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Urlano tutti…si… ma a bassa voce!!!


Come diceva il nostro Sciascia… questi sono i nuovi professionisti dell’antimafia!!!
Già, in questi anni, tra associazioni, istituzioni, fondazioni, forum, comitati, e via discorrendo… il fenomeno delle associazioni per la legalità è cresciuto in modo esponenziale…
Prendendo infatti a modello, quelle associazioni “autorevoli” come Libera di Don Ciotti, le Agende Rosse, Addiopizzo, daSud, e qualche altra che non sto quì ad elencare…, ecco che, l’aver dato origine ad un qualcosa che possa divenire punto d’incontro per parlare di contrasto alla criminalità organizzata, diventa il primo passo fondamentale, per iniziare a fare concretamente numeri…, perché dopotutto…, di questo si tratta, di una semplice raccolta di nomi e  di firme!!!
Infatti, queste “pseudo” associazioni, sono astute… si muovono in punta di piedi…
Grazie ai soci fondatori che rappresentano coloro che sin dall’inizio ispirano e sovvenzionano l’associazione, si comincia ad essere accreditati in quei modelli onlus ( senza cioè alcun fine di lucro ) e dove il principale obbiettivo risulta essere quello del contrasto alla illegalità ed alla corruzione, volgendo ispirazione per quei valori naturali, andati ormai perduti, quali il rispetto, la moralità e la correttezza!!!
All’inizio, ci si rivolge a parenti ed amici, una forma d’incontro, nato a modello di circolo ricreativo, poi, pian piano, migliorando la struttura e l’organigramma, si da inizio alla raccolta di piccoli contributi, quasi sempre volontari, che con il tempo, possono ufficializzarsi, attraverso il 5 per mille dei contributi Irpef…
Si consegna una tessera personale, si passa alla ricerca di nuovi membri e nel contempo, si pubblica su carta stampata o su pagina web, quanto si ha intenzione di proporre in manifestazioni e scambi culturali…
Tutte belle iniziative che però nascondono il vero fine…, e cioè, fare in modo che il consenso possa, sempre più… aumentare!!!
Quindi stabilite le regole ed avendo proceduto alla realizzazione di un modello di statuto con il quale determinare quali necessarie direttive servono per l’organizzazione del gruppo, ecco, che si procede a depositare il contratto dell’associazione e dare finalmente inizio a quanto si desiderava realizzare…
La speranza, e quella che con il passar del tempo, il numero degli iscritti aumenti… e quando finalmente ci si accorge che, il proprio consenso è divenuto importante, quando si ha un forte visibilità, ecco che quello può rappresentare il momento dell’evoluzione…, quel cambiamento che sonda, se l’interesse maturato, può essere apprezzato e/o barattato da qualche esponente rappresentativo, preferibilmente istituzionale, che hanno un particolare interesse, a candidarsi nel mondo della politica…

Sembrerà assurdo, ma quanto avviene all’interno di queste associazioni è off-limit…  nessuno infatti, è nelle condizioni di poter confermare, se all’interno di queste associazioni, si celino personaggi che hanno interessi con le attività criminali…

Ormai, come possiamo osservare, nelle nostre città…, è difficile trovare quelle vecchie segreterie di partito…, queste non esistono più, non solo perché sostenerle, aveva dei costi proibitivi, tra affitti, utenze, dipendenti e spese varie, ma soprattutto perché necessitavano quotidianamente della presenza illustre della figura politica, che da alcuni anni, preferisce non mostrarsi, continuare con la propria professione e quando eventualmente disponibile, dedicarsi alla presenza di quelle sedute pubbliche a cui deve presenziare, per godere di quel famoso gettone di presenza…, ma soprattutto,  poiché quelle segreterie partitocratiche erano diventate totalmente inutile… in quanto sono rimasti in pochi, quelli che ancora, ci si rivolgevano, sperando appunto, nei loro buoni propositi…
Ed allora ecco che i ns. politici…  hanno alzato l’ingegno, sono nate, a sostituzione proprio di quelle segreterie, nuove associazioni; le chiamano culturali (ma non ci troverete neppure un libro… ), di volontariato, ambientaliste, per i consumatori, ricreative, ed ovviamente quelle più rappresentative… contro la mafia… tutti con nomi di grande interesse, importanti, a modelli #hastag, dove il riconoscimento immediato del nome deve costituire il modello e l’indirizzo a cui l’attività associativa si è ispirata…
Eccoli, sono i nuovi paladini…, alcuni hanno scelto nomi illustri che attraverso la lotta alla mafia hanno fatto grande il nostro paese, ma quasi sempre, dietro queste associazioni non vi è neppure un loro parente…, altri, usano la tecnica di copiare termini omonimi o nomi similari a quelli di associazioni autorizzate, inviando direttamente a casa, una richiesta economica a sostegno della stessa, su bollettini di c/c precompilati, senza poter conoscere, ne dove andranno a finire i soldi inviati e soprattutto chi è il reale beneficiario…
Se poi analizziamo concretamente cosa fanno…, quali lotte vanno combattendo, quante denunce presentano, quali dibattiti organizzano, in che modo fanno sentire la loro voce… , con quale foglio di giornale, rivista, pagina web contrastano la lotta alla mafia…, come URLANOOO a gran voce…, lo schifo che li circonda… ecco, ci si accorge, che tutto è fatto a bassissima voce… quasi in silenzio… per non disturbare… per non fare quei nomi e cognomi sconvenienti…, per non risultare fastidiosi agli occhi di tutti, in particolare proprio di quei soggetti malavitosi o con i colletti bianchi… dopotutto, vanno ripetendo: perché denunciare noi… lo farà qualcun altro…, le lotte dobbiamo sempre iniziarle noi con la nostra associazione e gli altri invece cosa fanno… dov’è lo Stato, i suoi uomini, che siamo essi a farle quelle lotte…, dopotutto loro… sono pagati anche per questo…noi no!!!
La verità è che alla fine, la lotta, la fanno sempre gli altri, quelli invisibili, quelli a cui le medaglia non verranno mai date…
La maggior parte… sta nell’ombra, anzi, grazie a queste associazioni si riciclano, sono quegli stessi personaggi che allontanati per varie vicissitudini dalla politica, ora, attraverso queste associazioni, tentano di riavvicinarsi alle poltrone perdute, grazie all’Antimafia. 
Soggetti con la doppia identità, che, protetti ora dallo stendardo dell’antimafia ( dopo essere stati a fianco di personaggi collusi con la criminalità organizzata oppure aver ricevuto contributi economici per la propria sede associativa, da quelle figure oscure, ora rimosse da quegli incarichi in quanto condannati per abuso di ufficio, concussione, corruzione, ecc…, ecco che, come se nulla fosse, sfilano in prima fila, in quelle marce per la legalità, al fianco di chi, quotidianamente, la combatte la mafia, come le istituzioni, le forse dell’ordine e quei pochi cittadini onesti…
Ormai il sistema è stato svelato, l’immagine pubblica di certi personaggi è stata smascherata, denunciata, rinviata a giudizio…, per truffa, peculato, malversazione o ancor peggio… per infiltrazione mafiosa…
Personaggi politici, che di giorno sfilavano nei cortei, ma che di notte cenavano insieme agli “amici” per decidere quali accordi elettorali proporre…, personaggi che attraverso quei propri movimenti e quelle fondazioni antimafia, hanno letteralmente intascato fiumi di denaro pubblico, investiti poi in attività commerciali proprie, personaggi infami che presentandosi come paladini della giustizia, hanno foraggiato queste attività fraudolenti…
Si mettono – come si diceva una volta – i vestiti buoni della domenica per andar in chiesa…, per mostrare quelle loro facce, a modello ispirazioni di sani principi, ma che nascondono di fatto, il loro vero volto, tra falsità e ambiguità…
Un sistema creato ad hoc, che tenta di sostituirsi ai vecchi ladri, sperando così di ricevere “gratuitamente” i beni di quelle aziende confiscate dallo Stato, dove, attraverso la costituzione di ipotetiche cooperative o associazioni, si ci trova coinvolti, nel gestire patrimoni milionari, ottenute a costo zero e soprattutto foraggiate, in quanto accreditate in quella lotta contro la criminalità…
Perché vestirsi di antimafia era diventato un business… ma oggi lo è ancora di più…
Un nuovo modo astuto, per ripulire la propria immagine…., quasi si trattasse d’immergere se stessi, in un cosiddetto bagno “purificatore”…

Mario Piccolino, blogger antimafia…

Aveva 71 anni, il blogger antimafia ucciso nel suo studio a Formia il 29 Maggio di quest’anno, ed oggi, a pochi giorni dal quell’omicidio, è stato arrestato il suo presunto assassino…
Sembra trattarsi di un piccolo imprenditore, titolare di una azienda agricola, ed ora, si sta cercando di capire quali motivazioni hanno spinto a commettere, quel grave gesto.
In questi giorni si era pensato che forse il blogger avesse trattato nei suoi post antimafia, un delicato argomento e che questo, avesse infastidito “qualcuno” appartenente a quella criminalità organizzata…  
Dalle indagini delle questura di Latina, è invece emerso che la vera causa, non è da ricercarsi in quegli articoli, ma da un precedente contenzioso legale, avendo rappresentato un proprio cliente, in una causa civile contro l’attuale presunto assassino…
Una morte incredibile, avvenuta per una circostanza che dire folle è poco… già per il possesso di una grotta… si una grotta scavata nel tufo!!!
Certamente di Mario resteranno i suoi scritti, quelle parole con le quali aveva tentato di denunciare ogni forma d’illegalità e disonestà.
Non ci sono armi che possono finire una persona, perché questa continuerà sempre ad esistere, nel ricordo degli altri, di quelli che si conoscevano in vita, e di quelli che si conosceranno dopo la morte, come il sottoscritto…
E’ bella la frase con la quale un’amica lo descrive, un personaggio scomodo, ingestibile ma soprattutto solo, con quella solitudine che spaventava, che non puoi capire, non puoi alleviare, già Mario Piccolino se ne è andato così: solo, scomodo, pazzo ed eroe allo stesso tempo, lasciando tutti con un’espressione come quelle che amava immortalare.
Giustizia forse è stata fatta…, si… non servirà a nulla, non lo riporterà qui tra noi, ma almeno quella giustizia che tanto ricercava, chiedeva, desiderava per tutte quelle persone che andava difendendo, da quei continui soprusi e ingiustizie, ecco, almeno in questo… è stato ripagato…
Resteranno le tue parole, quegli scritti digitali, fogli indelebili ed eterni, impossibili da toccare, come fogli della nostra vita…
Già, quegli stessi fogli di un libro, letto in ordine per sentirsi vivo, sfogliato a caso per sognare…

