima banca con sede in via dei Mercanti a Milano, e l’avvocato d’affari Renzo Rezzonico, legale rappresentante di una finanziaria di Lugano: la “Finanzierungesellschaft für Residenzen Ag”, di cui nessuno conoscerà mai i reali proprietari. Si tratta comunque di gente molto ottimista, se ha affidato enormi capitali a Berlusconi, cioè a un giovanotto di 27 anni che, fino a quel momento, non ha dato alcuna prova imprenditoriale degna di nota.
2) Sulla banca Rasini, dove il padre Luigi Berlusconi lavora per tutta la vita, da semplice impiegato a direttore generale, ecco la risposta di Michele Sindona (bancarottiere piduista legato a Cosa Nostra e riciclatore di denaro mafioso) al giornalista americano Nick Tosches, che nel 1985 gli domanda quali siano le banche usate dalla mafia: “In Sicilia il Banco di Sicilia ed a volte… a Milano… una piccola banca in piazza Mercanti”. 
Cioè la Rasini, dove – ripetiamo – Luigi Berlusconi, padre di Silvio, ha lavorato per tutta a vita, fino a diventarne il procuratore generale. Alla Rasini tengono i conti correnti noti mafiosi e narcotrafficanti siciliani come Antonio Virgilio, Salvatore Enea, Luigi Monti, legati a Vittorio Mangano, il mafioso che lavora come fattore nella villa di Berlusconi fra il 1973 e il 1975.
3) Il 29 ottobre 1968 nasce la Edilnord Centri Residenziali Sas (una sorta di Edilnord 2): stavolta, al posto di Berlusconi, come socio accomandatario c’è sua cugina Lidia Borsani, 31 anni. 
E i capitali li fornisce un’altra misteriosa finanziaria luganese, la “Aktiengesellschaft für Immobilienanlagen in Residenzentren Ag” (Aktien), fondata da misteriosi soci appena 10 giorni prima della nascita di Edilnord 2. Berlusconi da questo momento sparisce nel nulla, coperto da una selva di sigle e prestanome. Riemergerà solo nel 1975 per presiedere la Italcantieri, e nel 1979, come presidente della Fininvest.
Intanto nascono decine di società intestate a parenti e figuranti, controllate da società di cui si ignorano i veri titolari. 
Come ha ricostruito Giuseppe Fiori nel libro “Il venditore” (Garzanti, 1994, Milano), Italcantieri nasce nel 1973, costituita da due fiduciarie ticinesi: “Cofigen Sa” di Lugano (legata al finanziere Tito Tettamanzi, vicino alla massoneria e all’Opus Dei) e “Eti A.G.Holding” di Chiasso (amministrata da un finanziere di estrema destra, Ercole Doninelli, proprietario di un’altra società, la Fi.Mo, più volte inquisita per riciclaggio, addirittura con i narcos colombiani).
4) Nel 1974 nasce la “Immobiliare San Martino”, amministrata da Marcello Dell’Utri e capitalizzata da due fiduciarie del parabancario Bnl: la Servizio Italia (diretta dal piduista Gianfranco Graziadei) e la Saf (Società Azionaria Finanziaria, rappresentata da un prestanome cecoslovacco, Frederick Pollack, nato nientemeno che nel 1887). 
A vario titolo e con vari sistemi e prestanome, “figlieranno” una miriade di società legate a Berlusconi e ai suoi cari: a cominciare dalle 34 “Holding Italiana” che controllano il gruppo Fininvest. Secondo il dirigente della Banca d’Italia Francesco Giuffrida e il sottufficiale della Guardia di Finanza Giuseppe Ciuro, consulenti tecnici della Procura di Palermo al processo contro Marcello Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa, queste finanziarie hanno ricevuto fra il 1978 e il 1985 almeno 113 miliardi (pari a 502 miliardi di lire e 250 milioni di euro di oggi), in parte addirittura in contanti e in assegni “mascherati”, dei quali tuttoggi “si ignora la provenienza”. 
La Procura di Palermo sostiene che sono i capitali mafiosi “investiti” nel Biscione dalle cosche legate al boss Stefano Bontate. 
La difesa afferma che si tratta di autofinanziamenti, anche se non spiega da dove provenga tutta quella liquidità. 
Lo stesso consulente tecnico di Berlusconi, il professor Paolo Jovenitti, ammette l’”anomalia” e l’incomprensibilità di alcune operazioni dell’epoca.
5) Nel 1973 Silvio Berlusconi acquista da Annamaria Casati Stampa di Soncino, ereditiera minorenne della nota famiglia nobiliare lombarda rimasta orfana nel 1970, la settecentesca Villa San Martino ad Arcore, con quadri d’autore, parco di un milione di metri quadrati, campi da tennis, maneggio, scuderie, due piscine, centinaia di ettari di terreni. 
La Casati è assistita da un pro-tutore, l’avvocato Cesare Previti, che è pure un amico di Berlusconi, figlio di un suo prestanome (il padre Umberto) e dirigente di una società del gruppo (la Immobiliare Idra). 
Grazie alla fortunata coincidenza, la favolosa villa con annessi e connessi viene pagata circa 500 milioni dell’epoca: un prezzo irrisorio. E, per giunta, non in denaro frusciante, ma in azioni di alcune società immobiliari non quotate in borse, così che, quando la ragazza si trasferisce in Brasile e tenta di monetizzare i titoli, si ritrova con una carrettate di carta. 
A quel punto, Previti e Berlusconi offrono di ricomprare le azioni, ma alla metà del prezzo inizialmente pattuito. Una sentenza del Tribunale di Roma, nel 2000, ha assolto gli autori del libro “Gli affari del presidente”, che raccontava l’imbarazzante transazione.
