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Offresi aspirante regista per film sulla "gestione statale italiana": budget 2 milioni (ma ne bastano 800mila se il film non lo giriamo davvero).

Sì… forse è arrivato il momento di abbandonare la passione del “blogger” e dedicarmi all’arte del cinema… 

Già… potrei esordire come regista con un film dal titolo emblematico: “Truffe ai Danni dello Stato” -una tragicommedia ispirata a fatti realmente accaduti.

D’altronde, se bastano un progetto fasullo e un po’ di fantasia per ottenere finanziamenti pubblici, viene spontaneo chiedersi: perché non approfittarne? 

E magari, per rendere il progetto più autentico, potrei presentare il tutto con uno pseudonimo, un bel “tax credit” già prenotato, e qualche scena girata solo nella mia immaginazione. Peraltro, se lo Stato regala soldi per film che non esistono, chi sono io per contraddire il sistema?

Come dite? La sceneggiatura? Ah… ma quella è già stata scritta nella realtà e la cosa bella è che non servono neppure effetti speciali: basta la solita, squallida normalità italiana!

Lo so… viene da piangere e allora ripartiamo dall’inizio…
Sì… la storia rappresenta un pseudo regista e il suo film fantasma; la perfetta metafora di un sistema che, invece di sostenere la cultura, regala soldi pubblici a chiunque sappia aggirare le regole con un po’ di fantasia e un passaporto falso. Ottocentomila euro svaniti nel nulla, come se fossero stati gettati nel vento, mentre lo Stato fingeva di controllare. 
Eppure, basterebbe un minimo di buonsenso per capire che se un film non esiste, non può aver diritto a un finanziamento. Ma qui, evidentemente, il buonsenso è un optional.

Il trucco era semplice: presentare documenti falsi, inventarsi un regista inesistente, e approfittare di un buco normativo che non richiedeva neppure la prova che il film fosse stato girato. Così, mentre il ministero si illudeva di aver visto “spezzoni” di un’opera mai realizzata, quel pseudo regista intascava (o quasi) un credito fiscale da 836mila euro. Una farsa tragicomica, se non fosse che quei soldi erano nostri, dei contribuenti, e potevano essere spesi per cose reali, come scuole, ospedali, o magari per finanziare veri film.

E mentre qualcuno giocava con identità false, il governo annunciava trionfante il successo del tax credit, senza accorgersi che il sistema era così fragile da poter essere raggirato da chiunque avesse un po’ di malizia. Ma non preoccupatevi: oggi, dopo lo scandalo, il ministro ha promesso nuovi controlli. Peccato che servissero due omicidi e un film inesistente per rendersi conto che forse, già… forse, qualcosa non funzionava.

La cosa più grottesca? Questo non è un caso isolato. È solo l’ultimo di una lunga serie di sprechi, dove i soldi pubblici finiscono in progetti evanescenti, mentre il cinema vero soffre. Eppure, il tax credit potrebbe essere uno strumento prezioso, se solo lo si gestisse con un minimo di serietà. Invece, siamo qui a discutere di come un truffatore abbia preso in giro lo Stato, mentre i politici si affrettano a fare dichiarazioni indignate, come se non avessero avuto anni per sistemare le cose.

Ed allora, invece di finanziare film immaginari, dovremmo produrne uno sulla realtà: un thriller sulla burocrazia italiana, dove i soldi spariscono nel nulla, i controlli sono solo sulla carta, e l’unico finale possibile è l’ennesima beffa per chi crede ancora nello Stato. 

E pensare che a me, per scrivere questo post, non hanno dato nemmeno un euro di tax credit; mi sarebbero bastati poco meno di due milioni di euro per raccontare questa farsa tragicomica. Ma forse è meglio lasciar perdere: la mia vena artistica resterà un sogno inespresso, mentre lo Stato continuerà a finanziare opere che nessuno vedrà mai. D’altronde, in questo paese, l’unica vera arte è: l’arte della fuga… dei capitali.

D’altronde, con le regole in vigore in questo nostro Paese, realizzare truffe è qualcosa di banale, all’ordine del giorno, difatti… basterà a qualcuno presentare un nuovo progetto falso e un nome inventato, ed altri milioni seguiranno la strada della sparizione.

Tanto – lo ripeto da anni come un disco rotto – verifiche non ne fa nessuno. E mentre i fondi evaporano, l’unica “opera d’arte” che ne risulta è la perfezione grottesca del sistema: una macchina che trasforma denaro pubblico in fantasia.

Consentitemi di aggiungere: con un efficienza da “Premio Oscar”!

Controllo del territorio in Sicilia: i fatti mi danno ragione!