Lettera aperta al Presidente del Consiglio – On. Matteo Renzi

Preg.mo Presidente,
desideravo inviare alla Sua persona, il mio personale avallo, sulla decisione di voler commissariare la nostra regione Sicilia, in particolare con riferimento alla questione degli impianti di depurazione.
Soltanto chi conosce bene questa terra, può comprendere, quali e quante difficoltà vi sono, nel cercare di adempiere al proprio dovere, trovandosi a malincuore, a scontrarsi con quegli interessi, personali ed economici, che sono alla base, di quei noti “meccanismi” perversi e collusivi. 
E’ una grande soddisfazione, essere rappresentato da Lei ed anche da un mio conterraneo, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che per questa terra, insieme ai propri familiari, ha piantato lacrime di “speranza“, ed è proprio a quell’auspicio, che oggi mi permetto di rivolgere a Lei, una esortazione, quella cioè di non farsi sviare da pietismi ingannevoli, eredità di quelle logiche politiche ed economiche, che finora, sono servite, a non consentire la risoluzione di quei problemi che, da sempre, affliggono questa nostra regione.
Aver voluto creduto, che attraverso le lotte intraprese in questi venti anni dallo Stato, si fosse stati capaci di debellare quella mentalità intrinseca e collusa, ma, mi creda – da siciliano – e mi dispiace doverlo dire, ciò rappresenta un falsità, perché al suo interno ( e non parlo dei consueti delinquenti, associati a chissà quale organizzazione malavitosa ) vi sono tutta una serie di cittadini che, posti a vari livelli, aspirano a poter ricevere – grazie a quegli incarichi ricevuti – un minimo di vantaggio; possa questo essere costituito da un avanzamento di carriera, da una qualche forma di regalia o nel vedere concretizzato il proprio sostegno, con una collocazione familiare.
Lo so… sembrerà incredibile, ma la maggior parte dei miei conterranei, è ormai collusa con questo sistema!
No, non voglio dire che si è venduta a quel sistema, ma avendo ormai persa la speranza di quel profondo e reale cambiamento, si è di conseguenza, adattata ad esso. 
Perché vede, per fare ciò, è necessario stravolgerlo questo sistema, dall’alto, bisogna iniziare proprio dalla politica, dal recidere definitivamente quelle connessioni clientelari di scambio, con il quali finora questo sistema corruttivo ha convissuto e ne ha altresì, modificato le coscienze.
Desidero raccontare un episodio accaduto proprio alcuni giorni fa: il sottoscritto, in qualità di Direttore Tecnico di una Società, che ha la propria Sede Legale a ***********, ha scoperto che, da alcuni mesi, al sesto piano dello stesso stabile, si è trasferito l’Ufficio del Presidente *********; da quando ciò è avvenuto, in particolare in alcuni giorni prestabiliti, sembra di trovarsi all’interno di un “panificio”, un via vai di persone, tutte messe lì disposte in fila, in attesa, ovviamente di poter chiedere…; chi presenta il proprio curriculum, chi desidera un posto per il proprio figlio, chi pretende di avere una maggiore considerazione all’interno dell’organizzazione a seguito dei voti finora apportati all’associazione e via discorrendo…; li osservo, capisco come niente sia cambiato… e sconsolato, senza dir nulla, me ne vado…
Ecco questo è il nostro paese, un paese dove ognuno cerca di raccogliere i frutti di quel suo piccolo orticello e se poi, la propria terra continua a produrre raccolti “gattopardiani”, poco importa….
In questi anni, prendendo quindi ispirazione da chi – per questa meravigliosa terra, ha dato la propria vita, sto cercando nel mio piccolo, di esprimere il profondo disagio, personale e di quanti, cittadini onesti, mi scrivono.
Un grido ad alta voce – attraverso questo mio blog “Liberi pensieri“ – per poter riportare ed evidenziare, quelle continue notizie di corruzione e malaffare, analizzarle in modo obbiettivo, preciso e puntuale, denunciarne fatti e persone, che, celati dietro quella loro “immagine costruita“, di onestà e legalità, hanno finora complottano, per compiere in maniera disonesta, tutti quelle illegalità a loro permesse.
Sono molti tra le Istituzioni a chiedere di denunciare gli illeciti presso le autorità, commissioni e/o associazioni; c’invitano a segnalare, a non avere paura, a rompere quel muro d’omertà, lo Stato promette la propria presenza è dichiara di difendere quanti si rivolgono ad esso, perché dopotutto… come si dice, alla fine la battaglia, si vince tutti insieme.
Ma quando successivamente si assiste, a cosa realmente accade con il passare del tempo, a quale esiti quelle denunce hanno condotto, a come quegli esposti presentati, vengono concretamente limitati e alterati da procedure giudiziali, ci si accorge, come, rimosse le consuete manifestazioni propagandistiche, quell’essere premiati a modelli d’onesta, quei continui riconoscimenti consegnati per il coraggio dimostrato…, ecco che alla fine, dopo tutto il clamore, ci si ritrova, nuovamente soli ed abbandonati.
Mi dispiace dover riportare Lei situazioni che esulano dai suoi primari compiti, ma mi sento di voler condividere questo mio pensiero e cioè che, la nostra Sicilia è un paese che va completamente riformato e che non può più continuare ad avere uomini come quelli che l’hanno finora governato…
Bisogna che lo Stato… faccia lo STATO… decida definitivamente di fare ( come dice quel programma su La7) “Piazza pulita”, stravolgendo quelle posizioni cardini occupate da anni da soggetti, che hanno mosso come “pupari” i fili di questo sistema e dove attraverso promesse mai mantenute, si son garantiti i voti per i cosiddetti amici.
Non so quanto Lei potrà fare, ma sono certo che alla fine, questo nostro territorio si risolleverà, perché fintanto c’è ne sarà, anche soltanto uno di onesto, ecco che, quella “speranza” non potrà mai morire.
Distinti saluti,
Nicola Costanzo 

Il coraggio di denunciare…

Resto attonito nell’ascoltare tutti questi precettori che dalla loro posizione, danno linee di condotte morali e orientamenti su come un cittadino deve sapersi comportare…
Ho sentito che: se prima si poteva dire che i segnali non venivano carpiti, compresi, ora quest’alibi non c’è più…, perché prima magari era pure vera questa giustificazione, ora diventerebbe un alibi e gli alibi non sono consentiti…
E’ evidente come da parte della Direzione Distrettuale Antimafia si sproni i cittadini ad aprire gli occhi e soprattutto a denunciare eventuali apprese attività illecite da parte del malaffare organizzato, sottolineando quanto siano importanti le denunce dei cittadini nella lotta alla criminalità organizzata…, già, è quanto riportato da un magistrato: se più spesso venissero dal procuratore e dai magistrati a riferire ciò che vedono e ciò che sanno, probabilmente molti più processi penali verrebbero messi in campo e probabilmente molti più responsabili verrebbero individuati…
È vero in passato i cittadini hanno da sempre preferito non accorgersi di tutto ciò che attorno a loro accadeva e probabilmente hanno preferito fare in modo di non cogliere quei segnali ” ben conosciuti” da noi e certamente si sono sempre astenuti dal presentare denunciare su quanto sapevano… 
Ed è per questo che il sostegno che potrebbe arrivare ai magistrati dalle denunce diventa fondamentale, perché – come vanno ripetendo i procuratori quando intervistati, in televisione, nei media ed in tutte quelle opportune sedi istituzionali, e cioè che “tante volte non si ha certezza dell’esistenza di fenomeni e attività illegali proprio perché nessuno collabora con l’autorità giudiziaria per disvelarle… ed è proprio su questo punto, che i giovani non possano più avere alibi, poiché sono proprio loro, l’investimento per quel necessario cambiamento, per poter aspirare ad un futuro migliore senza dover dire un giorno… ” io non sapevo, non sono stato avvertito, no io non c’ero…”.
Perché ormai tutti sanno… già, tutti hanno avuto modo di assistere personalmente o di conoscere attraverso la lettura della nostra storia quanto accaduto nella nostra terra, ed oggi, sono stati ulteriormente avvertiti che non si possono più tenere comportamenti e condotte che vadano ad arricchire quella cultura fatta d’illegalità e sostenuta da un clima ormai diffuso di malaffare…
Denunciare quindi possibili infiltrazioni, attività illegali, presenza di soggetti poco chiari, sperequazioni finanziarie, furti, ecc…, secondo quanto riportato sopra, dovrebbe servire a migliorare – non solo quel corretto rapporto con la giustizia o con gli organi inquirenti, ma soprattutto dovrebbe permettere di elevare i cittadini verso quel superiore livello di crescita della propria moralità…
Ma, adesso siamo coerenti…
Quando lo Stato, viceversa quelle “necessarie” segnalazioni le riceve… cosa fa???
Come è possibile che invece di tutelare quei soggetti, ci si rivolta contro…???
Uno Stato di m…. , uno Stato che proprio attraverso i suoi delegati uomini , continua quotidianamente a fare c…. e soprattutto quando queste por… vengono evidenziate, tenta, come i bambini di difendersi, mettendo avanti le proprie mani “sporche” e non certo di cioccolata…
Quindi, cari educatori… prima di voler fare morali di legalità a noi, ancora prima di ogni altra cosa…, allorché decideste di dirci come comportarci, ecco, forse è meglio che Vi riflettiate nello specchio della vostra vita, vedrete le volte in cui siete stati codardi, riguarderete quel poco coraggio mostrato… già come ancora oggi siete, ma soprattutto, come non sarete mai… e se osserverete accuratamente l’interno di quello specchio, ecco, potrete ammirare il nostro di coraggio… già quel coraggio che avreste voluto avere e che invece vi è mancato e che adesso viceversa… ricercate in noi!!!
Alcuni giorni fa, un amico mi ha detto che… quando si tenta di portare avanti le proprie idee contro un predisposto sistema, ecco che prima o poi, sarà proprio quel sistema a rivoltarsi contro ed a provare di schiacciarle quelle idee…
Ma come si dice… le idee ispirate dal coraggio sono come le pedine negli scacchi, possono essere mangiate ma anche dare avvio ad un gioco vincente!!!

White & Black List…

White list… black list… ma di cosa stiamo parlando…???
Diciamo che rappresenta, l”iscrizione volontaria ad un’elenco che soddisfa sia i requisiti per l’informazione antimafia, che per l’esercizio dell’attività per cui è stata disposta l’iscrizione.
Deve quindi sottostare ad alcune condizioni fondamentali tra cui, l’assenza di una delle cause di decadenza di sospensione o di divieto di cui all’art. 67 del D. Lgs. 6 settembre 2011, n.159 (Codice Antimafia) e la mancanza di eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa tendenti a condizionare le scelte o gli indirizzi dell’impresa.
È quindi un elenco dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativo di infiltrazione mafiosa, operanti nei settori esposti maggiormente a rischio previsto dalla legge 6/11/2012, n. 190 e dal D.P.C.M. del 18 aprile 2013. 

Ciò che colpisce principalmente, non è tanto la redazione di questa lista o di quanti oggi ne sono iscritti ( quello è un argomento di competenza delle prefettura… ) ma la straordinaria diversità tra le imprese iscritte in nord-italia e quelle del sud, in particolare nella ns. isola…

Già, si parla tanto in quelle associazioni di categoria di legalità… ma quando andiamo a contare le imprese che hanno fatto richiesta di essere inserite, ecco che scopriamo che qualcosa non va…
Già ad esempio… dove sono i nomi altisonanti dell’imprenditoria della Provincia di Catania che rientrano nel novero delle attività oggetto delle richiamate tipologie di rischio d’infiltrazione, quali: 
– trasporto di materiali a discarica per conto terzi;
– trasporto, anche transfrontaliero, e smaltimento di rifiuti per conto terzi;
– estrazione, fornitura e trasporto di terra e materiali inerti
– confezionamento, fornitura e trasporto di calcestruzzo, bitume;
– noli a freddo di macchinari;
– fornitura di ferro lavorato;
– noli a caldo
– autotrasporti per conto terzi;
– guardiana dei cantieri.
Com’è possibile quindi, che delle migliaia d’imprese, soltanto poche circa un centinaio sono state inserite nella White list…
Mi chiedo quindi… dove sono tutte le imprese che operano nei settori suindicati??? Hanno fatto tutti richiesta di verifica d’inserimento??? Debbo forse pensare che la maggior parte delle richieste è stata inevasa oppure esistono delle motivazioni che non hanno permesso a queste di essere inserite??? 
Come dicevo sopra, la situazione che mi lascia perplesso è che nella nostra regione, le imprese iscritte sono circa un migliaio, mentre risultano essere iscritte, nella sola regione dell’Emilia Romagna ben 32 mila e di cui soltanto 31 sono le aziende rimaste escluse, non contando che tra le due regioni vi è una differenza di circa un milione di abitanti…
Una differenza sostanziale, debbo pensare tra chi ha deciso di lavorare nella legalità e chi invece ha deciso di operare lungo quella “particolare” zona grigia…
Sarebbe opportuno sapere, da parte degli organi competenti, quante sono le imprese rimaste escluse dalla verifica per poter meglio comprendere il tessuto produttivo della ns. amata ( e amara…)  terra.
Siamo ancora indietro rispetto alla maggioranza del paese, infatti da noi le White list redatte dalle prefetture, non operano tutte in modo funzionale… infatti, analizzando i dati della provincia di Palermo. risultano iscritte solo 11 imprese di cui sono, soltanto due palermitane. 
A tal proposito, la Lega Coop Sicilia, nella persona del suo consulente giuridico Avv. Nino Caleca, fa evincere che ad oggi non risultano iscritte (nella sopraddetta provincia) imprese che forniscono calcestruzzi… auspicando inoltre, l’applicazione del “rating di legalità da parte della Regione anche nel settore dei pubblici appalti, privilegiando le imprese legali“. 
E’ certo che le White List rappresentano uno strumento fondamentale per favorire la legalità e soprattutto per mettere in evidenza quelle attività produttive che operano in regime di trasparenza, nel rispetto della leale concorrenza, facendo in modo che quanto svolto, serva principalmente a far crescere quella reale competitività di mercato, che crei maggiore produttività aziendale, incremento del fatturato, sviluppo tecnologico, e nuove opportunità di forza lavoro.
E’ ovvio che quanto sopra, debba trovare sinergia con una burocrazia snella, che permetta, in primiss riscontri e tempi celeri sulle domande d’iscrizione, mentre da un’altro lato, la possibilità a quelle imprese rientranti nella White list, il diritto di prelazione sulle tipologie di lavorazioni, richieste per gli appalti pubblici…