6) Nel 1973 Berlusconi, tramite Marcello Dell’Utri, ingaggia come fattore (ma recentemente Dell’Utri l’ha promosso “amministratore della villa”) il noto criminale palermitano, pluriarrestato e pluricondannato Vittorio Mangano. Il quale lascerà la villa solo due anni più tardi, quando verrà sospettato di aver organizzato il sequestro di Luigi d’Angerio principe di San’’Agata, che aveva appena lasciato la villa di Arcore dopo una cena con Berlusconi, Dell’Utri e lo stesso Mangano. Mangano verrà condannato persino per narcotraffico (al maxiprocesso istruito da Falcone e Borsellino) e, nel 1998, all’ergastolo per omicidio e mafia.
7) Il 26 gennaio 1978 Silvio Berlusconi si affilia alla loggia Propaganda 2 (P2), presentato al gran maestro venerabile Licio Gelli dall’amico giornalista Roberto Gervaso. Paga regolare quota di iscrizione (100 mila lire) e viene registrato con la tessera 1816, codice E.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625. 
La partecipazione al pio sodalizio gli procaccerà vantaggi di ogni genere: dai finanziamenti della “Servizio Italia” di Graziadei ai crediti facili e ingiustificati del Monte dei Paschi di Siena (di cui è provveditore il piduista Giovanni Cresti) alla collaborazione con il “Corriere della Sera” diretto dal piduista Franco Di Bella e controllato dalla Rizzoli dei piduisti Angelo Rizzoli, Bruno Tassan Din e Umberto Ortolani.
8) Il 24 ottobre 1979 Silvio Berlusconi riceve la visita di tre ufficiali della Guardia di Finanza nella sede dell’Edilnord Cantieri Residenziali. 
Si spaccia per un “un semplice consulente esterno” addetto “alla progettazione di Milano 2”. 
In realtà è il proprietario unico della società, intestata a Umberto Previti. 
Ma i militari abboccano e chiudono in tutta fretta l’ispezione, sebbene abbiano riscontrato più di un’anomalia nei rapporti con i misteriosi soci svizzeri. 
Faranno carriera tutti e tre…
Si chiamano Massimo Maria Berruti, Salvatore Gallo e Alberto Corrado. Berruti, il capopattuglia, lascerà le Fiamme Gialle pochi mesi dopo per andare a lavorare per la Fininvest come avvocato d’affari (società estere, contratti dei calciatori del Milan, e così via). 
Arrestato nel 1985 nello scandalo Icomec (e poi assolto), tornerà in carcere nel 1994 insieme a Corrado per i depistaggi nell’inchiesta sulle mazzette alla Guardia di Finanza, poi verrà eletto deputato per Forza Italia e condannato in primo e secondo grado a 8 mesi di reclusione per favoreggiamento. Gallo risulterà iscritto alla loggia P2.
9) Il 30 maggio 1983 la Guardia di Finanza di Milano, che sta controllando i telefoni di Berlusconi nell’ambito di un’inchiesta su un traffico di droga, redige un rapporto investigativo in cui si legge: “E’ stato segnalato che il noto Silvio Berlusconi finanzierebbe un intenso traffico di stupefacenti dalla Sicilia, sia in Francia che in altre regioni italiane (Lombardia e Lazio). 
Il predetto sarebbe al centro di grosse speculazioni in Costa Smeralda avvalendosi di società di comodo aventi sede a Vaduz e comunque all’estero. 
Operativamente le società in questione avrebbero conferito ampio mandato ai professionisti della zona”. 
Per otto anni l’indagine, seguita inizialmente dal pm Giorgio Della Lucia (poi passato all’Ufficio istruzione, da anni imputato per corruzione in atti giudiziari insieme al finanziere Filippo Alberto Rapisarda, ex datore di lavoro ed ex socio di Marcello Dell’Utri) langue, praticamente dimenticata. Alla fine, nel 1991, il gip milanese Anna Cappelli archivierà tutto.
10) Il terzo, seccante incontro ravvicinato fra il Cavaliere e la Legge risale al 16 ottobre 1984. 
Tre pretori, di Torino, Roma e Pescara, hanno la pretesa di applicare le norme che regolano l’emittenza televisiva e che il Cavaliere ha deciso di aggirare, trasmettendo in contemporanea gli stessi programmi su tutto il territorio nazionale. I tre magistrati fanno presente che è vietato, non si può e bloccano le attrezzature che consentono l’operazione fuorilegge. 
Il Cavaliere oscura le sue tv, per attribuire il black out ai giudici, poi scatena il popolo dei teledipendenti con lo slogan “Vietato vietare”, opportunamente rilanciato dallo show del giornalista piduista Maurizio Costanzo. 
Lo slogan viene subito tradotto in legge dal presidente del Consiglio Bettino Craxi. 
Il quale abbandona una visita di Stato a Londra per precipitarsi in Italia e varare un decreto legge ad personam (“decreto Berlusconi”) che riaccende immediatamente le tv illegali del suo compare. 
Lo scandalo è talmente enorme che, persino nel pentapartito, qualcuno non ci sta.
E il decreto viene bocciato dall’aula come incostituzionale. 
Due dei tre pretori reiterano il sequestro penale delle attrezzature utilizzabili oltre l’ambito locale. Così Craxi partorisce un secondo decreto Berlusconi, agitando davanti ai riottosi partiti alleati lo spauracchio della crisi di governo e delle elezioni anticipate, in caso di mancata conversione in legge. Provvederà poi lo stesso Caf a legalizzare il monopolio illegale Fininvest sulla televisione commerciale con la legge Mammì, detta anche “legge-Polaroid” per l’alta fedeltà con cui fotografa lo status quo.