A inizio anno avevo pubblicato un post in cui esprimevo le mie perplessità sulla mancanza di un serio coordinamento per il controllo del territorio in Sicilia.

In particolare, segnalavo l’evidente facilità con cui enormi quantitativi di sostanze stupefacenti giungano ogni giorno dalla Calabria alla nostra isola senza essere intercettati.

Ora, a distanza di mesi, quanto denunciavo a inizio anno – vedasi link: https://nicola-costanzo.blogspot.com/2024/01/controllo-del-territorio-in-sicilia.html – si è purtroppo dimostrato tristemente reale.

Difatti, le recenti indagini della Guardia di Finanza hanno confermato come lo Stretto di Messina rappresenti una cruciale via di transito per il traffico di droga!

Secondo quanto emerso, i corrieri utilizzavano auto a noleggio modificate con sofisticati doppi fondi per trasportare la cocaina lungo la tratta Reggio Calabria-Messina-Palermo; questo sistema, consolidato nel tempo, generava un giro d’affari di oltre 10 milioni di euro all’anno.

Come da me ipotizzato, si è scoperto che i traghetti erano il mezzo preferito dai narcotrafficanti, con le auto che venivano imbarcate e poi scaricate sul suolo siciliano senza alcun controllo efficace.

Avevo a suo tempo suggerito che con misure semplici ma mirate – come l’uso di unità cinofile, controlli a bordo dei traghetti e il rafforzamento della sorveglianza nei principali porti d’accesso – si sarebbe potuto limitare questo flusso. Misure, però, che evidentemente non sono state adottate.

È sconfortante vedere come una strategia tanto elementare sia stata ignorata, permettendo alla criminalità organizzata di prosperare e ampliare il proprio business.

Forse, come avevo già sottolineato, non è solo una questione di disorganizzazione o incompetenza, ma di un sistema che preferisce “voltarsi dall’altra parte“, come tutto ciò che avviene in questa terra “corrotta“.

Già… le mie non erano fantasie, ma riflessioni concrete: il controllo del territorio non è solo un tema astratto, ma una necessità fondamentale per garantire la sicurezza e combattere le attività illecite che avvelenano la nostra “Bedda Sicilia“.

Auspico ora che questa vicenda serva da monito e che le autorità finalmente si decidano a intervenire con determinazione.

Minch… ma quanto deve essere evidente una soluzione perché venga attuata?

Vien da ridere nel leggere quali misure sono state adottate contro i patrimoni mafiosi!!!

Permettetemi stamani di dare una onoreficenza allo Stato, sì… una medaglia per evidenziare il totale fallimento di una normativa la cui ispirazione doveva condurre ad una azione concreta nei confronti di tutti quei soggetti indiziati di reati di tipo mafioso!!!

Già… diamo questo premio a quei suoi referenti che con le loro azioni hanno crediuto di ergersi a “paladini”, mentre nei fatti hanno evidenziato non solo collusioni, ma un’incline dedizione nel voler gestire in maniera illegale quel patrimonio confiscato, loro affidato!!! 

Sì… solo una cosa dovevano attuare, assolvere alla loro funzione di mera prevenzione affinchè si potesse ripristinare – attraverso semplici procedimenti legali – quel patrimonio oggetto della misura patrimoniali di sequestro e/o confisca.

Si trattava quindi d’indirizzare verso nuove finalità e quindi diverse destinazioni quelle proprie funzioni, a compensazione del danno risarcitorio che proprio quelle società avevano arrecato di fatto all’economia nazionale, attraverso continue violazioni di mercato e/o di libera concorrenza.

Ed inveve nulla è stato fatto, anzi viceversa quel compito di “ripulitura” e di totale ripristino della legalità è stato disatteso, anche se la maggior parte di quei referenti istituzionali sono andati propagandando tutt’altro (sì… attraverso commissioni e soprattutto in parecchi convegni –appositamente- organizzati), perché la verità è che nulla è stato realizzato per limitare quella presenza criminale e ancor meno è stato fatto per limitare quelle sue influenze nel contesto dell’economia nazionale!!!

Ovviamente a pagarne le conseguenze siamo stati noi cittadini “perbene” – sono esclusi dal sottoscritto tutti coloro che fanno parte di quel sistema “sanguisuga che non s’interessano di nulla, in particolare di come vanno le cose, tanto a loro interessa solo giungere a fine mese, per fottersi quello stipendio pagato da noi contribuenti (sì… senza mai – a differenza di come diceva Paolo (Borsellino) – chiedersi se se lo siano meritati…), pur sapendo che è proprio grazie a quelle loro negligenti azioni che veniamo costretti a subire ogni giorno i risultati di quell’insuccesso…

Vedasi difatti l’aumento delle forniture, la qualità dei prodotti e dei servizi, i danni creati sull’occupazione, in particolare quella giovanile, ed ancora, la mancata sicurezza e l’aumento costante della criminalità con particolare riguardo a tutte le misure di contrasto poste in campo di natura penale, civile ed amministrativa, a cui si somma quella generale e diffusa corruzione!!!