Quali obblighi per gli Amministratori giudiziari…

Sarei curioso di conoscere se le comunicazioni previste nell’Art. 5 e precisamente ai comma 4 – 5 effettuate con modalità telematiche, secondo quanto previsto nelle specifiche tecniche stabilite dal decreto dirigenziale del responsabile per i sistemi informativi del Ministero della giustizia, vengano poi verificate da qualcuno che le riceve e mi riferisco in particolare ad alcuni obblighi che proprio questi “amministratori” dovrebbero comunicare e cioè:
1) la comunicazione nella quale si fa presente al responsabile dell’Albo, di tutte le nomine ricevute dall’autorità giudiziaria ovvero dall’Agenzia, al fine di consentire il monitoraggio statistico e soprattutto la rotazione degli incarichi.
2) l’eventuale esistenza o sopravvenienza di situazioni di incompatibilità per lo svolgimento dell’incarico;
3) la data di cessazione dell’incarico ed i motivi che hanno portato alle proprie dimissioni volontarie e soprattutto i compensi percepiti.
4) ma questo lo aggiungo io… i risultati realmente conseguiti per i lauti compensi ricevuti…
Perché se da un lato è vero che bisogna accelerare quel processo delicato, della modalità di passaggio dalla gestione mafiosa a quella dell’amministrazione giudiziaria è altrettanto vero, che il rischio a cui alla fine si assiste e che alla fine si è soltanto rovinato il bene ricevuto attraverso il sequestro o la confisca, ed è rappresentato proprio con il fallimento o la liquidazione dell’impresa e/o dallo stesso declassamento delle proprietà rimaste inutilizzate o utilizzate solo per fare cassa…, dando così l’impressione, che la lotta alla mafia costituisca soltanto un sostentamento personale di una ricchezza messa a disposizione proprio di questi uomini dello stato…
Ed è per questo che occorre quindi che il sistema normativo venga modificato e che si doti di quelle necessarie garanzie di controllo non solo di onestà, ma soprattutto di professionalità e lealtà,.a cui demandare quegli incarichi di amministratore dei beni sequestrati o confiscati. 
Non basta quindi aver istituito un albo nazionale degli amministratori giudiziari e degli amministratori dei beni confiscati alla criminalità, le garanzie dei soggetti da nominare debbono essere valutate e verificate da una centrale che ne verifichi il lavoro svolto nel corso delle precedenti esperienze, e se questi si sia dimostrati qualificati e soprattutto liberi da ingerenza esterne…
E’ necessario pertanto fare iscrivere in questo particolare albo, solo quei soggetti dotati di indiscusse qualità morali e professionali, verificate sulla base non di privilegi e raccomandazioni ricevute, ma da criteri omogenei ed uniformi, che garantiscano il soggetto in modo obbiettivo e professionale. 
Una esigenza non nuova, ma palesemente manifestata dall’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione dei Beni Confiscati alle mafie, precisamente nell’art. 38, comma 6, del decreto legislativo n. 159 del 2011, secondo cui, si tentava di assicurare attraverso criteri di trasparenza, la rotazione degli incarichi degli amministratori, la corrispondenza tra i profili professionali e i beni sequestrati, nonché la pubblicità dei compensi percepiti.
Purtroppo, come accade spesso nel ns. paese, il decreto interministeriale tra Interni e Giustizia non è stato emanato e la disposizione richiamata, prevedeva un meccanismo talmente macchinoso, che non permetteva in modo chiaro e semplice di capirne il corretto funzionamento; di qui l’esigenza di introdurre delle norme precise che hanno permesso almeno di dare regole certe.
Una situazione delicata se si tiene conto che in una riunione di qualche mese fa, la Commissione Antimafia ha chiesto espressamente al direttore dell’Agenzia nazionale dei beni confiscati, di fornire alla commissione parlamentare l’elenco delle nomine di tutti gli amministratori giudiziari e dei loro coadiutori, i loro compensi e soprattutto una mappa dettagliata dei beni di cui oggi sono responsabili…
La lobby degli amministratori giudiziari infedeli vedrete avrà breve vita, ormai si sta per mettere il guinzaglio su un cerchio magico cui alcuni amministratori in questi decenni, hanno potuto godere e gestire, attraverso quei poteri forti, concessi loro direttamente dallo stesso palazzo di Giustizia…
Un sistema ben radicato… che oggi cerca di difendersi da quegli attacchi esterni che ormai tentano di far scardinare quel lubrificato sistema… 
Nessuno di loro ovviamente vuole rinunciare a cifre che per i soli compensi – realizzati questi nel giro di pochi anni – giungono a nove zeri e che certamente servono non soltanto a creare quel piccolo tesoretto vitalizio ma sicuramente anche, per rinsanguare quanti posti dietro e nell’ombra, ricevono sotto forma di regalie e di consulenze per i propri familiari…
Un “tributo” che rappresenta di fatto, lo stesso male che si tentava ( proprio attraverso questi soggetti ) di estirpare…  

Sono stanco…

Già, sono stanco di combattere contro tutta una serie di dilettanti…
Si… mi sono stancato!!!

E’ dire che…, se un giorno me l’avessero detto non ci avrei creduto…, anche perché per sfiancare il sottoscritto c’è ne vuole, eppure sembra che pian piano ci stiano riuscendo…
Vi starete chiedendo, di cosa o di chi sto parlando???
Sono certo che vi meraviglierete di sapere a chi dedico questo mio post, già non crederete a vostri occhi…, sarete sorpresi con quanto ho deciso di affidare all’opinione pubblica!!!
Quanto andrò di seguito a raccontare, si basa su una serie di procedure e di meccanismi aberranti, che non hanno fatto altro, che prolungare il tempo all’infinito…, operando con l’esclusiva volontà di traslare quanto più possibile, ciò che era indispensabile realizzare all’istante, prontamente, nel più breve tempo possibile, ed invece, attuando e posticipando quanto sopra, si è soltanto tolto del tempo essenziale ed ovviamente la ” salute ” del sottoscritto…
Come si dice…, si sa che quando s’inizia una battaglia, non si è mai certi dell’esito e si sa anche, che ci sono periodi nei quali, i combattimenti ( perché di questo ormai stiamo parlando…) si prolunghino più del necessario – cioè oltre quel termine ragionevole perché si possa giungere ad un esito, positivo e/o negativo non sta me dirlo…, ma che si possa giungere ad una definizione certa e non più aleatoria – che conduca infine ad esaurire anche quelle residue forze messe in campo, contribuendo cosiffatto, ad indebolire anche quell’ultimo entusiasmo fin lì espresso…
Perché sono quelli i momenti in cui, anche al più “onesto guerriero”, viene da pensare che forse sia giunto il momento di ritirarsi, di non prolungare più del dovuto una guerra che è ormai divenuta del tutto inutile!!!
Ecco che alla fine si è riusciti nell’intento e cioè di distruggere fisicamente anche quello stesso combattivo, sicuramente vincitore, ma che ora pensa di ritirare le proprie forze dal campo di battaglia per concedersi finalmente una tregua…
Ciò è quanto dovrebbe accadere anche al sottoscritto, ma non so dirvi il perchè, sarà questa mia natura… ecco, a differenza di quel cosiddetto “guerriero”…, io, non abbandono mai la lotta, poiché persevero nella volontà che la giustizia faccia sempre il proprio corso, pur quando, gli uomini scelti e messi in campo, dimostrano inadeguatezza, debolezza e inesperienza, arrestandosi “casualmente” prima di quando vi possa essere, una eventuale remota possibilità di scontro… ed è per questo, che mi fermo in attesa, del migliore momento, per sferrare un nuovo mirato attacco!!
Una vicenda, questa, che rivelata potrà sembrare incredibile… ma quanto andrò “a breve” a raccontare, trova conferma, in una serie di azioni  e atti, che finora non sono ancora emersi, per la sola esclusiva volontà di coloro che avrebbero dovuto farlo, e che per le ragioni sopra espresse, si trovano – in questo preciso momento – in estrema difficoltà!!!
Difatti, quanto andrò a riportare, rappresenta in compiuto, quanto in molti vanno dichiarando; mi riferisco a quei ” principi della legalità “, che tanto si ergono nei loro palcoscenici pubblici – abilmente preparati – ma che poi, in sostanza non hanno volutamente attuare, anzi, quando ciò è accaduto è stato soltanto perché spinti da terzi…
Tendono quindi a scaricare su altri… quelle indotte azioni, addossando, proprio a coloro da cui avevano ricevuto il sostegno, le colpe del loro operato, che mai avrebbero ( viste le ripetute e continue marce indietro ) voluto compiere…
Ovviamente esiste un motivo a quei tipi di comportamento, che trovano spiegazione e conferma nei silenzi, in quei modi d’operare, in quel saper intuire quando – ed in questo sono maestri – è meglio non mettere il dito nell’acqua calda… 

Una denuncia di esercizio realizzata da quegli “uomini dello stato ” che non sempre purtroppo rappresentano lo Stato, ma bensì fanno parte di quei personaggi che nel corso degli ultimi anni, hanno solo svolto, trattative, ammorbidimenti, concessioni, disorientamento, ostacoli, per far si che non emergano, depistaggi, reticenze e collusioni…
Come ha giustamente dichiarato il Magistrato antimafia palermitano – Antonino Ingroia – incaricato dalle Nazioni Unite in Guatemala per seguire da vicino le rotte del narcotraffico internazionale:
le reticenze e le omertà non sono solo degli uomini di mafia, ma ci sono depistaggi e reticenze degli uomini dello Stato e delle istituzioni, e quando queste reticenze e depistaggi vengono da uomini dello Stato e delle istituzioni che ostacolano la verità, non ce la possono fare da soli, hanno bisogno di voi, della società civile che questa verità la vogliono: la verità è una conquista collettiva!
Certo, quanto dichiarato è vero… serve un impegno doppio affinché possa emergere la verità, ma quando il sostegno richiesto, viene successivamente dato, ecco che ci si accorge di come esiste una barriera invisibile creata a mo’ di muro, che scontra con l’indifferenza di un sistema, che impone che nulla debba cambiare… ed è allora che risulta impossibile, continuare a credere, che si possa vincere!!!
CONTINUA… 