"Ce la faremo, Dio è dalla nostra parte"!!!

Se la frase l’avesse detto il “Cavaliere”… avrei potuto giustificarlo, d’altronde egli è ormai dominato da quel senso di onnipotenza… 
Già, d’altronde secondo i suoi parametri egli possiede ormai tutto o quanto un uomo nel corso della propria vita potrebbe desiderare… e cioè denaro, prestigio, proprietà e donne… sì, tutte quelle che ha potuto comprare…  
Ovviamente, man mano che è riuscito ad ottenere quanto voleva, s’è dovuto far carico anche di quei quattro vizi cardinali e precisamente: L’imprudenza, la viltà, l’ingiustizia e l’intemperanza…
Ora, dice il detto: “chi cammina con lo zoppo… impara a zoppicare”…
Ed allora, anche il nostro attuale candidato presidente alla regione Nello Musumeci, in preda a questa euforica campagna elettorale… si è lasciato andare, dichiarando… “Ce la faremo, Dio è dalla nostra parte”!!!
In queste elezioni regionali… ci mancava soltanto Dio!!!
Mi sembra di rileggere nuovamente dei templari, che in nome e per conto di Cristo, andarono a combattere in quelle crociate nel medio oriente, compiendo nel contempo crimini di ogni genere…    
Ed ora nel 2017, sento che quello spirito “santo” è sceso in politica per benedire questo attuale centrodestra!!!
Mi sembra di osservare in Tv quei giocatori di calcio, che ogni qualvolta ringraziano con il segno verso l’alto e si fanno il segno della croce per quel gol appena realizzato… come se a qualcuno da lassù, possa interessare di quella partita di pallone!!!
Ed oggi qui è la stessa cosa… “Dio” ha scelto il centrodestra!!!
C’eravamo lasciato quello scudo crociato da un bel po’… eppure in questi giorni, ho rivisto su alcuni social delle foto, con quello stemma messo nuovamente lì in bella evidenza!!!
Devo dirvi che mi dispiace dover sentire queste cazzate… anzi, mi verrebbe voglia di pregare quel Dio (giustiziere del vecchio testamento), affinché eliminasse una volta e per tutte questa politica squallida e trasformasse in statue di sale, quegli uomini e donne che, nel corso della loro vita, hanno cedute alle lusinghe della corruzione e del malaffare!!!
Ma purtroppo Dio, non interviene e nulla centra quel “libero arbitrio“… la verità è che non gliene fotte un cazzo di noi, perché ha cose ben più importanti a cui pensare!!!
Quindi ritornando sulla terra, in particolare in questa città etnea, vi è un passaggio significativo in quell’intervento di Musumeci che m’interessa riprendere: “La mafia cerca un alleato e non sarà la mafia a fermarci. Non sarà la demagogia a fermarci, il vuoto dei grillini, il loro linguaggio odioso, violento. Non vi consegneremo mai questa terra. Più che un vuoto vi chiedo una scelta, un patto di fiducia e mai tradirei la fiducia dei siciliani in questa ultima campagna elettorale perché” dopo i 5 anni alla presidenza della Regione “uscirò dalla politica”!!!
Anche su quanto dichiara il Cavaliere: “Il nostro futuro governo avrà maggioranza di protagonisti dell’impresa, delle professioni, i ministri politici saranno una minoranza. Così cambieremo l’Italia”… ho piacere d’intervenire, poiché il sottoscritto ha dei forti dubbi, anche se la frase in se non mi dispiace; già sapere che i politici saranno una minoranza è alquanto interessante… peccato però che a breve, scopriremo come finirà!!!
C’è una cosa comunque che mi da più fastidio… ed è quell’attacco pretestuoso nei confronti del M5Stelle… già, perché attaccare gli altri e non discutere dei propri programmi???
D’altronde come può pensare di fare promozione di legalità, proprio il leader di un partito che alcuni giorni fa è stato indagato da parte della Procura di Firenze???

Nel preciso momento in cui sto scrivendo questo post, nel programma di La7 “PiazzaPulita “, il giornalista Peter Gomes, sta elencando “casualmente” tutte le vicende giudiziarie del Cavaliere… anche se di contro, il Prof. Vittorio Sgarbi… sta gridando obiettando come quei processi, sono soltanto eresie!!!  

Ma per altro, basterebbe leggersi un po di storia di questo nostro paese, per scoprire lo “schifo” che è stato perpetrato con l’appoggio di tutti, da una grossa fetta del centrodestra, per inglobare in quel meccanismo perverso, gran parte del centrosinistra… ed ora, si vorrebbe dare la colpa a quei poveri deputati dei cinque stelle!!!

Certamente saranno poco preparati e di politica ne sanno poco o nulla, di errori ne sono stati commessi, ma sicuramente hanno permesso di dare una svolta a quella politica clientelare e mafiosa perpetrata da cinquant’anni a questa parte, oppure vogliamo far finta di dimenticare, proprio noi siciliani???
Ci siamo dimenticati con chi hanno fatto gli accordi gli americani durante la seconda guerra mondiale e quando se ne sono andati, a chi hanno lasciato il compito di governare questa terra… 
Ci si è dimenticati di Michele Navarra o di Vito Ciancimino, ci siamo scordati con chi faceva affari negli anni 90′ Totò Riina o a chi ha permesso di creare un partito se non a quei signori:Dell’Utri & Co.!!! 

Ed oggi, secondo voi, a chi andranno i voti della mafia??? Quale partito avrà scelto Messina Denaro per continuare a compiere quei suoi affari corruttivi??? Al M5Stelle…??? Non credo proprio… d’altronde quello stesso movimento non possiede neppure un valido candidato referente con cui poter discutere di scambio di voti… e poi, dove incontrarli, non possiedono neppure un ufficio, un locale, nemmeno un sottoscala!!!

E’ questa la differenza… non esistono le segreterie politiche, quelle a cui si va a chiedere il favore, quelle che garantiscono posti di lavoro, quelle che ti controllano se hai votato oppure no!!!

L’altro ieri un mio amico mi ha raccontato di essere stato chiamato da un candidato regionale, già  deputato nella passata competizione elettorale; bene, appena si è trovato di fronte quel conoscente, gli sono stati consegnati un po di “santini”, chiedendogli di supportare quella sua candidatura,  semplicemente con un sostegno familiare… non più di dieci voti (tanto lo sanno anche loro, che più di questi non si riescono a raccogliere, se non pagandoli quei voto… qualcuno dice a 10 euro ciascuno); a quel punto il mio amico gli ha detto: “però… a me quel presidente non piace…”  ed ecco quindi che il candidato inaspettatamente ha dichiarato: Scusa, tu voti per me… al sottoscritto di quel presidente non gliene può fregar di meno…; tu e i tuoi familiari potete fare come meglio ritenete, per quanto mi riguarda potete votare anche per Cancelleri!!!

Ecco da quanto sopra si capisce tutto!!! Questi sono i nostri politici, gente che si lega alla politica per interessi personali, non possiedono alcun ideologia, nessun concetto di quei necessari fondamenti, provano a sedersi lì… per i 12.000 euro al mese… e basta!!! Avessero almeno il coraggio di dichiararlo, chissà potremmo pure votarli…

Ed allora voglio aggiungere un pensiero personale… 

Il sottoscritto ha avuto nel corso della propria vita una grande capacità, quella d’intuire sin da subito (potrei dire a pelle…) il soggetto con il quale mi stavo confrontando e debbo dire che, ogni qualvolta ho pensato male… il tempo mi ha dato ragione!!!
Ecco, questa sensazione non l’ho avuta per quei pochi minuti avuti a contatto con il Sig. Nello Musumeci…
Infatti, la circostanza che lo ha portato a tornare indietro per comprendere in quale occasione il sottoscritto l’avesse criticato, ha evidenziato quell’esclusivo segnale di persona perbene, educata e non presuntuosa, che soltanto alcune persone corrette possiedono…
Per cui, se non fosse che i voti sono così importanti e che per raggiungerli purtroppo, si ha la necessità a volte di coalizzarsi, sicuramente, se si potesse votare esclusivamente per meriti, Nello Musumeci vincerebbe di gran lunga nei confronti di tutti, in particolare proprio nei confronti di quei suoi colleghi, che oggi lo sostengono (gioco forza…) con quelle proprie liste, anche perché viceversa… avrebbero già perso la competizione contro Cancelleri!!!

