Buongiorno,
a volte ho limpressione che i nostri politici siano degli inetti o, quantomeno, impreparati, soprattutto quando si tratta di affrontare problemi di carattere globale.
Poi leggo alcuni post o dichiarazioni di illustri leader mondiali, e comincio a pensare che, alla fine, lignoranza sia la madre di tutti i mali che affliggono la nostra societ.
Prendiamo, ad esempio, le recenti dichiarazioni di Donald Trump sulla Striscia di Gaza.
Lidea di trasformare Gaza in una sorta di localit di villeggiatura, mentre il popolo palestinese vive una delle tragedie pi profonde della sua storia, non solo irrealistica, ma anche profondamente insensibile…
Migliaia di persone sono senza casa, senza accesso a servizi di base, vivono in condizioni disumane. Pensare di risolvere tutto con un progetto edilizio o turistico una visione miope che ignora le radici del conflitto e le sofferenze di un intero popolo.
vero, il popolo palestinese ha bisogno di trovare una propria identit e di costruire un futuro di pace e stabilit. Ma questo non pu avvenire sotto la minaccia di gruppi armati come Hamas, che, pur presentandosi come difensori della causa palestinese, hanno spesso contribuito a perpetuare il ciclo di violenza e sofferenza. La libert e la democrazia non si costruiscono con le armi, ma attraverso il dialogo, la cooperazione e il rispetto dei diritti umani.
C bisogno di una vera e propria indipendenza da tutte quelle forze rivoluzionarie che, invece di favorire lo sviluppo di una societ libera e giusta, alimentano odio e divisioni. Un Paese che vuole raggiungere un proprio status nella comunit internazionale non pu farlo attraverso la violenza, ma deve puntare sulla diplomazia, sullistruzione e sulla costruzione di istituzioni solide e trasparenti.
Non si pu pensare di combattere per sempre. Arriva un momento in cui le parole devono avere il sopravvento sulle armi, altrimenti si resta prigionieri di un ciclo infinito di oppressione e vendetta. Chi detiene il potere, sia esso politico, militare o economico, ha la responsabilit di agire con saggezza e lungimiranza, non con coercizione e forza bruta.
tempo che i palestinesi riprendano in mano le proprie vite, lottando non solo contro loccupazione esterna, ma anche contro chi, allinterno, li strumentalizza per interessi personali o ideologici. Donne, bambini e intere famiglie sono spesso lasciati in balia di un destino crudele, utilizzati come pedine in un gioco politico che non tiene conto della loro dignit e dei loro diritti.
Certo, immaginare Gaza come un luogo prospero e pacifico, dove i palestinesi possano vivere in condizioni dignitose, sarebbe meraviglioso. Ma questa visione non pu restare unutopia. Negli anni, miliardi di dollari sono stati inviati nella regione, sia dalla comunit internazionale che dai Paesi arabi. Eppure, questi fondi non sono stati utilizzati per costruire scuole, ospedali o infrastrutture, ma per finanziare tunnel, armi e missili. Una scelta scellerata che ha alimentato ulteriore odio e distruzione, lasciando Gaza in macerie.
Oggi ci troviamo di fronte a una terra devastata, dove persino ripulire le macerie richieder anni. E mentre il mondo guarda, ci si chiede: quando finir questa spirale di violenza? Quando si capir che la vera forza non sta nella distruzione, ma nella costruzione di ponti, nel dialogo e nella riconciliazione?
Il popolo palestinese merita di pi. Merita un futuro in cui i bambini possano crescere senza paura, in cui le donne possano vivere con dignit e in cui gli uomini possano costruire un Paese libero e prospero. Ma questo futuro non arriver finch prevarr la logica della guerra e dellodio.
Forse arrivato il momento di smettere di guardare alla Palestina (e a Israele) solo attraverso le lenti del conflitto e di iniziare a pensare a soluzioni concrete, che mettano al centro le persone e i loro diritti. Perch, in fondo, la pace non un sogno irrealizzabile, ma una scelta che richiede coraggio, umanit e volont di cambiare.