A.N.C.E.: Sicilia, i debiti delle PA con le imprese

Sono anni che vado riportando in questo mio Blog, delle problematiche cui l’indotto delle Infrastrutture e delle Costruzioni  nella nostra regione, a seguito di procedure errate è ahimè giunto…
Livelli ormai inquietanti sono stati toccati, evidenziati in particolare da tutta una serie di fattori che, sicuramente non sono soltanto da ricercare nei mancati pagamenti delle PA, ma bisogna tentare d’investigare su quant’altro si possa celare dietro la gestione delle imprese di costruzioni, tale da aver influito a determinare questa situazione drammatica.
Abbiamo in questi anni assistito a cosa può succedere a quelle imprese che non vengono pagate ed a causa di ciò… falliscono, ma la cosa assurda è che falliscono proprio per colpa dello Stato.
Ma non solo loro, perché in questo dissesto, crolla tutto un sistema, infatti: 
Molti dei dipendenti vengono licenziati e quelli restanti vengono posti in C.I.G.
I loro fornitori subiscono eguale sorta, mentre i clienti di altre commesse pubbliche/private, si ritrovano a dover subire indirettamente questa nuova problematica aziendale, pur avendo essi, ottemperato a tutti i pagamenti dovuti ed ora, malgrado ciò, debbono gestire un problema che non li riguarda ma che sta creando ritardi che sui lavori in corso e sul loro possibile proseguo;
Le imprese sub-appaltatrici, che nella stra-maggioranza delle volte sono quelle che realmente hanno portano a compimento i lavori, alla fine pagano totalmente – essendo i più deboli – il prezzo di questo dissesto finanziario; 
Le banche, impegnate a comprare titoli di Stato sul mercato internazionale, non concedono più crediti alle aziende ed i debiti e gli interessi finanziari verso Istituti e/o Banche aumentano, con il risultato di una crisi di liquidità, che non deriva soltanto dal fatto che non danno più soldi, ma principalmente perché questi stessi Istituti, hanno già emesso anticipazioni durante i lavori ed ora sono in attesa di ricevere indietro i  soldi “lavorati”, che però lo Stato non paga;
Le imprese sono sempre più strangolate da tasse più alte dell’area UE e da interessi che le società di riscossioni applicano, quando non si riesce più a far fronte ai pagamenti; 
Iniziano così tutte una serie di cause giuridiche, con costi legali esosi da dover sostenere e con procedimenti lunghissimi che legati ai tempi della giustizia, non trovano mai celere soluzione ;
A ciò bisogna aggiungere che proprio a causa di quanto sopra, s’instaura un effetto economico recessivo, di cui l’imprenditore non ha colpa, ma che a causa dei comportamenti della pubblica amministrazione è alla fine costretto a soccombere!
Molti ns. imprenditori stanchi di questo anomalo paese del “Gattopardo” con un sistema feudale basato sulla illegalità e da tutte quelle procedure collusive interposte ai vari livelli, ecco che decidono di lasciare il ns. Paese per altri certamente più civili, come la Slovenia, la Romania, la Svizzera, paesi nei quali il sistema “imposte” risulta più equo ed i servizi – a differenza dei nostri – funzionano alla perfezione.
La verità infatti è che il nostro Paese, in tutti questi anni ha dimostrato di essere specialista nel farsi male da solo… perché  è ormai evidente a tutti, che i suoi interlocutori, sono dei semplici burattini, attori di un teatrino politico, incapaci di far funzionare perfettamente quelle semplici regole di correttezza morale e professionale, in uso negli altri paesi europei, inettitudine perennemente evidenziata attraverso l’apertura da parte della Commissione Europea, di procedure d’infrazione contro il ns. Paese, per le violazione sulla direttiva europea nei ritardi di pagamento della PA – dimostrando così per l’ennesima volta –  in quale modo “ridicolo” l’Europa consideri noi. 
Bisogna aggiungere inoltre che diverse Regioni, non si mostrano all’altezza di pagare neanche quando lo Stato dà loro i fondi per farlo, in particolare proprio la nostra Sicilia che è risultata essere la peggiore!!! Infatti da sola, non è stata capace di usare il miliardo ad essa assegnatole per il pagamento dei debiti; la seguono in ordine Campania, Calabria, Sardegna e Molise.
Dicevo prima che, il problema dei mancati pagamenti rappresenta certamente uno dei motivi che ha condotto al fallimento del sistema impresa, ma ne esiste un altro – i cui media in questo periodo non fanno altro che darne il giusto risalto – e mi riferisco principalmente a quelle politiche di corruzione/clientelari, dove la principale regola e la distrazione illecita di denaro, per finanziare ed accomodare quanti tra, politici, imprenditori, assessori, amministratori, professionisti, tecnici e dipendenti pubblici, possano prestare il loro contributo, per far si che opere ( per lo più inutili ) possano ricevere successivamente, quelle necessarie autorizzazioni per far sì che certi progetti possano ricevere i “giusti” finanziamenti…
Progetti che alla fine, verranno realizzati dalle solite imprese “amiche”, importanti nomi di costruttori a livello nazionale ed internazionale, che utilizzando anche compartecipazioni in project finance, mutano la loro principale essenza d’impresa di costruzione, divenendo nello stesso tempo progettazione e direzione lavori. 
Controllori e controllati nello stesso progetto, con lavori che mancando di una corretta progettazione di partenza, vedono lievitare i budget dell’amministrazione ed i prezzi dell’appalto, in quanto basati su dati non reali e quindi soggetti ad incrementarsi man mano che i lavori vanno definendosi e poi purtroppo lo Stato ( che in molti dimenticano siamo noi ), per ovvie ragioni, sarà costretto a pagare più e più volte, lo stesso appalto, attraverso i soliti stratagemmi – perizie di varianti e suppletive / riserve / ecc… – che generano solitamente un aumento dei costi e mai comunque un reale beneficio qualitativo dei lavori realizzati. 
Ovviamente non dico nulla di nuovo, in fondo se il problema della corruzione in particolare nella ns. regione non fosse così reale, non ci sarebbe stato negli ultimi anni, quella naturale escalation d’interesse a cui giornalmente andiamo assistendo, da parte della Procura Nazionale Antimafia…
Per cui, fintanto che molte delle nostre imprese, non saranno in grado di modificare questo loro fuorviante percorso, condizionato principalmente dal solo interesse finanziario, ecco che allora, difficilmente potremmo vedere queste imprese sopravvivere alla concorrenza ed alle politiche di rigore, che certamente sopraggiungeranno nei prossimi anni a venire…

Un Certificato Antimafia negativo??? Basta pagare!!!

Di chi possiamo fidarci, se tanto chi è demandato a fare rispettare le regole è il primo a violarle???
I casi di corruzione si ripetono quotidianamente e le pene restano sempre e purtroppo invariate!!!
Come si dice… alla fine “ il gioco vale la candela ” se tanto poi, quando cioè si viene scoperti, si sconta, grazie a macchinosi cavilli legali e ad esperti azzeccagarbugli pene che risultano irriverenti o sanzione che definirle irrisorie è già un motivo d’incremento…
Ecco quindi che anche le persone più insospettabili, un tempo “forse” perbene, alla fine si piegano ad episodi di corruzione e malaffare…     
Tra alcuni di questi personaggi, risulta essere indagato anche l’ex prefetto di Benevento, Ennio Blasco, arrestato dalla Guardia di finanza per una inchiesta su presunti episodi di corruzione relativi al rilascio di certificazioni antimafia ad imprese di vigilanza privata quando egli era prefetto fra il 2009 e il 2011….
Sembra che per favorire alcune “imprese amiche” di vigilanza, il prefetto avrebbe accettato dei regali, tra cui denaro, viaggi, gioielli, perfino un’auto con autista per i suoi spostamenti…
L’ipotesi di reato formulata nei riguardi dell’ex Prefetto è quella di corruzione e riguarda in particolare le procedure d’autorizzazione in tema di “certificazione antimafia” cioè quel documento fondamentale per poter operare nel pubblico in particolare nei settori con alto rischio di criminalità…
Ciò che caratterizza il Certificato Antimafia non è tanto che certifica l’iscrizione di un’impresa presso la Camera di Commercio, ma la presenza della dicitura ( inserita in calce ) antimafia e cioè il “nulla osta ai fini dell’articolo 10 della L. 31 maggio 1965 n. 575 e s.m.i. ” ottenuto utilizzando il collegamento telematico con il sistema informativo utilizzato dalla Prefettura di Roma che verifica l’elenco completo dei soggetti per i quali si è effettuato il controllo, tra cui ci sono i soggetti muniti di poteri di rappresentanza o comunque titolari di cariche, come ad esempio i membri del Consiglio di Amministrazione, Direttori Tecnici, etc.. 
Quindi mediante tale collegamento telematico, la Camera di Commercio è in grado di verificare se, a carico dei soggetti per i quali viene eseguito il controllo, vi siano o meno cause di divieto, di  sospensione o di decadenza ed è equiparato, a tutti gli effetti, alle comunicazioni o segnalazioni provenienti dalla Prefettura, ai sensi dell’art. 1, co. 1, decreto 16/12/1997 n. 486.
 Per cui basta una segnalazione ” Positiva ” ( che è proprio l’opposto di quanto dovrebbe essere riportato nel certificato… ) e cioè che l’impresa al suo interno presenta soggetti non “idonei”, che la stessa, non può più instaurare rapporti con la pubblica amministrazione ed in taluni casi anche con i privati!!!
Le Stazioni Appaltanti, infatti, devono acquisire le certificazioni antimafia prima di stipulare, approvare o autorizzare i contratti e sub-contratti e verificano che i legali rappresentanti, i direttori tecnici, i membri del collegio sindacale, i componenti l’organismo di vigilanza delle società con cui devono stipulare un contratto e persino i familiari conviventi con le persone fisiche sopra individuate, siano lontani da assoggettamenti alla criminalità organizzata.
L’esistenza di eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa comporta difatti il divieto di contrarre con la Stazioni Appaltanti, ne consegue che tale divieto costituisce una misura cautelare di tipo preventivo, che mira a contrastare l’azione del crimine organizzato, colpendo gli interessi economici delle associazioni mafiose, anche a prescindere dal concreto accertamento in sede penale di uno o più reati che vi siano direttamente connessi.
Cosa centra quindi il Prefetto…??? Centra in pieno…poiché la competenza a rilasciare la documentazione antimafia alle pubbliche amministrazione per i controlli di veridicità delle autocertificazioni è proprio in capo alle Prefetture!!!
Il bello è che proprio nel 2001 lo stesso allora vice-Prefetto è stato sottoposto a reclusione nel carcere di Poggioreale, dove trascorse otto giorni e otto ai domiciliari per una analoga inchiesta su presunte irregolarità nelle rottamazioni negli autoparchi a Napoli. 
La sua posizione successivamente fu archiviata dalla Corte di Appello di Napoli e risarcito per ingiusta detenzione, concedendo a titolo di riconoscimento, la somma €. 25.600
Dice un proverbio che vuole mettere in guardia chi ha il vizio di appropriarsi della roba altrui… poiché prima o poi verrà scoperto: tanto va la gatta al lardo, che ci lascia lo zampino…
Io comunque trovo più indovinato quanto detto da Shu Shueh Mou e cioè che: un funzionario talvolta rifiuta decisamente una grossa somma di denaro, ma non sa rifiutare dei piccoli doni…; già, lo stesso accorgimento… che il topo usa nel rubare!!!
 

Alfano perchè????

Sabato pomeriggio percorrevo Via Etnea e per poter rientrare a casa, ero costretto a causa della nuova viabilità su Tondo Gioieni, a percorrere un tratto della ns. circonvallazione, eseguire l’inversione e nel passare adiacente l’edificio del quotidiano ” La Sicilia ” mi sono imbattuto in due auto con la scorta armata stazionate lì davanti…
Il mio primo pensiero è stato… chissà chi sarà mai costui, che sfruttando le solite auto blu utilizza impropriamente i ns. impiegati…
Ho inoltre pensato che forse, c’era un convegno oppure una intervista pubblica da registrare e che forse era scorretto pensare a priori male…
Sarà forse qualcuno d’importante???
Mai mi sarei immaginato di leggere successivamente ciò che ho letto nei giornali e cioè che il personaggio misterioso fosse il nostro Ministro dell’Interno Angelino Alfano!!!
Ho letto inoltre, che si è trattata di una visita di cortesia…, ma vorrei sapere, quale motivo ha un ns. Ministro di andare a fare visita ad un semplice cittadino… perché di questo si tratta e come, non me ne frega niente che qualcuno possa ritenerlo un potente editore, nella stessa maniera, non entro nelle inchieste che lo indagato per concorso esterno, riciclaggio e turbativa d’asta aggravata dal favoreggiamento alla mafia!!!
Le visite di cortesie sono altre, sono quelle che si fanno ai malati, nei funerali, nelle feste cittadine, cioè in quei momenti in cui si suole esprimere appunto un comportamenti garbato…
Ma qui cosa centrano le cortesie…. e poi a chi e perché???
La domanda suona retorica e certamente nasconde il vero fine di quella visita…  
Anche la Commissione Antimafia attraverso Claudio Fava ne sta chiedendo ulteriori approfondimenti… ciò significa che forse “qualcosa” questo nostro Ministro dovrà chiarire…
Anche perché mi viene spontaneo dire: qual’è la consuetudine che va per la maggiore nel ns. Paese??? 
Perché una persona si rivolge ad un’altra…??? Quasi sempre per un motivo… molto molto personale!!!
C’è chi chiede un prestito economico, chi un favore particolare, chi cerca di sistemare il proprio figliolo, chi ha bisogno di una raccomandazione e così via…, per cui… non vi è nella realtà, una semplice manifestazione d’affetto, se poi questa non viene quasi sempre seguita da una richiesta!!!
Ed allora con questa visita cosa voleva far capire…, chissà forse dobbiamo pensare che il messaggio fosse per qualcun’altro… e per chi eventualmente???
A cosa può servire oggi al Segretario del partito Nuovo Centro Destra,  venire a Catania e fissare come Suo appuntamento “non istituzionale” quello di andare a discutere con il Sig. Mario Ciancio???
Certamente questa costola del Pdl, “fittiziamente” allontanata dal proprio capo, tenta di superare quella soglia di sbarramento necessaria – appositamente abbassata dal 5% al 4,5% proprio per farlo rientrare. da momento che dai sondaggi “galleggia” attorno al 4 per cento e può sperare quindi di giungere a quel valore…
Ma per far ciò ha bisogno di voti, di quei voti che in Sicilia sono in questi anni andati al Cav. ed ultimamente erano passati all’ex presidente della Regione, ma che le ultime elezioni, hanno trasferito al M5Stelle…
Certo il Movimento di Grillo… non divide soldi, non concede posti agli amici, parenti e familiari e questo i Siciliani lo sanno bene… infatti in questi giorni, proprio nella mia Catania ( ma credo che lo stesso valga anche nelle altre città siciliane…) il via vai di miei concittadini, che hanno preso il domicilio presso le segreterie politiche è aumentato a dismisura… sembra di rivedere quei video dei tempi di guerra, dove le persone attendevano in colonna dinnanzi ai panifici!!!
E’ quindi visto che al Cavaliere mancheranno i voti d’un tempo… ( ormai egli rappresenta il passato e non è quindi più appetibile…), e considerato che proprio il boss di cosa nostra Totò Riina, nelle intercettazione del 12 settembre scorso, discutendo in carcere durante la sua solita passeggiata d’aria con il boss pugliese Alberto Lorusso, inveiva contro il ministro Agrigentino dichiarando espressamente “Il carcere duro glielo do io a lui… quel disgraziato di ministro, là al ministero dell’Interno è proprio accanito con questi quarantunisti, questo è accanito proprio, è una canaglia” e considerato che il partito di Centro di Casini, tenta di raggruppare in se quel Polo centrista d’ispirazione cristiana, che da sempre influenza con i Suoi uomini di Chiesa, gli indirizzi di voto dei suoi fedeli…, ecco se togliamo inoltre quanti legati alla estrema destra… e per coloro che confermeranno con il loro voto, quanto fatto finora dal M5Stelle… ed infine escludendo ovviamente quanti di ispirazione di Centro-Sinistra, allora sono a chiedermi, chi andrà a  votare per questo Nuovo Centro Destra???
Pochi…già sono pochini, forse non basteranno nemmeno a superare la soglia prestabilita ed allora che fare… con chi mediare, chi da sempre è in grado nel ns. territorio di far affluire quei voti necessari??? 
Come dicevo sopra, al sottoscritto non interessa abbassare alcuna mannaia su personaggi colpiti da indagini in corso, come difatti non mi esprimo finché non vedrò giungere una sicura condanna per favoreggiamenti alla mafia o per concorso esterno ed ancora non posso che aspettare la chiusura dei processi per tutte quelle vicende legali, cui una persona, se pur innocente può essere coinvolto…
Capisco perfettamente quanto (a causa di certe vicende), possa essere imbarazzante escludere eventuali conoscenze “scomode”, quel parente che oggi naviga in cattive acque, quel politico che è stato arrestato, quell’amico d’infanzia scoperto ora delinquente e via discorrendo… lo capisco, ma per quanto mi riguarda, i rapporti umanamente instaurati, se non vengono volontariamente manipolati e/o condizionato, continuano a rimanere eguali, non cambiano, sono come sempre!!!
Ma quanto sopra ovviamente può valere per tutti, me… in quanto semplici cittadini…, ma non può valere per un Ministro!!!
Ed allora mi chiedo… perché???