Quando non si crede più nella giustizia…

Ultimamente, mi è capitato d’ascoltare alcune opinioni… gente normale, amici, conoscenti ma soprattutto estranei, uomini e donne di quelli che s’incontrano al bar, al ristorante, presso un ufficio pubblico o in uno studio professionale…

Quanto emerge da quelle riflessioni è davvero preoccupante…
La maggior parte delle persone (premetto che nessuno tra loro, ha espresso giudizi politici… anzi, la maggior parte di essi, evidenziava come la politica non rientrava minimamente tra i propri interessi), esprimeva nell’amministrazione della giustizia la propria diffidenza…
Dichiaravano, di non credere più che vi fosse serietà e rispetto delle leggi, anzi… tra loro vi è stato chi si è spinto oltre, manifestando il proprio turbamento, esprimendo di non voler credere più nella giustizia!!!
Per comprendere meglio ho chiesto loro, di essere più espliciti, di farmi comprendere a cosa si riferivano… e posso dire che la maggior parte, ha risposto all’unisono: “Ma li stai osservando i processi… non vedi in quale modi si concludono le sentenze???… Scusami… ma sei di Catania oppure sei di fuori…???”…
Allora volendo volontariamente insistere – anche se avevo già intuito dove si stava per indirizzare il dibattito, ho chiesto loro di farmi degli esempi ed infatti, ecco che mi è stata posta la fatidica domanda: “stando a come finiscono anni e anni di processi, mi dica un solo nome influente di questa città, che sia mai stato condannato negli ultimi trent’anni”…???
Continuando… 《lasciamo perdere i mafiosi o quelli che vengono considerati tali… trattiamo esclusivamente quei soggetti che vengono dichiarati “associati” a quel sistema criminale, ad esempio, discutiamo di quelle note società presenti nel nostro territorio, esaminiamo quei loro imprenditori, oppure, entriamo ancor di più nello specifico, analizziamo la classe amministrativa e politica, in particolare vagliamo quel loro “pedigree”… dagli apparenti toni immacolati, scoprendo poi… successivamente, come molti di questi illustri personaggi, siano stati in un qualche modo legati a quella struttura piramidale》.
Ed allora, Le chiedo: se il sistema è questo… ritiene che ci sia realmente la volontà di combattere la mafia e tutte le sue ramificazioni???
Crede realmente che il loro principale interesse sia ispirato da principi di giustizia o forse in quelle azioni, non è che si celi il loro vero obbiettivo, quello cioè di creare disorientamento???
Non è che così facendo, si sta tentando di condizionare o influenzare i processi in corso ed in particolare i giudizi finali da doversi esprimere, affinché primeggi in ogni circostanza, iniquità e prevaricazione…???
Mi chiede:  fino a quando pensa che i cittadini resteranno passivamente inermi ad assistere quanto avviene in quelle aule del Tribunale???

In questo momento il messaggio che sta passando è quello che la giustizia… sia di fatto “ingiusta”… in quanto dimostra di essere “forte con i deboli e debole con i forti”!!!
Ed allora… una giustizia che crea disuguaglianza dove potrà portarci???
Quando le leggi non rispettano i principi di eguaglianza e libertà, quando il sistema è profondamente corruttivo e collusivo, quando non viene svolta una adeguata lotta alla mafia, di quale democrazia stiamo parlando??? 
Quale libertà personale è messa in gioco??? 
Dove inizia e finisce la dignità del cittadino, dov’è la legalità quando quest’ultima viene calpestata quotidianamente dal potere di quanti “contano” e sono gli stessi d’altronde, che impongono a ciascuno di noi, la propria volontà?
C’e bisogno di una verità “vera”, di una giustizia “giusta”, di giudizi che pervengano alla determinazione di un verdetto che rispecchi in maniera corretta la norma del diritto e non che si lasci condizionare da logiche di compromesso o dal potere dei più forti, perché si sa, “con l’eliminazione del diritto del più forte… si è introdotto di conseguenza il diritto del più furbo”!!!
  

Quali segreti si nascondono dietro l’omicidio di Piersanti Mattarella…???


Se provate a verificare, per ogni giorno dell’anno, quali vittime della mafia andrebbero commemorate, resterete sorpresi nello scoprire che, per ogni giorno, vi è stato un’omicidio…
Solitamente, siamo portati a rievocare i personaggi più illustri o certamente quelli che hanno lasciato un segno profondo sia nel campo sociale che in quello culturale…
Ma ci sono molti tra essi, che in totale anonimato, hanno operato in gran segreto affinché la legalità potesse compiersi…
Parlo di tutti quei militari delle forze dell’ordine, che sotto copertura, si sono infiltrati all’interno di quelle associazioni malavitose, per dare la caccia a quei boss latitanti e che a causa di ciò, hanno purtroppo perso la vita…

Oggi, 6 gennaio 2017… ricordiamo Piersanti Mattarella.

Fu dichiarato nel processo che, ad assassinarlo era stata “cosa nostra”… ma forse rileggendo meglio quei documenti processuali, si comprenderà come la mafia, in questo delitto, centrasse poco… o forse nulla, anche perché a quei tempi, gli interessi della Dc erano convergenti con gli affari di quella associazione criminale, per cui, non era ragionevole colpire un uomo di quel partito!!! 
Va ricordato inoltre, che proprio durante il processo, la moglie di Mattarella (testimone oculare dell’omicidio), dichiarò di riconoscere l’esecutore materiale nella persona di Giuseppe Valerio Fioravanti, ma tuttavia, per questo crimine verrà assolto, in quanto la testimonianza della Sig.ra Mattarella e di altre testimonianze contro di egli (tra cui quella del pluriomicida Angelo Izzo) non furono ritenute attendibili…
Non si tenne conto d’altronde, delle dichiarazioni stesse del Fioravanti, che fece intendere che l’ordine di uccidere Piersanti Mattarella, proveniva direttamente da quell’ambiente massonico, affaristico e politico di carattere democristiano…
Va inserito in quei “delitti politici” iniziati l’anno prima, con il segretario provinciale Dc a Palermo Michele Reina, proseguito quindi con l’uccisione di Mattarella proprio mentre era presidente della Regione siciliana e completato, con il segretario regionale del Pci, Pio La Torre…
La storia come abbiamo visto, proseguì con l’assassinio dell’eurodeputato Salvo Lima, assassinato il 12 marzo del 1992, che secondo però il killer Angelo Izzo, sarebbe stato il “suggeritore” del pentito catanese Giuseppe Pellegriti, il quale indicò in Salvo Lima, il mandante del delitto Mattarella… 
Era un periodo nel quale i Procuratori della Repubblica, passavano “informazioni” ai cugini Salvo, i giornalisti erano molto vicini ai boss, i funzionari di polizia si dimostravano corrotti. con i Ministri che restavano “a disposizione”, seguiti da tutta una serie di personaggi collusi, tra cui noti Avvocati, Consulenti, Medici, Docenti universitari e vari “nobili”… tutti ovviamente al servizio dei mafiosi. 
Ecco questa era la sicilia di allora… raccontata dai vari pentiti e chi decise di non piegarsi a quel sistema mafioso/clientelare, come per esempio il giornalista Mario Francese, venne tragicamente ucciso…
In questa lista di persone perbene, vanno ricordati i giudici Scaglione, Costa e Terranova, anch’essi barbaramente uccisi…
Come abbiamo visto, per molti di quei delitti, lo “stato” (quello con la “s” minuscola… ) ha preferito attribuire a quella associazione criminale tutte le responsabilità…
In questo modo, ha potuto continuare indisturbata per un altro ventennio, a realizzare quelle necessarie collusioni, di cui in molti sapevano, ma che per l’appunto facevano finta d’ignorare…