Già… i provvedimenti adottati si sono dimostrati del tutto sterili o quantomeno poco concreti, tanto che poco o nulla è stato compiuto contro i patrimoni di quei soggetti appartenenti o referenti a quelle organizzazioni mafiose e difatti ad oggi, ben il 99% di quelle imprese a suo tempo confiscate, operano nel mercato legale come nulla fosse, anzi ciascuna di esse negli anni è di fatto cresciuta esponenzialmente, accrescendo nuovamente così la propria influenza territoriale.

Viene spontaneo chiedersi: sarà stata colpa dell’inadegua capacità dello Stato? Di quei suoi referenti (non soltanto scorretti) incompetenti? Degli strumenti messi a disposizione dell’autorità giudiziaria e delle forze dell’ordine? Dell’inesperienza nel gestire in maniera professionale quell’immenso patrimonio e quindi nel dover affrontare i vari problemi ad esso connesi, non solo nella fase preventiva della misura patrimoniale di sequestro, ma anche in quella successiva di confisca; mi riferisco alle implicazioni di carattere economico, finanziario ed occupazionale derivanti dalla gestione diretta di quei beni produttivi che, come abbiamo potuto osservare in questi anni, hanno accompagnato con la manina la maggior parte di quelle società “interdette”, sì… fino alla loro cessazione!!!

Ecco perché non posso far altro che ridere su quanto ahimè accaduto, perché questa vicenda rappresenta solo in parte il completo fallimento del nostro Stato e soprattutto dei suoi rappresentanti politici, gli stessi che hanno da tempo preferito astenersi alla lotta contro quella criminalità organizzata, pur di ricevere in cambio proprio da quest’ultima, i voti necessari per i propri referenti di partito e affinchè tutto resti inalterato così comè!!!

Sì… meritate proprio una bella medaglia!!!

Che novità: I Bandi vengono realizzati su misura per assegnare incarichi a parenti e amici!!!

Gira e rigira c’è sempre un inchiesta che riguarda la mia bellissima Catania, infangata costantemente da tutta una serie di scandali giudiziari che ahimè, non trovano mai fine… 

Ma d’altronde come si può pensare che le cose cambino quando l’infezione è ovunque, quando le persone si svendono per quei maledetti trenta denari, ed ora che la città è pienamente entrata nel vortice della campagna elettorale per quelle votazioni amministrative, ecco che un nuovo scandalo – chiamarlo “nuovo” è di per se un eufemismo – viene portato in evidenza, un sistema corruttivo sanitario che coinvolge un profeta e i suoi dodici apostoli…

Sono infatti tredici gli indagati per i reati di turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio o del servizio.

I nomi li trovate scritti in tutti i siti web, al sottoscritto peraltro interessano poco, d’altronde neppure li conosco… e si perché come ripeto spesso in questo mio blog, se si è abituati a non chiedere, se si riesce a non elemosinare alcun favore, se si porta avanti la propria dignità e il rispetto della propria persona e delle regole civili, si può tranquillamente a fare a meno di tutti, in particolare di quei soggetti che si sa essere infidi, ma soprattutto ci si rende liberi e non ricattabili!!!

Ho letto sul web (come ciascuno di voi…) come al centro dell’inchiesta della Procura di Catania vi siano una serie di incarichi legati a progetti della Regione, con procedure indette e gestite affinché fossero cucite addosso ai soliti raccomandati… 

Ma la colpa non è da attribuire a chi in maniera accurata e con particolare dedizione è riuscito ad “impiattare” quel piatto, no… i peggiori non sono quest’ultimi, certo loro hanno le loro gravi responsabilità, ma sono coloro che – indegnamente – a quel piatto cercano di arrivare senza alcun merito, già… perché se qsolo uesti avessero anche solo un briciolo di dignità o quantomeno una minima capacità professionale, dimostrerebbero di non avere alcun bisogno di utilizzare tutti questi vergognosi escamotage…

Ed invece eccoli tutti lì, sì…  a sopraffare chi sanno essere migliori di loro, ed allora eccoli mettere in pratica qualsivoglia inganno o sotterfugio per arrivare, non certo quindi con le loro forse, ma con l’appoggio di quegli altri, ancor più incompetenti di loro, gli stessi che si preoccupano che quel fenomeno corruttivo continui ad esistere e a  foraggiare chi ne fa parte, facendo in modo che tutti si resti coinvolti e legati a doppia maglia!!!