Catanese dove sei???

E’ con questa frase che si sono incatenati i manifestanti “Liberi Cittadini” ( è così…senza alcuna sigla che vogliono essere definiti ) dinnanzi agli uffici della SERIT S.P.A. di Catania…
Ormai stiamo assistendo ovunque, quanto da tempo andavo annunciando e cioè, che sarebbe bastata una piccola scintilla… per far iniziare una protesta a livello Nazionale.  
La gente comune è stanca di vedere quotidianamente prevaricazioni, continue truffe e raggiri, fatti proprio da coloro che dovrebbero invece essere garanti di quei principi e valori di legalità…
Ed invece, scopriamo che proprio questi finti paladini di giustizia, noti per il loro impegno antimafia ed iscritti ad associazioni con finalità di sostegno e d’impegno sociale, sono poi responsabili di condotte personali, di truffe aggravata e peculato con l’aggravante anche di condotta mafiosa…
Proprio ieri abbiamo potuto assistere nei Tg. nazionali, le ordinanze di custodia cautelare emesse in Calabria, nei confronti di ex Sindaci, assessori ed amministratori comunali…
Era ovvio quindi aspettarsi che la protesta dilagasse e che i momenti di tensione previsti, sarebbero quindi definitivamente sfociati nella ribellione di questi giorni…
Le manifestazioni di un piccolo gruppo sono ora divenute ariete per quanti attendevano in silenzio…
Ed allora, ecco associarsi, studenti, agricoltori, precari, universitari, disoccupati, pensionati e quanti purtroppo, che da infiltrati, utilizzano questi momenti di discordia per innalzare la tensione sociale…
Dietro questi ci sono certamente gruppi eversivi, politici, terroristici ed altri, che fomentano queste ribellioni, per alzare la violenza e creare nuovi scontri e disordini.
Proprio qualche giorno fa, tre commercianti si sono incatenati davanti l’ingresso di Riscossione in Corso Sicilia a Catania, gridando ad alta voce il loro disagio ed una ribellione a tutte le tasse ed i modi con cui, queste agenzie richiedono il pagamento…
I suicidi aumentano giornalmente ed un paese civile come il nostro non può più permettersi questa situazione…
L’allerta nelle città è al massimo livello e le prefetture tentano di contrastare i disordini…
Pattuglie di tutte le categorie, stanno intensificando i controlli sul territorio ed il monitoraggio è costante e puntuale…
Qualcosa sta però finalmente cambiando, anche la politica ha iniziato a dare i suoi primi segni di rinnovamento…

Il Pd con il cambio del segretario rinnovatore Renzi, inoltre, proprio di qualche ora fa, il piano Destinazione Italia, che prevede nuovi incentivi alle società estere ed al credito d’imposta; misure per la ricerca e la digitalizzazione delle imprese, lo sviluppo di energia rinnovabili, ed infine forse la notizia sull’abolizione ai partiti del contributo elettorale, cavallo di troia del M5Stelle…
Bisogna fare presto e subito, il nostro paese deve secondo Standard & Poor’s, darsi una svolta, implementando politiche di sviluppo per la crescita, prevista intorno al 0,4%, prima che si decida nuovamente un nuovo declassamento che porterà così definitivamente l’Italia fuori dal mondo che conta. 

Squadra Antimafia…


Finalmente è finita… almeno questa 5° serie e per quanto ho sentito dire, ne dovremmo patire altre sette, si perché la serie prevista è composta da 12 e forse perché, prevedono ottimisticamente di debellare per allora (almeno nello fiction…) definitivamente questa piaga…

Capisco inoltre, quanto importante sia fare audience e forse è per questo motivo che si è tentato di aggiungere ad una improvvisata sceneggiatura, quante più traccie possibili ( se pur marginali dal contesto principale) relegate all’interno di quelle vicende personali, tra amori e passioni, il tutto incernierato con le vicende criminali piene di violenza, omicidi, ecc…   
Come sempre, su questa nostra meravigliosa isola, abbiamo potuto assistere.., sia a quanto di bello ci viene offerto gratuitamente in paesaggi e scorci naturalistici amplificato dalle bellezze storico/architettoniche uniche al mondo, il tutto purtroppo “condito” dalle grossolane sparatorie a modello western, ripetute a dismisura nelle varie puntate…

Cosa dire inoltre di quelle circostanze (più o meno similari alle reali vicende giudiziarie in corso ) tra chi aspira a governare la Sicilia, da una mafia Russa che sorprendentemente, vuole espandere i propri tentacoli qui da noi…, quando difatti il business è altrove…

Ed ancora, come descrivere questa squadra antimafia, composta da quel esiguo numero ( mi sembra siano cinque), che trasferiti da Palermo a Catania, iniziano una lotta impari…
Una battaglia fatta di ritardi, di confusione, di mancanza di collaborazione e fiducia tra colleghi, inaffidabilità totale e irresponsabilità nei modi di condurre le indagini, svolte queste in particolare dal vicequestore, in maniera del tutto arbitrarie e senza alcun rispetto delle regole o dei superiori, capacità professionali legate a momenti ” tarantolati ” del personaggio casanova, imitato in questa sua esuberante “capacità” anche dai colleghi di grado inferiore!!! 

La storia, grossolanamente riadattata da certe sceneggiature di più alto livello, tocca molti degli argomenti di cronaca di questi giorni, come le discariche abusive, il narcotraffico, l’abuso edilizio, i rapporti con uomini di Stato, il solito giro di denaro a cui non si sa resistere…

In questo immaginario “concetto” di mafia, anche la famiglia decade…
Assistiamo a figli che combattono i genitori, a fratelli/sorelle che si tradiscono per opposti valori, preferendo così al proprio sangue… quello estraneo.
Ma di quale mafia si sta parlano scusate???
Da sempre è risaputo che la mafia, basa il proprio potere, su quel vincolo legato alla parentela, stirpe, consanguineità, comparati e dove soltanto se si appartiene a questa ristretta comunità, si può entrare… altrimenti si viene esclusi!!!
Ora, capisco che si tratta di una fiction, ma almeno nel riprodurre gli avvenimenti, si potrebbe tentare di rimanere all’interno del tema e non generalizzare con fantasiose riproduzioni, certamente di vita quotidiana, ma che non appartengo ad alcun contesto con l’ambiente mafia…
A vedere questo sceneggiato, viene veramente da piangere…, ed ora capisco il motivo su quanto veniva riportato nel 2011, quando alla produzione, sembra sia stato imposto da parte di alcuni “personaggi”  locali, di affidare ad essi, il service per reclutamento di comparse, per la fornitura dei pasti o per le location…, incrediiiii…bile!!!
Difatti, la stessa mafia, per non vedere sul proprio territorio,  le “sceneggiate” ( per non voler usare termini volgari ) riprodotte in questa fiction, ha preferito chiedere loro ( in maniera… cortese ) di cambiare città…
Ed eccoli quindi a girare a Catania, chissà con quale “permesso” particolare…, anche se forse in questo caso, avendo avuto modo di vedere la leggerezza della sceneggiatura, “qualcuno” potrebbe aver pensato di far sorridere i proprie nipoti, con questa nuova commedia all’italiana…
Già, come non ridere, dinnanzi ad un bacio dato in mezzo ad una piazza cosparsa di morti e feriti tra il vicequestore e la collega nella piazza di Pedara  ( una cittadina che è stata definita nello sceneggiato un villaggio sperduto di poche anime… peccato che possiede una popolazione di circa 12.000 persone e che d’Estate, essendo meta turistica, diventano il doppio… e infatti l’errore del regista, sempre nella stessa scena riprendendo dall’alto, inquadra una folla di spettatori ad osservare dietro le transenne…), e cosa dire di quel poliziotto ” sciancato…” che non si regge in piedi ma che tenta sempre e ovunque di fare il proprio dovere o di quei fucili d’assalto “Kalašnikov”, che non forano minimamente neanche le lamiera di un pulmino ( a proposito caro regista, ma che fine a fatto poi l’autista del pulmino… ) e quella mafiosa di Rosy Abate, che girovaga tranquillamente come turista per il centro di Catania, ma che stranamente nessuno riesce ad individuare, quelle forze dell’ordine che giungono sempre, quasi fosse una consuetudine in ritardo…
Si, forse di questo sceneggiato si salvano soltanto in due: Giulia Michelini, l’unica che riesce ad interpretare oltre che il proprio ruolo anche quello della pazza in maniera convincente e quel Filippo De Silva (interpretato da Paolo Pierobon ), che dovrebbe rientrare nella sesta serie…
Comunque, non riuscirò mai a capire perché, con tante storie che potremmo raccontare su quei grandi uomini o su avvenimenti storici di cui la nostra terra è stata piena, ci si promuove sempre nel mondo con queste idiozie…
Una patria della cultura e della civiltà, un’isola che ha dato i natali a filosofi, scultori, poeti e scrittori dalla fama indiscussa, patrimonio culturale, non solo artistico, ma che ha saputo dare prestigio a questa terra, siciliani illustri raccontati da chi ha amato la Sicilia, da chi ha voluto contribuire con il proprio dovere a tenere alto il valore di questa terra…
Ecco quindi perché non capirò mai, a cosa o a chi…, possa servire voler riprodurre sempre queste vicende, questo volersi ad ogni costo soffermare su situazioni, che nulla centrano con noi siciliani e che servono soltanto a degradare questa nostra terra, con mediocri interpretazioni scontate, basate su valori che certamente non ci appartengono…

L’Antimafia tra appalti pubblici e privati…

Rappresenta uno dei problemi fondamentali nell’applicazione della normativa antimafia e nella verifica dei concorrenti sia in fase di gara che di stipula del contratto.
Vi è infatti un po’ di confusione tra i due accertamenti e cioè tra il momento di verifica e quello riguardante i requisiti generali ( articolo 38, comma 1, lettera b) – Codice dei contratti pubblici).
E’ possibile infatti che proprio tra i due momenti intervengano cause ostative/interdittive che precludono la possibilità di contrarre contratti con la Pubblica Amministrazione.
Infatti se da un lato, in fase di gara si verificano i requisiti dichiarati dall’impresa, dall’altro e cioè immediatamente alla data antecedente la stipula del contratto, si provvede alla richiesta di acquisizione della comunicazione antimafia, solo e soltanto nei limiti dell’aggiudicatario.