Bisogna aggiungere comunque, che qualcosa in questi anni (grazie al sacrificio di quegli uomini) è cambiata… anche se purtroppo di quel sistema restano ancora oggi, molti intrecci attivi, ben legati tra essi e purtroppo difficili –con le metodologie “delicate” finora applicate ed una legislazione basata sulle “interpretazioni”  da essere debellati…
Mi piace ricordare una frase di Carlo Alberto Dalla Chiesa: Quando c’è un delitto di mafia, la prima corona che arriva è quella del mandante!!!

Saranno forse degli appassionati piloti di Monster Truck… coloro che ribaltano i processi???

I Monster Truck… sono dei grossi veicoli equipaggiati con gigantesche ruote dal diametro di circa un metro e sessanta centimetri e vengono utilizzati per le esibizioni, in particolare negli Stati Uniti… 
Sono uno spettacolo motoristico che ha per protagonisti dei piloti “temerari”, perché con quei mezzi si esibiscono in salti, piroette e spettacolari evoluzioni, tra cui… ribaltamenti.
Osservando loro… mi è venuto in mente quanto avviene da noi… già nel nostro paese, dove sentenze controverse, vengono anch’esse “ribaltate” in modo assurdo… per non dire spettacolare, ecco quindi che rileggendo quei procedimenti, non ho potuto far altro che paragonare alcuni di quei giudizi… a quelle corse!!!
Tutti noi sappiamo come il nostro ordinamento fa di tutto affinché si possa raggiungere una sentenza che possa definirsi “giusta”, ma quanto poi avvenga di ciò è tutt’altra cosa…
Certo, il nostro sistema giudiziario è tra i più garantisti, in quanto prevede nel processo, tre gradi di giudizio, proprio per poter tutelare sia l’imputato che per garantire le parti offese…
Ciò che però non si riesce a comprendere è in quali modi si giunga a certe sentenze, che per come accade, vengono per ogni grado d giudizio, totalmente ribaltate…
E quindi… per i primi giudici si è colpevoli, per i secondi innocenti… per i giudici della cassazione… nuovamente colpevoli (o viceversa…).
Troppo spesso inoltre le sentenze, vengono ribaltate con una superficialità che definirla “sospettosa” rappresenta di per se un’espressione quasi favorevole, ma che sin da subito, si sa… non è così, in quanto dà all’opinione pubblica, la sensazione che qualcosa all’interno di quei palazzi non funzioni, che la legge non venga pienamente applicata o ancor peggio che quest’ultima, non sia eguale per tutti, bensì permette ad alcuni soggetti la possibile d’individuare degli escamotage che faranno sì che non vengano mai condannati… 
Qualcuno parla di “mala giustizia” e come dargli torto… quando accadono situazioni che vedono imputati prima assolti, poi condannati, poi nuovamente assolti, amplificando quei giudizi critici sul operato di alcuni giudici…
Intanto ritengo che molti di essi… prossimi alla pensione, non dovrebbero nemmeno partecipare a processi di carattere penale (quali per esempio quelli di natura processuale per mafia), per evitare che si possano creare sospetti su giudizi corrotti o condizionati da fattori esterni…
In questi cinquant’anni… si è passati da un 40% di sentenze di primo grado “ribaltate” in appello… ad un attuale 60%. 
E nei casi di giudizi di cassazione, si raggiungono valori ancora più alti… tanto che ormai, è diventata una consuetudine degli studi legali, rivolgersi ai successivi gradi di giudizio… ormai portati ad impugnare le sentenze sfavorevoli, anche quando non esistono di fatto, elementi sufficienti per prendere in considerazione eventuali ricorsi… 
Ed allora, non si comprende il perché con elementi di prova analoghe o con l’inserimento di nuovi elementi sopraggiunti, si possa comunque addivenire a valutazioni opposte se non  differenti… 
Sappiamo quanto a volte i media possano condizionare quei processi… e soprattutto quanto certi particolari “imputati” (legati al mondo criminale) possano influenzare la corte… provocando cambiamenti nei giudizi e quindi nelle sentenze, mettendo così in dubbio la stessa certezza del diritto…
Tentare di convincerci che in questi anni, si sia raggiunto attraverso il nostro ordinamento, quella giusta verità processuale… credo sia una valutazione di parte perché la sensazione che si riceve è più che altro… di una definizione “eufemistica”… in particolare se poi, a quella effettiva applicazione della sanzione, non seguirà mai la certezza di una pena!!!
Credo, che i tre gradi di giudizio siano ancora necessari, in quanto garantiscono l’individuo su un corretto giudizio… ma è altrettanto vero che bisogna eliminare definitivamente la possibilità di poter impugnare tutte le sentenze, anche quelle che si sa a priori, non essere supportate da prove e/o motivazioni realmente giustificate sia nella forma che soprattutto nella sostanza!!!
Diceva Anatole France: La giustizia è sancire l’ingiustizia esistente!!!

Piercamillo Davigo: Non ho detto che tutti i politici rubano, ma che quelli che rubano hanno smesso di vergognarsi!!!