E sì… perché chi ha ricevuto un favore da quel sistema politico/clientelare o dovrei chiamarlo con il suo nome, associazione a delinquere, un domani… dovrà sicuramente ricambiare, facendo quanto verrà loro richiesto, senza mai poter mettere in discussione quegli ordini ricevuti o pensare minimamente di non rispettarli…

Ma d’altronde perché meravigliarsi, d’altronde questa terra, anche attraverso le votazioni che stanno per compiersi, ha già deciso di rimanere così come e cioè profondamente “infetta” e quei pochi retti che vorrebbero cambiarla, vedrete… alla fine verranno schiacciati!!!

Quando per essere "Blogger"… si rischia la propria vita!!!

Ecco cosa accade quando una giornalista freelance fa il proprio dovere: perde la vita!!!
Purtroppo è quanto accaduto a Daphne Galizia, uccisa alcuni giorni fa in un attentato a Malta per aver indagato sui cosiddetti “MaltaFiles”…
A nulla è servito l’aver sporto denuncia per i rischi di morte a cui stava andando incontro…
Sarà un caso… ma il sottoscritto aveva pubblicato nel mese di giugno un articolo che esaminava alcune di quelle circostanze “ambigue” evidenziate dalla giornalista: 
Ha detto bene il figlio… “Mia madre è stata assassinata perché si è trovata tra la legge e coloro che cercano di violarla, come molti altri giornalisti coraggiosi. Ma è stata colpita anche perché era l’unica a farlo. Ecco cosa accade quando le istituzioni dello Stato sono incapaci: l’ultima persona che rimane in piedi spesso è un giornalista. E quindi è la prima persona che deve morire”!!!
Se poi si aggiunge che coloro che dovrebbero indagare… festeggiano, allora si comprende come quanto dichiarato sopra trova quella sua giusta collocazione!!!
Infatti,  un sergente della polizia maltese Ramon Mifsud, uno degli uomini che avrebbero dovuto indagare sull’attentato… ha pubblicato (subito dopo l’assassinio della giornalista), un post su Facebook che diceva “Alla fine tutti hanno quello che si meritano, sono contento… aggiungendo per di più un “emoji” con una faccina sorridente…
Il figlio della giornalista, Matthew Caruana Galizia, ha affidato ai social il dolore per la perdita della madre, dichiarando: il nostro è uno Stato di mafia: puoi cambiare sesso sulla tua carta di identità (grazie a Dio), ma puoi anche saltare in aria soltanto perché eserciti i tuoi diritti basilari. Come ci siamo arrivati??? Non dimenticherò mai quella corsa nei campi divenuti un inferno, cercando un modo per aprire la portiera dell’auto dove il clacson ancora suonava, urlando ai due poliziotti di usare l’unico estintore che tenevano in mano. Mi guardavano e mi dicevano… non c’è più niente che possiamo fare. Ho guardato a terra, c’erano pezzi del corpo di mia madre dappertutto. Ho capito che avevano ragione, non c’era più niente da fare…
Mi hanno chiesto… chi c’è in macchina? Ho risposto… mia madre, ed è morta. Sì… è’ morta per la vostra incompetenza”!!!
D’altronde come dargli torto… non è stato una tragedia casuale… qui si tratta di omicidio, di una persona che combatte non solo contro il proprio Stato, ma anche contro quel crimine organizzato ormai presente, diventati ormai indistinguibili l’uno dall’altro…
Per concludere inoltre il figlio, ha attaccato il primo ministro, , considerato da egli… un “pagliaccio” di quel sistema, oggetto delle inchieste pubblicate dalla madre: “Il governo di Malta ha permesso che si alimentasse una cultura di impunità ed è di poco conforto sapere che il premier di questo Paese dica ora che non avrà pace fino a quando gli assassini non saranno trovati, quando è lui a guidare un governo che incoraggia la stessa impunità. Prima ha riempito il suo ufficio di corrotti, poi ha riempito la polizia di corrotti e imbecilli, ed infine ha riempito i tribunali di corrotti e incompetenti…
“Se le istituzioni avessero lavorato, adesso non ci sarebbe un assassinio su cui indagare, e io e i miei fratelli avremmo ancora una madre”, conclude prima di attaccare altri politici maltesi, colpevoli di essere insieme al ministro “complici” e “responsabili” dell’omicidio”…
E’ sempre così… nessuno che chiede, nessuno che vede, chi sapeva ha taciuto, chi ha visto dichiara di non esserci stato, chi poteva sapere era girato dall’altra parte… già, dov’erano tutti, dove sono ora, come possono far finta di non sapere ed ora cosa faranno…??? 
Già, come riusciranno a vivere, tenendo ciascuno dentro di se… quel segreto inconfessabile!!!