Ovviamente gli accertamenti realizzati sono diversi a seconda dei due momenti per cui:
nel primo cso e cioè durante la verifica alla partecipazione riguarderà unicamente i soggetti quali il direttore tecnico, il titolare e/o i soci e l’amministratore.
L’acquisizione della comunicazione antimafia, oltre ai soggetti di cui sopra, riguarderà ( ai sensi dell’articolo 85 del codice antimafia), anche:
– per le società di capitali, tutti i componenti l’organo di amministrazione ed il socio di maggioranza;
– per tutti gli altri tipi di società, anche i membri del collegio sindacale ( legge n. 231/2001).

Il problema nasce nel caso di una struttura di partecipazioni societarie a catena, in quanto non è neb chiaro dove il sistema di controlli ( esteso ) debba fermare i propri accertamenti e cioè a quale livello della compagine societaria, sia perché tale controllo, prevederebbe tempi lunghi ma soprattutto e certamente poiché oneroso.
Stessa situazione cautelativa in fase di gara, andrebbe presa anche su eventuali familiari conviventi, ma qui l’interpretazione giurisprudenziale diventa talmente estesa, che andrebbe affrontata con un argomento a parte…, certamente diverso è il discorso con riferimento alla informazione prefettizia che ( articolo 85, comma 3, del codice antimafia), prevede espressamente la necessità di estendere la verifica anche ai familiari conviventi e cioè con chiunque conviva con la persona sottoposta ad accertamento.

Quanto sopra vale solo e soltanto per i contratti pubblici, mentre la documentazione antimafia cambia totalmente nel caso di rapporti tra i privati, poiché è impossibile al privato di potersi cautelare da quelle imprese non regolari dalla posizione antimafia.
Non esiste alcuna possibilità per il privato di rivolgersi alle Prefetture per richiedere la documentazione antimafia, analoga situazione se la richiesta viene fatta alla Camera di Commercio nel caso in cui si richiedesse loro, di rilasciare un certificato camerale con la dicitura antimafia.

Come comportarsi quindi???
Qualche ente suggerisce di richiedere:
– la visura delle iscrizioni nel casellario giudiziale, ai sensi dell’articolo 33 del DPR 14 novembre 2002, n. 313 (T.U. delle disposizioni in materia di casellario giudiziale), poiché tale documento, pur non avendo alcuna efficacia giuridica, riporta comunque tutte le iscrizioni contenute nel casellario giudiziale, comprese quelle di cui non è fatta menzione nei certificati rilasciati al privato;
– un certificato dei carichi pendenti, che attesta l’eventuale sussistenza di sentenze di condanna anche non definitive;
La nuova legge anti-corruzione prevede ( art. 1 comma 52/57 ) l’istituzione presso le prefetture, di controlli periodici per quelle imprese che operano in quei settori di attività particolarmente a rischio, in quanto si pongono in quei settori particolarmente interessati, sia dalle aggiudicazioni degli appalti pubblici e quindi interessati dalla criminalità organizzata.
Tra queste abbiamo: 
a) trasporto di materiali a discarica per conto di terzi;
b) trasporto, anche transfrontaliero, e smaltimento di rifiuti per conto di terzi;
c) estrazione, fornitura e trasporto di terra e materiali inerti;
d) confezionamento, fornitura e trasporto di calcestruzzo e di bitume;
e) noli a freddo di macchinari;
f) fornitura di ferro lavorato;
g) noli a caldo;
h) autotrasporti per conto terzi;
i) custodia dei cantieri.

I meccanismi di tutela ci sono tutti il problema è farli rispettare.
Assistiamo purtroppo giornalmente, alla conclusione di procedure giudiziarie nelle quali, da un lato vengono escluse quelle imprese che, a causa d’informative “positive” prefettizie, non possono continuare quegli appalti già aggiudicati, mentre di contro, assistiamo all’assegnazione degli stessi lavori ad altre imprese, che in sede di contratto e secondo i cosiddetti ” controlli” vengono considerate limpide, ma che poi successivamente nel corso dei lavori e quasi sempre all’ultimazione degli stessi, vengono invece delegittimate e marchiate quali “affiliate”…
Un doppio scherno per quanti ( dipendenti della prima impresa ) si sono visti soffiare via parte del proprio operato, diminuendo se non perdendo cosi di fatto, oltre alla prospettiva di continuità per la società nella quale si stava operando, anche e purtroppo il proprio posto di lavoro, incredibilmente a scapito di quelle imprese, poi risultate aggiudicatarie, che grazie a chissà quali articolate procedure ( e non entro nei meriti della volontarietà di quei controlli, che visti poi i successivi sviluppi delle indagini, possiamo ben dire, essere stati fatti in maniera molto approssimativa… ), che hanno posto queste cosiddette società come “cristalline”, ma che successivamente si sono dimostrate tutt’altro.
Abbiamo potuto leggere come, nel corso dei lavori, questi abbiano utilizzato manodopera, subappaltatori, lavoratori autonomi e fornitori e/o noli, senza alcun rispetto delle normative previste, anzi, affidando proprio l’intera gestione dell’appalto a soggetti che ora, attraverso le indagini, sono risultate organiche proprio di quel sistema, che tanto sin dall’inizio si era voluto contrastare!!!

Bindi all’Antimafia… e la mafia ringrazia.

Sono otto mesi che la commissione antimafia discuteva sulle competenze che l’eventuale Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia avrebbe dovuto avere e così dopo tutto questo tempo…, perso inutilmente ( come tutto del resto comunque…) ecco finalmente giungere ad un nome: Rosy Bindi 

Chi???? Rosy Bindi ma scusate… ma non è la stessa persona che il Sindaco Renzi voleva rottamare???
La stessa che da non so più quanti anni vediamo seduta al Parlamento???
Una che è riuscita a passare dalla vecchia e decrepita Democrazia Cristiana al Partito Popolare, da questo alla Margherita e quindi all’Ulivo per finire oggi nel Pd… incredibile quanta coerenza!!!

La cosa interessante è che si cercava un personaggio che avesse esperienza sul fenomeno mafioso, che capisse di cosa si stesse parlando…

Ma come può una persona del genere capire…; se venisse in Sicilia non riuscirebbe a decifrare neanche due siciliani che parlano in dialetto, figuriamoci entrare nelle loro teste o nei pensieri dei cosiddetti mafiosi…
Una figura incompetente nel settore, come del resto siamo stati abituati in Italia a vedere la suddivisione delle poltrone nei Ministeri…, in Medicina hanno messo ingegneri, alle Infrastrutture… giudici, alla Cultura… showgirl, e via discorrendo, questa è l’Italia, una completa confusione!!!
Ora tutti gridano allo scandalo e vorrebbero le sue dimissioni, annunciando di voler boicottare le sedute della commissione…, ma se poi ascoltiamo da quale pulpito giungono tali dichiarazioni e da quali personaggi insignificanti e lecchini…, allora c’è proprio da stare allegri…

Comunque la mafia ringrazia, continua in maniera operosa a svolgere i propri affari, porta avanti i propri business in maniera lineare, senza alcun contrasto, mantiene una struttura parallela per quanti ne sono affiliati, garantisce quel minimo salariale anche alle famiglie di coloro che si trovano attualmente condannati, una piramide che non viene minimamente scalfita dal lavoro di contrasto da parte dello Stato o di quelle Associazioni e/o personaggi pubblici, che in nome della legalità e della lotta alla mafia, tentano attraverso i media d’impressionare, ma che di fatto poi servono solo a pubblicizzare la propria persona per qualche successivo incarico politico o amministrativo…

Una lotta impari svolta in maniera maldestra… da personaggi buoni a nulla, a modello “Tatarella”, adatti cioè soltanto per stare lì impalati e dire “sissignore… signorsi”.
Mancano le leggi o meglio quelle leggi che non permettano che queste vengano continuamente violate, indirizzate o contrastate da un sistema giudiziario che permette ovunque stratagemmi… Manca un collegamento mirato tra il sistema informativo delle Amministrazioni pubbliche e le Prefetture, introducendo nuovi parametri di controllo su quei soggetti/società che si ha conoscenza essere interessati ai contratti pubblici ed in modo da permettere un più attento esame, circa l’eventuali tentativi d’infiltrazione mafiosa…
Purtroppo i due sistemi viaggiano a velocità diverse, l’una insegue sempre l’altra… e lascio voi intendere chi deve sempre modificare il proprio percorso, per poter ottenere dei reali e importanti risultati…, il resto sono le solite chiacchiere da cortile o la classica pubblicità gratuita!!!
Per combattere la mafia ci vuole ben altro…, non siamo all’interno di uno sceneggiato a modello squadra antimafia, qui ci vuole uno Stato che sappia fare lo Stato e per far ciò bisogna scegliere le persone giuste e non certo questi personaggi che servono soltanto a riempire una poltrona…
Brr… che paura che mi fa… staranno oggi pensando i padrini della cosiddetta “cupola”…
Brrr….indi??? Comu sì chiama…????
Ma cu’ è cchista???
Brrr…indiamo và… ca e megghiu!!!

I beni confiscati non rendono nulla!!!

Dando seguito a quanto alcuni giorni fa avevo scritto sulle società confiscate, un mio lettore, tramite email mi chiedeva la possibilità di pubblicare nel mio Blog, un bellissimo articolo scritto dal giornalista Attilio Bolzoni.
Essendo questo un tema speciale e di grande attualità, ho ritenuto appropriato assecondare la richiesta e pubblicare quanto ricevuto:
Quanto rendono i beni sequestrati alle mafie? Niente!!!

Le aziende che una volta erano dei boss non ce la fanno a sopravvivere e le eccezioni sono rare, rarissime.
Una di sicuro è quella di Pontecagnano, sulla litoranea che da Salerno scende verso sud.
È un albergo e lì, gli affari vanno sempre bene, come prima…
Quella “roba” strappata con tanta fatica a Corleonesi e Casalesi non produce quasi mai ricchezza, l’antimafia non riesce ancora a far soldi, anzi al contrario genera perdite…, sempre garantite.
Fino a quando è un capo della ‘Ndrangheta a mandare avanti il business tutto va a gonfie vele, quando poi arriva lo Stato le imprese affogano nei debiti.
Un esempio? Il famoso Cafè de Paris di Via Veneto, a Roma.
Era affollatissimo al tempo degli Alvaro di Sinopoli, a due anni dalla confisca uno dei locali simbolo della Dolce Vita rischia la chiusura.
I numeri raccontano tutto.

Su 1663 società confiscate dal 1982 – anno primo della legislazione antimafia – solo 35 sono in attivo. E per un soffio. Praticamente soltanto il due per cento.

Troppa burocrazia, troppa indolenza, troppo disinteresse.
E troppo il tempo che passa dal sequestro di un bene alla confisca, dalla sua destinazione all’assegnazione definitiva.
Cinque anni, sette, anche nove anni.
Terreni che sono ormai abbandonati. 
Aziende finite inesorabilmente fuori mercato. Dipendenti a spasso. 
Con banche che revocano i fidi, assicurazioni che non assicurano più, fornitori che chiedono il rientro immediato dei loro crediti. È il fallimento italiano della (vera) lotta alla mafie.
Tutto funziona perfettamente se è nelle mani dei boss, tutto va in rovina se non ci sono loro.
È il crac delle confische, delle ricchezze portate via a uomini della Cupola o del Sistema, ristoranti, fabbriche, impianti minerari, fattorie, allevamenti di polli, supermercati, agriturismi, distributori di benzina, cantine, serre, trattorie, discoteche, residence, ottiche, gelaterie, società immobiliari, centri sportivi, pescherecci, stabilimenti balneari e anche castelli… 

La punta più alta di confische è in Sicilia: 621 le aziende espropriate ai boss.
In Campania sono 332 e 216 in quella Lombardia che, da qualche anno, si rivela la prima regione lontana dai tradizionali territori dei clan ad avere ricchezze sporche nel suo ventre.