“E’ stata attribuita alla mia frase un significato che non ho mai voluto dare; non ho detto che tutti i politici rubano, ma che quelli che rubano hanno smesso di vergognarsi. D’altronde, se per circa 15 anni hanno fatto leggi non atte a sconfiggere la corruzione ma ad impedire i processi, è ovvio che i frutti che si raccolgono siano questi”!!!
Con questa premessa ieri sera su La7 nella trasmissione “PIAZZAPULITA” ha esordito il Magistrato Piercamillo Davigo (Consigliere della II sezione penale presso la Corte di cassazione) aggiungendo che se fossero tutti i politici a rubare… allora non avrebbe senso fare i processi, che servono appunto a  distinguere chi ruba, da chi non ruba…
Ed ancora… “ha vinto la corruzione” un’affermazione ancora forse più grave di quanto sopra dichiarato… infatti se in questi quindici anni e più…l’interesse della politica è stato quello di fare leggi non più favorevoli alla repressione della corruzione… ma leggi favorevoli a impedire i processi, ad abolire i reati o a cambiare le regole probatorie… in maniera che le prove non valessero più o altre cose di questo genere… è chiaro che poi il risultato è questo”!!!
E quindi… si passa a parlare di Anti-corruzione e su quanto dichiarato dal Presidente, Raffaele Cantone: Davigo pensa che sia l’unico a poter risolvere i problemi… non condiviso una visione, autoreferenziale e salvifica; la magistratura non deve salvare il mondo; deve accertare i reati penali e decidere i processi civili…
La risposta del Dott. Davigo è bellissima: condivido quando sopra ad esclusione del fatto di non sentirmi l’unico… io non penso affatto di essere l’unico… penso però che in Italia, non c’è sufficiente possibilità di accertare questi reati… che è tutt’altra cosa!!!
Tra l’altro bisogna chiarire un’equivoco di fondo… l’ANAC è un’autorità amministrativa… gli atti che sono necessari ad accertare questi reati  -sono tutti atti fortemente invasivi- per esempio le intercettazioni, le perquisizioni, i sequestri, che  la Costituzione  riserva all’autorità giudiziaria… quindi l’ANAC può studiare il fenomeno, può cercare di prevenirlo. ma l’accertamento dei reati è esclusivo compito dell’Autorità giudiziaria…
Chiede quindi Corrado Formigli… (il giornalista e presentatore della programma): non è che quindi c’è un travalicamento (o uno scavalcamento) di competenze???
P.D.: No… sto dicendo che sono due sfere diverse…
C.F.: Non è che forse l’Anac utilizza degli strumenti che dovreste usare solo voi magistrati???
P.D.: NO… l’ANAC non usa affatto gli strumenti che usiamo noi magistrati…perché non può… la Costituzione non lo prevede… li usiamo solo noi… ma per accertare la corruzione è possibile farlo solo con quegli strumenti…
C.F.: E quindi non serve a niente l’ANAC???
P.D.: No… è un’autorità amministrativa che ha compiti diversi… ha la prevenzione della corruzione che è un’altra cosa…
C.F.: Secondo Lei serve quest’Autorità???
P.D.: non spetta a me decidere che cosa serve dell’attività dell’autorità amministrative…
C.F.: Si sarà fatto un’idea immagino… 
P.D.: ma… la tengo per me…
C.F.: va beh, la tiene per se… ma forse s’intuisce un po da quanto ci ha appena detto…
Anch’io mi sono fatto un’opinione diretta e non certamente positiva; il motivo??? segnalazioni attendibili delle quali finora non ho ricevuto alcuna risposta!!!
Ma si sa come va qui da noi: sono tutti così “fortemente impegnati“… dal non trovare mai il tempo necessario, per effettuare anche quelle semplici e banali verifiche!!!
Già, molti giudici sono così fieri della loro incorruttibilità che dimenticano spesso la giustizia, facendo sì che nel contempo… la corruzione dilaghi!!!

Ecco come i nostri giovani vedono la legalità…

Ho letto alcuni giorni fa di una “Coppa della legalità” assegnata al liceo Mario Rapisardi di Biancavilla. 