Cosa si può fare per proteggere questo tesoro e far guadagnare le imprese non più di mafia?
“Tre cose”, risponde Franco La Torre, presidente di Flare ( la rete europea di associazioni contro il crimine organizzato) e figlio di Pio, il deputato del Partito comunista italiano ucciso nell’aprile del 1982 giù a Palermo per la sua grande battaglia per una Sicilia libera dai boss, artefice di quella legislazione antimafia che porta il suo nome e che ancora oggi – dopo trent’anni – resta un esempio in tutto il mondo.
Quali sono le tre cose da fare? 
Franco La Torre:
1) la presenza di amministratori giudiziari competenti che siano in grado di fare il loro mestiere fino in fondo e di programmare piani a medio e a lungo termine per le aziende confiscate
2) sostenere la legge d’iniziativa popolare ( quella che ha lanciato il Sindacato della Cgil ) per la tutela di tutti i dipendenti delle aziende sotto confisca e per garantire loro gli stessi diritti di tutti gli altri lavoratori dei settori in crisi. 
3) utilizzare il contante sequestrato e reinvestirlo nelle attività dove si registrano le sofferenze.

L’elenco delle aziende che vanno o sono già andate in malora in pochi anni, o addirittura in pochi mesi, è infinito.
C’è una mappa dei disastri da una parte all’altra dell’Italia.
A Palermo c’è l’hotel San Paolo, in via Messina Marine, al confine fra Brancaccio e il porto di Sant’Erasmo, quasi difronte alla “camera della morte” dove in piena guerra di mafia i boss torturavano i loro nemici di cosca.
Costruito da Giovanni Ienna per conto dei fratelli Graviano (i due, Giuseppe e Filippo, si nascondevano nella suite prima delle stragi del 1992), quest’albergo è famoso per un ascensore esterno di vetro dove i genitori accompagnavano i figli per far vedere Palermo dall’alto e perché lì, nell'”ambiente” dell’hotel e degli amici dei Graviano – nel 1993 – è stato fondato il primo club di Forza Italia in Sicilia. L’albergo oggi accumula debiti spaventosi. Una voragine.

Stessa sorte per l’azienda agricola Suvignano di Monteroni D’Arbia, in provincia di Siena.
I vecchi proprietari erano i costruttori Piazza di Palermo.

Un’estensione di 713 ettari, campi coltivati a grano e a orzo, uliveti, un bosco, 13 case coloniche, un’antica fornace, una villa padronale, un agriturismo, una riserva di caccia, 200 capi di suini e duemila pecore. 

In rosso permanente anche gli 80 distributori di benzina sparsi fra il beneventano, l’avellinese, il casertano e il basso Lazio, tutti sequestrati ai Salzillo, quelli del “petrolio della camorra”. E ancora, tanti altri beni-azienda in perdita totale. La Delfino Srl di Gioia Tauro, rottami e rifiuti nel regno dei Piromalli e dei Molè.
La Pio Center di Bovalino, un pezzo di sanità calabrese fra Locri e Reggio nelle grinfie dei Nirta.
E poi Villa Santa Teresa di Bagheria, sequestrata all’ingegnere Michele Aiello, il re Mida della Sanità privata in Sicilia, quello che è sospettato di aver fatto da prestanome al vecchio Bernardo Provenzano e che ha contributo a trascinare in un gorgo giudiziario e a Rebibbia il governatore della Sicilia Totò Cuffaro.
Uno dei casi più clamorosi resta sempre quello della Riela Group di Catania, all’epoca della confisca – nel 1999 – la quattordicesima azienda più florida di tutta la Sicilia con un fatturato di 30 milioni di euro.
Quando i titolari erano Lorenzo Riela e suo figlio Francesco (condannato all’ergastolo per omicidio), legati tutti e due ai Santapaola, i dipendenti erano 250. Oggi sono 12. I Riela hanno provato a riprendersi la loro società di trasporti con vari prestanome. E facevano tutto dal carcere con la complicità di amministratori giudiziari.
Come è possibile che una “famiglia” si possa riappropriare del bene che gli è stato sottratto dallo Stato?
“Questa della Riela Group è forse l’esempio più negativo in assoluto”, dice Enrico Fontana, presidente di Libera Terra Mediterraneo, il consorzio delle cooperative che gestisce le proprietà agricole confiscate in Sicilia, Campania, Calabria e Puglia.

E spiega: Lo Stato ci deve mettere la faccia!!! 
Non basta sequestrare e poi gestire burocraticamente un bene, ma quel bene bisogna farlo diventare un buon esempio. 
La verità è che queste aziende che erano delle mafie non si possono considerare come tutte le altre, è necessario trattarle come aziende speciali. 
A parte le difficoltà di carattere finanziario – i lavoratori vengono messi in regola, si pagano i contributi arretrati ai dipendenti che i boss facevano lavorare al nero – queste imprese operano in contesti estremamente difficili. 
Dal sequestro in poi l’intervento su ognuna di queste aziende deve essere fatto con grande attenzione al mercato”.

Ma come può un amministratore giudiziario nominato da un Tribunale fare impresa come un vero imprenditore?
Il più delle volte la gestione si rivela una sciagura. Di quelle 1663 aziende confiscate in via definitiva dal 1982 quasi la totalità sono destinate alla disfatta, alla liquidazione e alla cancellazione dai registri camerali e tributari. C’è da fare tanto. Lo Stato deve cambiare marcia. Non serve solo applicare la legge e poi abbandonare le aziende, lasciarle in mezzo ai guai economici, prigioniere degli istituti di credito, sotto ricatto, sotto minaccia della concorrenza della porta accanto, i boss ancora sul mercato.

L’anno scorso Unioncamere e Libera hanno sperimentano un sistema di governance delle aziende confiscate. Un monitoraggio per capire quali sono le emergenze più immediate e soprattutto capire come intervenire. La lista degli interventi necessari: istituire strumenti di finanza agevolata e di incentivazione fiscale, introdurre facilitazioni contributive per il mantenimento dei dipendenti, prevedere un welfare per ricollocare i lavoratori

in caso di chiusura dell’attività, sostenere con aiuti la nascita di cooperative, destinare una quota del Fondo nazionale di garanzie per le piccole e medie imprese anche alle associazioni che gestiscono beni confiscati alla criminalità. 
È proprio tutto nero (e in rosso) il mondo dell’imprenditoria dal passato mafioso?
“L’esperienza più virtuosa è quella della Calcestruzzi ericina”, ricorda ancora Enrico Fontana mentre racconta “le perfette coincidenze” avvenute una decina e passa di anni fa a Trapani, dopo che avevano sequestrato l’impianto al capo mandamento della provincia Vincenzo Virga. Un prefetto attentissimo ( Fulvio Sodano ), un amministratore giudiziario molto preparato e appassionato, una cooperativa con soci capaci.
Ne è venuto fuori un piccolo grande miracolo. Tutto nasce nel 1996 quando al boss tolgono la Calcestruzzi e quattro anni dopo gliela confiscano.
Qualcuno ha provato a boicottarlo l’impianto, la mafia ha provato a riconquistarlo.
Ma poi le cose hanno preso un’altra piega. Per la prima volta – la vicenda non ha precedenti – l’Unipol ha concesso un mutuo ventennale di 700 mila euro senza garanzie e poi è cominciata l’avventura.
“Noi ci siamo ingranditi, è la prova che se tutti lavorano bene ce la possiamo fare”, dice Giacomo Messina, il presidente della nuova Calcestruzzi. Quando era di Vincenzo Virga, i dipendenti erano 11, dopo tanto tempo e con l’antimafia i dipendenti sono diventati 14.
Hanno assunto un ingegnere ambientale, una donna per le pulizie, hanno assunto anche un nuovo autista.
Hanno allargato gli uffici e realizzato un nuovo stabilimento per il recupero degli scarti edilizi.
Un piccolo gioiello, già un’anomalia nel panorama dell’Italia che non vuole arricchirsi con i soldi della mafia.
Come quell’albergo confiscato alla camorra sulla strada che porta verso i templi di Paestum. Una clientela molto particolare. Quasi tutte coppie della zona. Molti impiegati, qualche professionista, ogni tanto si vede anche un pensionato. All’Hotel Mare ci vanno per fare l’amore. Nei dintorni di alberghi così – del genere daily use – ce ne sono almeno una dozzina. Ma l’Hotel Mare è l’unico sequestrato alla camorra. Non ci sono angosce a fine mese. Sempre in attivo.
“Così vincono loro, non vinciamo noi”. E’ l’allarme di don Luigi Ciotti, fondatore e presidente di Libera. “Così vincono loro”, ripete mentre controlla i numeri sui beni confiscati in Italia dal 1982 e 1.663 Le aziende confiscate alle associazioni criminali al 1 luglio 2012, di cui solo 35 risultano in attivo o in pareggio 88 nel settore agricolo 164 alberghi e ristoranti 24 attività finanziarie 137 attività immobiliari, noleggio, informatica, servizi alle imprese 35 attività manifatturiere 462 commercio, riparazione veicoli, beni personali, casa 23 estrazioni minerali 15 pesca, pescicultura e servizi connessi 6 produzione e distribuzione energia elettrica, gas, acqua 19 assistenza sociale 60 trasporti, magazzinaggio I numeri delle confische quelli delle aziende in sofferenza perenne.
Don Luigi, cosa non ha funzionato?
I numeri parlano molto chiaro: sono soltanto pochissime imprese quelle che resistono e tutte le altre prima o poi muoiono, questa è una situazione che grida vendetta… 

Ma è lo Stato che non ha fatto quello che doveva fare in tutti questi anni?

“Dentro lo Stato ci sono stati anche uomini che si sono spesi e a volte anche strutture che hanno funzionato. Sono mancati gli strumenti giusti, è mancata in generale un’aggressione mirata alla questione dei beni confiscati. E poi ci sono state reti di complicità, ci sono stati ritardi, ci sono stati silenzi. E qualcuno che doveva metterci la testa su queste cose, la testa non ce l’ha messa. Per questo oggi è giusto dire che è una situazione che grida vendetta”.
Quali interventi si sarebbero dovuti prevedere per non arrivare a questo fallimento?
“Si sarebbe dovuto seguire il modello delle cooperative che sono nate sui terreni confiscati con bando pubblico e con il coinvolgimento dei giovani del territorio. In questi casi è sempre stato riconsegnato il maltolto, i beni sottratti alle mafie sono stati restituiti all’uso sociale e alla collettività grazie alle reti economiche che si sono messe in gioco. Anche per le aziende bisogna inventare un nuovo meccanismo che porti a risultati.
Abbiamo bisogno di cose concrete, abbiamo bisogno di speranza”.
Un articolo di Attilio Bolzoni

Grasso sfida Travaglio!!!

Nella trasmissione di ieri sera, a Servizio Pubblico, il Presidente del Senato, Pietro Grasso, ha telefonato alla trasmissione di Santoro per difendersi dalle accuse infamanti del giornalista Marco Travaglio…
Infatti nella prima parte della trasmissione, il giornalista aveva detto: è chiaro a tutti che Grasso non è Schifani e Schifani non è Grasso – il problema è che Grasso non è quello che molti del movimento 5 stelle credono…
Per Travaglio infatti, il nuovo presidente del Senato, prima di essere magistrato, è un italiano, è molto furbo, è un uomo di mondo, ha saputo gestirsi molto bene, non ha mai pagato le conseguenze di un’indagine e si è sempre tenuto a debita distanza dalle indagini sulla mafia e sulla politica, liberandosi addirittura quando era procuratore di Palermo, di tutti quei magistrati che facevano indagini proprio su mafia e politica; inoltre, si è rifiutato di firmare l’atto di appello contro l’assoluzione in primo grado di Andreotti, lasciando soli così i sostituti procuratori che avevano presentato quell’appello…
Travaglio ha inoltre espresso che il Presidente Grasso, aveva fatto delle dichiarazioni in cui prendeva le distanze da Caselli, ottenendo ovviamente consensi dal centrodestra ed è proprio di qualche giorno fa, la dichiarazione del Cavaliere Berlusconi, dove secondo lui, Grasso è tutt’altro che un brutto candidato alla presidenza del Senato, già infatti in questi anni, era riuscito ad ottenere dal centrodestra, tre Leggi per fare fuori Caselli e far passare egli alla procura nazionale antimafia.
Tutte Leggi queste, per Travaglio, anticostituzionali, che però hanno permesso a Grasso di diventare procuratore nazionale antimafia, mentre il governo faceva fuori il suo unico rivale.
Non per niente vedasi la dichiarazione del presidente,  prima di essere letto, di proporre l’onorificenza al Cavaliere. con la  medaglia antimafia…
Ora giustamente, l’ex Procuratore nazionale antimafia, chiede un confronto televisivo, anche perché come dice: è brutto sentirsi accusare senza poter rispondere…
Ovviamente Santoro ha colto la palla al balzo, invitando Grasso alla trasmissione già per la prossima settimana, ma il Presidente del Senato, ha dichiarato che non poteva aspettare una settimana per replicare, in quanto certe cose vanno fatte subito!!! Il contraddittorio è una regola di civiltà ed il Sig. Travaglio si abitui al confronto…
La risposta di Travaglio è stata immediata, dichiarando che è Grasso che sfugge al confronto, e lo ha fatto anche con i suoi colleghi della procura di Palermo… e poi dopotutto non può piacere a tutti,  ha già dalla sua parte tutti i giornali e le televisioni…
La sfida è stata lanciata, certamente a giorni ne vedremo delle belle…
Sono convinto comunque che il confronto non avverrà da Santoro, perché se come penso qualcun’altro farà di tutto per avere la trasmissione tutta per se…, non faccio nomi, ma vedrete infatti che alla fine, se si farà, sarà realizzata su un altra emittente…, Travaglio ( e Santoro… ) permettendo!!!

Protocollo di legalità…

Il Protocollo di legalità nasce dall’esigenza di contrastare e monitorare il territorio, in particolare nel Mezzogiorno, dove continuano ad operare numerosi gruppi criminali, in grado di condizionare le attività economiche e finanziarie nei settori di pubblico interesse, sia in forma diretta che attraverso imprese e società controllate.
E’ nata quindi l’esigenza di rafforzare la collaborazione tra  Prefettura – Ufficio Territoriale del Governo ed enti locali nella prevenzione e nel contrasto delle infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore degli appalti di lavori, servizi e forniture pubbliche; 
A tal fine è stato necessario assicurare, con il concorso delle stazioni appaltanti, lo svolgimento corretto e regolare delle attività imprenditoriali, mediante l’attivazione di misure di salvaguardia adeguate e celeri, finalizzate sia a contrastare l’azione invasiva delle organizzazioni criminali in materia di appalti pubblici, sia a rendere l’impresa meno vulnerabile di fronte alle varie forme di infiltrazioni…
Diventa volontà dei firmatari del  protocollo, perseguire con strumenti efficaci il preminente interesse pubblico alla legalità, alla trasparenza nelle procedure concorsuali d’appalto e alla tutela del sistema delle imprese dal rischio di infiltrazioni, con estensione delle verifiche antimafia per appalti di Opere o lavori pubblici del valore pari o superiore a 250.000,00 €, per  subappalti e/o sub-contratti concernenti la realizzazione di opere o lavori pubblici del valore pari o superiore a 100.000,00 €, per prestazioni di servizi e forniture pubbliche del valore  pari o superiore a 50.000,00 €, ovvero, indipendentemente dal valore, per forniture e servizi maggiormente a rischio di infiltrazioni…
Diventa utile acquisire ogni elemento informativo, atto ad individuare gli effettivi titolari delle imprese e verificare la sussistenza o meno di cointeressenze di soggetti legati ad associazioni criminali mafiose, l’impegno ad inserire nei bandi di gara l’obbligo per le imprese interessate di comunicare i dati relativi alle società e alle imprese chiamate a realizzare a qualunque titolo l’intervento, anche con riferimento ai loro assetti societari ed a eventuali successive variazioni. 
L’obbligo, per le imprese esecutrici a vario titolo di lavori, servizi e forniture, della osservanza rigorosa delle disposizioni in materia di collocamento, igiene e sicurezza sul lavoro anche con riguardo alla nomina del responsabile della sicurezza, di tutela dei lavoratori in materia contrattuale e sindacale, specificando le spese per la sicurezza non sono soggette a ribasso d’asta, ponendo a carico della impresa aggiudicataria gli oneri finanziari per la vigilanza dei cantieri e procedendo, in caso di grave e reiterato inadempimento, alla risoluzione contrattuale e/o revoca dell’autorizzazione al subappalto…
Bisogna dire comunque, che proprio l’esperienza fatta in questi anni, con l’accompagnamento dei protocolli di legalità alla programmazione negoziata, ci conduce di rilevarne oggi limiti e incertezze, al fine di approntare una diversa e più qualificata strumentazione.
Spesso i protocolli di legalità sono stati vissuti soltanto come un fastidioso passaggio burocratico al fine di sbloccare le risorse, anziché strumenti veri e propri di contrasto alle infiltrazioni criminali.
Ma la domanda che prioritariamente deve essere posta è se lo strumento del protocollo di legalità sia o meno idoneo a contrastare la criminalità organizzata nel campo degli appalti e degli affidamenti…
La risposta purtroppo non è certamente positiva, in quanto l’impresa mafiosa non solo possiede una storia,  ma questa si è evoluta con il tempo…., sia nei rapporti umani che nelle relazioni territoriali nel contempo create. 
Possiede una sua storia nel aver eseguito appalti pubblici e privati e nel aver partecipato in associazioni temporanee, questo fa sì che diventa difficile se non impossibile, il lavoro svolto dagli ufficiali giudiziari ed investigativi, nel  avere certezza di aver individuato una eventuale impresa mafiosa…
Per questo è necessario che forze sociali ed istituzioni, che hanno compiti distinti, trovino un luogo di incontro, di monitoraggio e di riflessione, in grado di facilitare le politiche e le azioni di contrasto. Il protocollo di legalità può e deve essere il luogo nel quale le forze sociali e quelle preposte alla sicurezza, pur nella rigida separazione delle funzioni, dialogano. 
Ma il protocollo di legalità non può fermarsi a questo deve essere accompagnato da prescrizioni precise, deve divenire lo strumento che pianifica la politica di prevenzione, che accompagna, attraverso specifiche misure, le determinazioni delle Amministrazioni per metterle in grado di riconoscere l’impresa buona e distinguerla da quella cattiva…
E’ necessario, innanzitutto, che il responsabile del protocollo di legalità sia il Prefetto, e questo perché è proprio in quella figura che si riassume il coordinamento delle forze dell’ordine e delle diverse organismi istituzionali operanti nel territorio…
Evidentemente deve essere anche sede di verifica dell’attuazione delle leggi in vigore: legge quadro sui lavori pubblici, per quanto attiene i subappalti, le forniture con posa in opera, i cottimi e i noli a freddo ed a caldo, le sub forniture, strumenti particolarmente vulnerabili alle infiltrazione mafiose…
Il primo momento riguarda il rapporto con la stazione appaltante; attraverso il bando di gara, infatti, la stazione appaltante deve essere messa nelle condizioni di percepire la natura dell’impresa che partecipa e che, eventualmente, diverrà aggiudicataria dei lavori.
Ed allora è necessario, oltre i requisiti previsti dalla legge, richiedere copia dei modelli 770 degli ultimi 3 anni per verificare la storia contributiva dell’azienda e, in raccordo con l’INPS, l’esistenza di verbali di contestazione sulla regolarità contributiva, sempre degli ultimi tre anni.
Le stazioni appaltanti devono acquisire i DM10, che registrano la forza lavoro denunciata ed, ad ogni stato di avanzamento dei lavori, i F24 che testimoniano i pagamenti effettuati realmente dall’impresa ai propri lavoratori. Tali richieste vanno estese, per il tramite degli appaltatori, anche ai subappaltatori e similari. Sarebbe utile, anche al fine di una esemplificazione del lavoro e della snellezza delle procedure, poter giungere alla realizzazione di un documento unico sulle regolarità contributive che possa rappresentare il riassunto delle certificazioni liberatorie in materia previdenziale, assicurativa e di attestazione della regolarità delle contribuzioni presso gli organismi paritetici.
Ogni protocollo di legalità dovrebbe contenere l’indicazione di un gruppo di lavoro in cui INPS INAIL e Guardia di Finanza svolgano un’attività sinergica.
Così come è necessario pretendere chiarezza sul ruolo delle stazioni appaltanti, ed ovviamente dell’appaltatore, sul controllo delle tipologie di lavoro scorporate attraverso subappalti e contratti derivati. Non v’è dubbio, infatti, che proprio nel cosiddetto “contratto derivato” si nasconda l’insidia della criminalità organizzata, non si tratta di criminalizzare il subappalto, ma di sapere che proprio in questo delicato passaggio è necessario il massimo rigore nel rispetto delle leggi e delle procedure, sia da parte dell’appaltatore che della stessa stazione appaltante, cui peraltro sono affidati poteri autorizzativi. 
E’ necessario che le stazioni appaltanti trasmettano in modo costante al Prefetto tutte le informazioni di cui dispongono e le autorizzazioni concesse sulle imprese ed i fornitori impegnati nella realizzazione dell’opera.
Naturalmente analogo ruolo dovrebbe essere svolto, sempre agli ordini del Prefetto, nei controlli antimafia. Anche su questo punto è necessario rivolgere la necessaria attenzione sia all’impresa che al cantiere. E’ necessario, dunque, che oltre ai dovuti controlli all’impresa per quanto attiene la storia giudiziaria dei proprietari, dei consigli di amministrazione, dirigenti e loro parenti, e sui passaggi di proprietà, le eventuali fusioni societarie, attraverso i soggetti che hanno nel tempo dato luogo alla storia “giuridica” dell’impresa, volgere l’attenzione al cantiere: chi sono i fornitori ed i subappaltatori, quali subappalti e forniture possono essere definiti anomali. E’ necessaria una particolare attenzione al sistema, totalmente discrezionale, delle forniture e sub forniture. E’ un passaggio assai delicato perché è quello maggiormente esposto a infiltrazioni, appunto perché privo di controlli ed autorizzazioni. La stazione appaltante deve conoscere le modalità di affidamento delle forniture e delle sub forniture, a partire dalle imprese invitate e dalle valutazioni economiche che stanno alla base delle aggiudicazioni. Sarebbe necessario fissare un numero minimo di imprese da invitare, proprio per tentare di rompere quelle situazioni assai diffuse di monopolio tipiche della “programmazione mafiosa” dell’economia. 
Il gruppo, sempre costituito all’interno del protocollo di legalità e formato esclusivamente dalle forze dell’ordine, dovrebbe svolgere questo ruolo sin dalla fase dell’aggiudicazione dell’appalto, in costante riferimento con il responsabile unico del procedimento.
Questa strumentazione ci sembra necessaria poiché i controlli esercitati attraverso le certificazioni antimafia, comunque denominate nel corso degli anni, non hanno dato risposta sin qui alle domande che si sono poste ed hanno riguardato solo una parte della vita del cantiere e soprattutto sono state indirizzate a colpire alcune imprese rispetto ad altre, un’accanimento perpetrato in maniera chirurgica, per togliere lavori assegnati e per non fare crescere quelle imprese che dimostrano di essere capaci sotto il profilo tecnico-logistico e lavorativo. 
L’esperienza di questi anni suggerisce, inoltre, la possibilità di istituire, anche dei colloqui informali con i rappresentanti delle forze dell’ordine, cui sia imprenditori che forze sociali possono rivolgersi per segnalare, al di fuori dell’ufficialità e dei rischi che purtroppo comportano, eventuali fenomeni di infiltrazioni criminali.
Questo lavoro, dovrà permettere non solo di prevenire e reprimere eventuali infiltrazioni, ma di monitorare, attraverso gli interventi proposti, le situazioni a rischio, decidere approfondimenti ed ispezioni, consentire un più penetrante e specifico controllo di legalità sulle situazioni ritenute sospette. E’ necessario, insomma, provare a distinguere l’impresa buona da quella cattiva, l’impresa mafiosa da quella che subisce l’intimidazione mafiosa, per garantire competizione e sviluppo del libero mercato e contrastare le forme di monopolio che la cultura economica mafiosa persegue come indirizzo fondamentale al fine di garantire gli interessi illeciti.
Il Mezzogiorno in particolare, si trova oggi a dover subire a causa di controlli effettuati in maniera superficiale da parte degli organi di controllo, ad avere bloccati grandi opere infrastrutturali che hanno già ottenuto il parere favorevole per la loro realizzazione, ma soprattutto l’ingiusta assegnazione di questi lavori ad imprese amiche del Nord Italia, che ottenuti gli appalti, provvedono a subappaltare con prezzi fuori mercato, alle imprese locali…
Già da un lato si vuole realizzare sviluppo e ricchezza attraverso le imprese locali ed invece con la “scusa” della legalità si permette che i profitti vengano riportati al Nord Italia…