E’ il secondo anno che viene organizzato questo concorso e che presenta quali promotori del “Progetto Legalità”: Libera Impresa, le forze dell’ordine, l’Associazione Nazionale Magistrati Etnei e le Scuole della provincia.
Ed allora mi sono andato a ricercare il tema vincitore del concorso, quest’ultimo scritto dagli alunni della Classe V sezione A: Salvatore Pulvirenti – Salvatore Petralia.
Cos’è la “Legalità”:
La parola legalità significa “Essere conforme alla legge e a quanto è da questa prescritto”.
In risposta a situazioni di disagio provocate da un’oppressione del crimine sulla società, la legalità diventa l’aderenza ad una regola che protegge il debole dall’oppressione del forte.
Tutti siamo deboli davanti alla struttura mafiosa, tutti tranne l’ordine costituito, che attraverso la promulgazione delle leggi può assicurare al singolo quella protezione, quella forza per non soccombere davanti alle intimidazioni e alla violenza.
La legalità, come molti valori fondamentali, è diventata quasi un oggetto di derisione a tal punto che chi segue le regole e agisce nel giusto viene visto come persona sciocca agli occhi degli altri; ciò che prima era considerato sbagliato oggi è diventato quasi comune e la legalità è quasi del tutto scomparsa.
Siamo arrivati ad un punto tale che nemmeno certa politica o certa magistratura rappresentano un modello di giustizia e correttezza.
Una delle cause dell’affermarsi dell’illegalità è il denaro!
Il mondo di oggi ruota intorno ad esso e chi ne ha in abbondanza ha un potere immenso; l’uomo contemporaneo mette in così alta considerazione il denaro da dare un prezzo a tutto, e ciò lo fa sentire libero di trasgredire tutte le norme.
Un’altra causa per cui dilaga l’illegalità è, molto probabilmente, l’egoismo che cresce giorno dopo giorno e, di conseguenza, non esiste più il concetto di pubblico e la tutela del bene comune.
Il “politico” è ormai divenuto qualcuno che usa il potere esclusivamente per i propri interessi e non pensa alle conseguenze delle sue azioni…..; forse la più significativa causa dell’illegalità è il timore, è la paura verso gentaglia che con il “potere” intimidisce e inibisce la mente delle persone che vorrebbero opporsi, ma che per paura desistono e appunto contribuiscono al diffondersi dell’illegalità e del controllo indisturbato sulla società da parte di queste “organizzazioni mafiose”.
Non bisogna limitarsi ad analizzare il problema, dovremmo anche considerare le opportune soluzioni. 
Prima di tutto una più stretta vigilanza da parte delle forze dell’ordine e una fermezza maggiore nello stabilire le pene: i processi dovrebbero diventare un vero e proprio esempio e la giustizia dovrebbe agire in maniera degna del nome che porta.
Lo strumento più importante è diffondere una nuova cultura e far capire alle persone che stiamo tutti causando il declino politico, economico e morale della nostra società: se si educassero i giovani al rispetto dei valori, se si insegnassero le cose veramente importanti, se si facesse loro capire che la vita non è una scalata verso il potere, forse realizzeremmo una società migliore, dove tutti starebbero meglio; se si combattessero la paura e la sottomissione, se si riportassero in vita i veri fondamenti della società e si distruggesse questa sorte di tirannide, che stiamo vivendo, le persone sarebbero più coscienti delle proprie azioni e delle proprie scelte.
Il rispetto delle regole, l’onestà devono esserci anche nella vita di tutti i giorni: per far sì che queste non restino solo parole, ma che diventino fatti, dovremmo impegnarci tutti da subito, partendo dal rispetto delle piccole regole della vita quotidiana per costruire una realtà migliore in cui vivere insieme.
Ho voluto appositamente sottolineare i punti fondamentali di quanto espresso, perché in quella loro analisi, hanno dimostrano possedere una grande capacità intuitiva ed in particolare hanno saputo evidenziare i reali problemi che attualmente vi sono nel tentare di contrastare un’illegalità ormai dilagante…
E’ un sentimento autentico e schietto quello espresso da questi ragazzi quando si soffermano sulla forza dello Stato e nella propria capacità d’imprimerla: “siamo tutti deboli davanti alla struttura mafiosa, tutti… tranne l’ordine costituito ” ed ancora di come quest’ultima “protegga i deboli dall’oppressione del più forte…“.
Tutti noi vorremmo che fosse questa la realtà… ma poi ci si scontra con quanto avviene intorno e ci si rende conto di come si è ancora molto lontani dal poter urlare “vittoria” e quel messaggio di legalità che tanto si è cercato di propagandare… ha dimostrato essere in concreto tutt’altro… 
Già quell’altro messaggio con il quale abbiamo finora dovuto convivere… quasi sottomessi ad una “associazione criminale” che tanto s’è prodigata per rappresentarci indegnamente nel mondo e che ha permesso di mostrare la propria faccia (nascosta) violenta, attraverso agghiaccianti immagini, che di volta in volta sono state trasmesse…
Una società per delinquere… meglio conosciuta come “mafia spa” che dimostra ancora d’oggi esserci… e che nei fatti ( almeno qui in Sicilia ) ne condiziona la vita sociale!!!
Molto di quel fallimento è proprio della Giustizia che avrebbe “dovuto agire in maniera degna del nome che porta” operando con “maggiore fermezza nello stabilire le pene” e aggiungerei nel farle applicare!!!
Ma da noi non paga nessuno… perché c’è sempre un bravo “azzeccagarbugli” che arriva ad individuare tutte quelle norme che di fatto, escludono la possibilità di un solo giorno di detenzione…
Quindi, prima si viene inquisiti, poi condannati ed infine liberi di poter circolare senza restrizioni… per continuare in tutte quelle sue losche attività… come se nulla fosse accaduto.
L’importante dicono è “rispettare le regole, affinché l’onestà primeggi nella vita di tutti i giorni“…
Ma quando poi, a non rispettarle quelle regole… sono proprio gli uomini delle istituzioni… cosa succede… beh lo stiamo vedendo… il sistema va in ogni caso protetto… “i panni sporchi vanno lavati in famiglia” ed allora si chiude un occhio… anzi tutti e due!!!
Un messaggio utopistico quello dei nostri ragazzi… ispirati nel credere che le parole possano con il tempo trasformarsi in fatti… e dove grazie all’impegno di tutti, si potrà cambiare questo stato di cose!!!
Sono certo che un giorno crescendo… comprenderanno come non sia bastato il loro impegno o l’essere stati onesti… per aver visto definitivamente modificato quel marcio sistema!!! 
Quel giorno capiranno che nel nostro paese vige quel noto terzo principio di dinamica… e cioè che ad ogni (buona) azione… ne corrisponde sempre un’altra (disonesta) uguale ed opposta!!!
Infatti, se da un lato c’è chi opera giornalmente affinché questa situazione possa cambiare… dall’altro c’è chi di fatto si contrappone, affinché questa peculiare condizione non abbia a modificarsi…
La volontà difatti è quella di preservare quello “Status privilegiato” ormai acquisito, per trasmetterlo – quasi fosse per “grazia di dio” – in eredità ai propri familiari… è così che succede da quasi duecento anni… ed è così che andrà per molti anni ancora!!!
Infine vorrei esprimere un pensiero su quella “Coppa”: ricordate ragazzi… vince solo chi è convinto di poterlo fare!!!

In ricordo di Mario Francese

Nel giorno della memoria… voglio dedicare un mio pensiero al giornalista Mario Francese, 

Era nato a Siracusa il 6 febbraio del 1925, terzo di quattro figli, ultimato il ginnasio in accordo con la famiglia decise di trasferirsi a Palermo, da una sua zia, sorella della madre, per completare gli studi liceali ed iscriversi all’università…
Entrò prima come telescriventista all’Ansa, ma successivamente avendo compreso le qualità del giovane, gli venne promesso di diventare giornalista nell’organico redazionale… 
Impegno quest’ultimo non mantenuto ed allora diventò corrispondente del quotidiano “La Sicilia” di Catania, per il quale iniziò a scrivere su cronaca nera e giudiziaria. 
Collaborerò in quel periodo con la Regione dove venne nominato capo ufficio stampa all’assessorato ai Lavori pubblici… alla fine degli anni 50′, venne chiamato dal “Giornale di Sicilia”.
In breve diventò giornalista professionista e una delle firme più apprezzate e più esperti conoscitori delle vicende mafiose, iniziando a scrivere dalla strage di Ciaculli, sull’omicidio del colonnello Russo… possiamo dire che non ci fu vicenda giudiziaria di cui egli non si sia occupato…
Tentava in un periodo “buio”, nel quale parlare di mafia significava morire, di dare lettura diversa e più approfondita a quel fenomeno cosiddetto “mafioso”…
Un giornalismo infrequente in Sicilia, fatto d’investigazioni, scambi d’informazioni, intrighi internazionali e interessi politici e imprenditoriali… 
Fu l’unico giornalista a intervistare la moglie di Totò Riina, Ninetta Bagarella ed il primo a capire, l’evoluzione strategica e i nuovi interessi della mafia “corleonese”!!!
Non a caso dichiarò della frattura nella “commissione mafiosa” tra gli elementi di Luciano Liggio e quelli dell’ala moderata cosiddetta “guanti di velluto”…
Un periodo nel quale cosa nostra apriva a ripetizione la strage degli omicidi “eccellenti”, che inizieranno con il segretario provinciale della Dc Michele Reina, per seguire con il capo della Squadra Mobile di Palermo, Boris Giuliano, quindi con il giudice Cesare Terranova…. e successivamente con il presidente della Regione Piersanti Mattarella e tutti quei nomi che di li per vent’anni seguiranno e che ben conosciamo, facendo parte integrale della nostra coscienza siciliana…
Gli stessi giudici, nella sentenza di primo grado contro gli esponenti di quella associazione criminale, riporteranno come, gli articoli e i dossier redatti da Mario Francese, hanno permesso di ricostruire con eccezionale chiarezza, le linee evolutive di Cosa nostra, nel aver saputo penetrare e diffondere quelle proprie ramificazioni all’interno del mondo della politica, degli appalti e dell’economia, e dove iniziava a delinearsi la strategia di attacco alle istituzioni… 
Cosa nostra infatti aveva adottato –in collaborazione con i servizi deviati– una strategia eversiva che poneva come obbiettivo quello di ribaltare la democrazia di questo paese e per far ciò, non si limito di eliminare tutti coloro che a quel disegno criminale ci si ponevano di traverso ed è in questo contesto che si spiega difatti l’eliminazione di Mario Francese…

Quell’omicidio doveva, una volta e per sempre, cancellare quelle frasi scritte, bisognava eliminare quella mente lucida del nostro giornalismo, un professionista capace di anticipare gli inquirenti nell’individuare nuove piste investigative, ed erano questi i motivi che rappresentava… un continuo pericolo per la mafia emergente, poiché era capace di anticiparne quel suo programma criminale, proprio in un tempo nel quale mancava il sostegno (dato successivamente) dei collaboratori di giustizia, tra cui Tommaso Buscetta che consentirono di svelare per la prima volta i meccanismi dell’organizzazione mafiosa, la struttura e le sue regole…

Francese era un uomo slegato da quei condizionamenti e compiacenze realizzate anche da alcuni suoi colleghi, soprattutto non mostrava alcun asservimento verso quei gruppi di potere collusi con la mafia…
Ed è per queste motivazioni che la mafia lo ha ucciso la sera del 26 gennaio 1979 davanti la propria casa, mentre stava rientrando dopo una lunga e dura giornata di lavoro.

Nel 2001 verranno condannati per quel omicidio quasi tutti i componenti di quella “cupola” e le motivazioni della condanna (nella sentenza d’appello) furono: il movente dell’omicidio Francese è sicuramente ricollegabile allo straordinario impegno civile con cui la vittima aveva compiuto un’approfondita ricostruzione delle più complesse e rilevanti vicende di mafia degli anni ’70.

Desidero oggi ricordare anche Giuseppe, figlio di Mario, che nel 2002 si suicidò a soli trentasei anni… anche lui giornalista del Giornale di Sicilia di Palermo e che per anni, si era dedicato alle inchieste sulla mafia ed in particolare contribuendo a ricostruire l’omicidio del proprio padre…
La Sicilia ha perso due figli che per questa terra hanno gettato semi di speranza…
Non per nulla si dice che la speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio… lo sdegno per la realtà delle cose, il coraggio per cambiarle!!!

Con 250.000 Euro si sistema il processo…

Ormai, non mi meraviglio più di niente… per cui sentire come il boss dei casalesi, ( divenuto ora collaboratore di giustizia ), descrivere con quali modalità si poteva intervenire per corrompere il giudizio di una sentenza…, viene certamente il dubbio, che se questa è stata la ns. giustizia in questi anni… si capisce perché la lotta al malaffare era totalmente inconcludente…
L’ex boss Antonio Iovine, comincia a fare i nomi di quanti – a suo dire – hanno partecipato ad insabbiare i processi, tra questi spuntano i nomi dell’ex presidente della Corte d’Assise d’Appello Pietro Lignola e dell’ ex parlamentare di An, Avvocato Sergio Cola.
Sembra che lo stesso Avv. del boss ( Santonastaso), suggeriva per il grado d’appello nel ambito del procedimento per le minacce allo scrittore Roberto Saviano, proprio la nomina dell’avvocato S. Cola, in quanto aveva un rapporto con il presidente della Corte d’Appello ( cioè Lignola ).
Lo stesso boss ammette comunque che il proprio Avv., non faceva intendere in maniera chiara quali fossero i passaggi necessari e chi fossero gli eventuali interlocutori che si sarebbero presi la briga di fare eventualmente da intermediari… fatto sta che comunque – come riportato dallo stesso boss: sono stato assolto e ho versato le somme richieste direttamente tramite i miei familiari…
Ora nei verbali, si descrivono diversi processi ed ovviamente parecchi pagamenti che hanno successivamente permesso al boss Iovine , di ottenere un’assoluzione in appello… dopo che era stato condannato in primo grado all’ergastolo, per un duplice omicidio avvenuto nella Provincia di Caserta.
Dopo tanti anni e soprattutto a seguito di questo innato “pentimento”, il boss ha confessato di essere stato lui l’autore dei delitti.
Quanti chiamati in causa ora tentano di difendersi, anche se al giudice Lignola – per un’altra vicenda – gli è stato contestato il reato di rivelazione di segreto e abuso d’ufficio ed è al momento indagato, davanti alla II sezione penale di Roma – i pm inoltre gli contestano, i reati aggravati anche dal vincolo mafioso!!!.
Cosa dire, ormai nel Tribunale di Napoli, era presente una organizzazione corrotta, che permetteva agli inquisiti di aggiustare i processi ai quali erano stati chiamati…
Un sistema corruttivo ben collaudato nel quale più soggetti, apportavano il proprio contributo, per operare quelle modifiche necessarie, tali da permettere l’alterazione dei processi in corso e l’assoluzione degli indagati…
E’ sempre lo stesso problema, a commettere ingiustizia non è più colui che ha fatto qualcosa, ma ora lo è anche colui che deve giudicarlo….
Diceva William Shakespeare,
Guarda come quel giudice inveisce contro quel povero ladro; presta l’orecchio, scambiali di posto è, oplà, chi è il giudice, chi è il ladro?